Il Centro Spaziale della Guyana diventa l’hub europeo dei piccoli lanciatori del NewSpace

Rendering del nuovo complesso ELM del Centro Spaziale della Guyana, progettato per ospitare i piccoli lanciatori europei del NewSpace.
Rendering del complesso ELM del Centro Spaziale della Guyana, la nuova infrastruttura sviluppata dal CNES per ospitare più operatori europei di piccoli lanciatori nell’ambito della strategia NewSpace. Credito: CNES

Il Centro Spaziale della Guyana (CSG) cambia modello industriale e apre una nuova fase per l’accesso europeo allo spazio. La trasformazione dello spazioporto gestito dal CNES consentirà ai piccoli lanciatori privati di operare dalla principale base di lancio europea, ampliando la capacità del continente di rispondere alla crescente domanda di servizi di lancio e affiancando l’attività dei programmi Ariane 6 e Vega-C.

Si tratta di un’evoluzione che va oltre la semplice realizzazione di nuove infrastrutture. Per decenni il CSG è stato progettato per sostenere principalmente i grandi programmi istituzionali europei. L’insediamento di più operatori privati introduce invece un modello multi-operatore pensato per accompagnare la crescita del NewSpace europeo e rendere lo spazioporto più flessibile, efficiente e competitivo.

Il Centro Spaziale della Guyana apre le porte ai nuovi operatori europei

La trasformazione interessa due aree storiche dello spazioporto.

L’ex sito Diamant è stato riconvertito nel Multi-Launcher Launch Complex (ELM), destinato a ospitare lanciatori a due o tre stadi per missioni in orbita terrestre bassa con satelliti fino a 1.500 chilogrammi. Il complesso accoglierà cinque aziende europee: ISAR Aerospace, Rocket Factory Augsburg (RFA), PLD Space, Latitude e Sirius Space, selezionata più recentemente.

L’ex complesso Soyuz, ribattezzato ELM2, sarà invece utilizzato dalla francese MaiaSpace, con la possibilità di ospitare successivamente un ulteriore operatore.

Alla base del progetto vi è un modello di sviluppo che distingue chiaramente le responsabilità tra soggetto pubblico e imprese private. Il CNES, proprietario dello spazioporto, realizza le infrastrutture comuni – reti tecnologiche, servizi e sistemi condivisi – mentre ciascun operatore sviluppa e gestisce autonomamente la propria area di lancio, gli edifici di integrazione e il centro di controllo dedicato.

Come ha spiegato Olivier Bugnet, responsabile del progetto per l’accoglienza dei lanciatori privati presso il CNES, l’agenzia ha investito diverse decine di milioni di euro, con il sostegno del programma Francia 2030, per realizzare le infrastrutture necessarie alla nuova configurazione dello spazioporto.

Un’infrastruttura progettata per sostenere la crescita del NewSpace

L’apertura del Centro Spaziale della Guyana riflette una trasformazione più ampia dell’industria spaziale europea. Negli ultimi anni la crescita del mercato dei piccoli satelliti e delle costellazioni ha favorito la nascita di numerose imprese impegnate nello sviluppo di nuovi vettori. Per queste aziende, poter contare su uno spazioporto europeo dedicato rappresenta un fattore importante per aumentare la frequenza dei lanci e ridurre la dipendenza da infrastrutture esterne al continente.

Nel nuovo assetto operativo il CNES continuerà a svolgere le funzioni strategiche dello spazioporto, mantenendo la responsabilità della sicurezza delle operazioni a terra, dei sistemi radar e di telemetria, della gestione delle infrastrutture condivise e della sicurezza del volo durante le prime fasi del lancio. Gli operatori saranno invece responsabili delle attività direttamente collegate ai rispettivi vettori, comprese l’integrazione dei carichi utili, l’assemblaggio e il rifornimento.

Secondo Guillain Binel, vicedirettore delle operazioni e delle risorse tecniche del CSG, dopo la fase iniziale del volo gli operatori potranno organizzare autonomamente il tracciamento dei propri lanciatori attraverso reti di stazioni dedicate, contribuendo così al contenimento dei costi operativi.

L’obiettivo è aumentare significativamente la capacità dello spazioporto, passando dagli attuali circa dieci lanci all’anno a quaranta missioni o più. La pianificazione dei lanci rimarrà affidata al CNES, che, in base agli accordi con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), continuerà a garantire la priorità ai programmi Ariane 6 e Vega-C.

Parallelamente, il nuovo centro operativo consentirà di ridurre il tempo necessario per riconfigurare un complesso di lancio tra una missione e la successiva, portandolo da otto a cinque giorni. Lo spazioporto dovrà inoltre prepararsi a supportare il rientro di primi stadi riutilizzabili, una capacità destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nell’evoluzione dei sistemi di lancio.

Tra i primi operatori a utilizzare il nuovo complesso ELM sarà PLD Space, che prevede di effettuare entro la fine dell’anno il lancio inaugurale del proprio vettore Miura 5 dalla Guyana francese.

Accanto alle attività commerciali, il sito ospiterà anche Callisto, il dimostratore di primo stadio riutilizzabile sviluppato congiuntamente da CNES, DLR e JAXA, destinato a sperimentare tecnologie di recupero e riutilizzo attraverso una campagna di circa dieci voli sperimentali.

La riconversione del Centro Spaziale della Guyana rappresenta uno dei più importanti interventi infrastrutturali nel settore europeo dei lanci degli ultimi anni. Se il modello multi-operatore raggiungerà gli obiettivi di frequenza e competitività fissati dal CNES, il CSG potrà consolidare il proprio ruolo di infrastruttura strategica per sostenere la crescita del NewSpace europeo e rafforzare l’autonomia dell’Europa nell’accesso allo spazio.

Fonte dati: CNES

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.