CORINE Land Cover 2024, pubblicato il nuovo accounting layer dopo 35 anni di monitoraggio europeo

Cronologia di CORINE Land Cover dal programma CORINE del 1985 a CLC 2018 con Sentinel-2, nel contesto dell’aggiornamento CORINE Land Cover 2024
Le principali tappe di CORINE Land Cover: dal lancio del programma CORINE nel 1985 all’integrazione in Copernicus e all’utilizzo delle immagini Sentinel-2 per CLC 2018. Fonte: Unione europea, Copernicus Land Monitoring Service/AEA.

L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha pubblicato il 2 settembre 2026 il nuovo CORINE Land Cover 2024 accounting layer, aggiornando al 2024 la serie utilizzata per le analisi statistiche coerenti dei cambiamenti nella copertura del suolo europeo. Il rilascio segna una nuova tappa per un sistema che, in 35 anni, è passato da progetto di armonizzazione ambientale a riferimento informativo utilizzato nell’ecosistema Copernicus.

L’accounting layer non coincide tuttavia con l’intero inventario CLC 2024. Il ciclo di aggiornamento comprende anche lo status layer 2024, il CLC-Change 2018–2024 e una revisione dello status layer 2018. La documentazione CLMS precedente indicava nel 2026 il rilascio dello status layer; allo stato delle fonti ufficiali verificate, è quindi opportuno distinguere il dataset contabile già pubblicato dall’insieme dei prodotti che costituiscono l’aggiornamento paneuropeo CLC 2024.

L’aggiornamento riguarda un’infrastruttura informativa estesa a 39 Paesi europei e a una superficie superiore a 6 milioni di chilometri quadrati. Il suo valore risiede soprattutto nella disponibilità di una base comune attraverso cui leggere in maniera armonizzata la copertura e l’uso del suolo e le loro trasformazioni nel tempo.

Numerosi prodotti e servizi europei utilizzano infatti CLC direttamente oppure come dato ausiliario. Aggiornare questa rappresentazione del territorio significa quindi intervenire su uno dei riferimenti informativi impiegati in diverse attività operative di Copernicus.

CORINE Land Cover 2024 aggiorna il riferimento territoriale di Copernicus

La dimensione istituzionale di CLC emerge dalla sua stessa evoluzione. CORINE, acronimo di Coordination of Information on the Environment, nasce da un programma avviato dalla Commissione europea nel 1985 con l’obiettivo di raccogliere informazioni geografiche coerenti sullo stato dell’ambiente nei diversi Paesi europei.

Il primo inventario CORINE Land Cover ha il 1990 come anno di riferimento; la prima mappa ufficiale venne pubblicata nel 1994, dopo un lungo lavoro di coordinamento internazionale. Il lavoro pose le basi di una nomenclatura comune composta da 44 classi, organizzate gerarchicamente su tre livelli. Una scelta metodologica che permetteva di rappresentare territori nazionali differenti attraverso uno stesso linguaggio cartografico.

Con CLC 2000 aumentò la copertura geografica, includendo nuovi Stati membri dell’Unione europea e Paesi candidati. Cambiò anche il metodo di aggiornamento: le variazioni rispetto al 1990 vennero mappate e integrate nel precedente livello relativo allo stato del territorio, correggendo contemporaneamente eventuali classificazioni errate.

La trasformazione decisiva arrivò negli anni successivi. La crescente domanda europea di dati ambientali rese progressivamente insufficiente un modello basato su singoli progetti. La produzione di CLC 2006 venne così inserita nel Global Monitoring for Environment and Security (GMES), il programma che avrebbe preceduto Copernicus, avviando il passaggio verso un servizio istituzionalizzato di monitoraggio territoriale coordinato dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).

Quando venne realizzato CLC 2012, l’inventario era ormai una componente operativa di Copernicus e la copertura era stata standardizzata su 39 Paesi. L’edizione completa precedente, CLC 2018, ha compiuto un ulteriore passaggio sfruttando dati satellitari provenienti da Sentinel-2 e Landsat 8.

Questa continuità temporale è una delle caratteristiche centrali del sistema. La possibilità di confrontare informazioni armonizzate raccolte in periodi differenti permette di osservare trasformazioni del territorio che difficilmente potrebbero essere valutate attraverso dataset nazionali costruiti con criteri non omogenei.

Un dataset condiviso tra territorio, emergenze e atmosfera

L’integrazione raggiunta da CORINE Land Cover nell’architettura Copernicus emerge soprattutto dalla varietà dei servizi che ne utilizzano i dati.

Nel Copernicus Land Monitoring Service (CLMS), che produce CLC, l’inventario contribuisce a diverse componenti del portafoglio di monitoraggio terrestre, comprese quelle dedicate a foreste e copertura arborea, terreni coltivati, praterie, acqua e umidità. CLC viene inoltre utilizzato come input ausiliario in processi di classificazione e controllo della coerenza e contribuisce a prodotti dedicati ad aree costiere e altri territori di interesse ambientale.

Un ulteriore utilizzo riguarda l’European Ground Motion Service (EGMS). In questo caso CLC supporta la produzione e il controllo di qualità delle misurazioni del movimento del terreno, aiutando a verificarne la coerenza con le caratteristiche della superficie. Consente inoltre di escludere contesti, come alcune zone umide o agricole, nei quali variazioni naturali della superficie potrebbero essere interpretate come effettivi spostamenti del suolo.

L’utilità di una classificazione territoriale comune diventa ancora più evidente quando l’analisi passa dal monitoraggio ordinario alla gestione del rischio. Il Copernicus Emergency Management Service (CEMS) utilizza CLC nei propri prodotti geospaziali per integrare informazioni sulla copertura del territorio nelle valutazioni precedenti e successive agli eventi estremi.

Nel caso degli incendi, queste informazioni permettono, tra le altre applicazioni, di identificare quali categorie di territorio siano esposte o siano state effettivamente interessate dalle fiamme. In una recente attivazione relativa a un grande incendio in Sardegna, i dati CLC sono stati utilizzati per raggruppare i terreni classificati come aree artificiali e costruire attorno a essi un buffer di 100 metri. L’area così individuata è servita per valutare l’esposizione di edifici, strade e aree naturali protette in differenti scenari di vento.

Anche l’European Forest Fire Information System (EFFIS) utilizza CORINE Land Cover per determinare le categorie di copertura e uso del suolo interessate dal pericolo o dalle superfici bruciate. L’adozione di una classificazione armonizzata consente di rendere confrontabili le valutazioni tra Paesi e regioni europee.

CLC entra inoltre nel monitoraggio atmosferico. Il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) utilizza le informazioni sulla copertura del suolo negli inventari regionali delle emissioni per distribuire territorialmente le emissioni nazionali secondo le caratteristiche delle diverse aree. Zone industriali, tessuti urbani, foreste e terreni agricoli presentano infatti profili differenti, che devono essere rappresentati nei modelli.

Le informazioni territoriali contribuiscono anche ai modelli regionali di trasporto chimico utilizzati nelle previsioni CAMS, permettendo di rappresentare meglio le interazioni fra superficie e atmosfera: dalla deposizione degli inquinanti al rilascio di composti naturali e aeroallergeni, fino alla formazione di particelle aerodisperse di origine naturale.

Il rilascio dell’accounting layer CLC 2024 aggiorna quindi una componente di un sistema che nel corso di oltre tre decenni ha assunto una funzione diversa da quella di un semplice prodotto cartografico. La sua rilevanza risiede nella capacità di fornire a servizi, amministrazioni e sistemi di modellizzazione un riferimento territoriale comune, mantenuto secondo criteri condivisi su scala europea.

È anche in questa funzione che si misura il significato istituzionale della continuità di CORINE Land Cover. L’osservazione satellitare produce quantità crescenti di informazioni, ma trasformarle in strumenti utilizzabili dalle politiche pubbliche richiede classificazioni coerenti, serie storiche confrontabili e procedure condivise. Copernicus ha progressivamente incorporato CLC proprio all’interno di questa architettura.

L’aggiornamento 2024 porta questa continuità in una nuova fase. In un contesto europeo nel quale monitoraggio ambientale, adattamento climatico e gestione dei rischi richiedono informazioni sempre più interoperabili, CORINE Land Cover rappresenta una componente meno visibile ma essenziale dell’infrastruttura europea di osservazione della Terra: non soltanto acquisire dati dallo spazio, ma costruire nel tempo un linguaggio comune con cui interpretarli.

Fonte dati: Unione Europea

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