
Per oltre trent’anni gli astronomi hanno individuato oltre 6.000 esopianeti al di fuori del Sistema solare, ma nessuna esoluna era mai stata identificata con evidenze convincenti. Uno studio pubblicato su Nature presenta ora quella che i ricercatori definiscono la prima solida evidenza osservativa dell’esistenza di un possibile esosatellite nel sistema CD-35 2722, ottenuta grazie alle osservazioni del Very Large Telescope (VLT) dell’European Southern Observatory (ESO).
Il risultato, firmato da un gruppo di ricerca dell’Universidad Diego Portales, dell’ESO e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), rappresenta un passo importante nello studio dei sistemi planetari extrasolari. Oltre ad ampliare il catalogo degli oggetti osservabili oltre il Sistema solare, la scoperta potrebbe contribuire a comprendere meglio i processi di formazione ed evoluzione di pianeti, nane brune e satelliti naturali.
Un sistema che sfida la distinzione tra pianeti, stelle e lune
Il sistema CD-35 2722 presenta una configurazione particolarmente insolita. La stella principale possiede circa la metà della massa del Sole ed è accompagnata da una nana bruna, un oggetto troppo massiccio per essere classificato come pianeta ma troppo poco massiccio per sostenere le reazioni nucleari tipiche delle stelle.
Secondo lo studio, attorno alla nana bruna orbiterebbe un corpo gassoso con una massa almeno paragonabile a quella di Giove. Pur avendo caratteristiche che, nel Sistema solare, porterebbero a definirlo un pianeta, questo oggetto orbita attorno a una nana bruna e non direttamente a una stella. Per questo motivo gli autori preferiscono il termine esosatellite, anche se, dal punto di vista divulgativo, viene spesso indicato come esoluna.
«Il satellite che riportiamo è un gigantesco corpo gassoso che orbita attorno a un compagno estremamente massiccio, esso stesso con una massa pari a diverse volte quella di Giove», spiega Alice Zurlo, professoressa dell’Universidad Diego Portales, direttrice del team Millennium Nucleus of Young Exoplanets and their Moons (YEMS), associata INAF e coautrice dello studio.
«Nel Sistema solare esiste una netta distinzione tra i pianeti e il Sole, quindi definire oggetti come le lune è semplice. Nel sistema CD-35 2722, dove i confini tra stelle, pianeti e lune diventano sfumati, l’intero quadro risulta molto più complesso da descrivere. Per quanto esotico possa apparire, questo sistema è davvero unico e rappresenta una svolta: la prima rilevazione plausibile di un esosatellite.»
Le osservazioni del VLT rafforzano le evidenze dell’esoluna
Per studiare il sistema, il team ha utilizzato CRIRES+, lo spettrografo installato sul Very Large Telescope, applicando il metodo delle velocità radiali, la stessa tecnica che negli anni Novanta consentì la scoperta del primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole.
In questo caso gli astronomi hanno misurato le minuscole oscillazioni della nana bruna provocate dalla presenza del corpo in orbita. Le caratteristiche del sistema hanno reso possibile ottenere dati particolarmente affidabili, rafforzando l’ipotesi dell’esistenza dell’esosatellite.
«Questo è uno dei sistemi più adatti a cui applicare questa tecnica», osserva Silvano Desidera, ricercatore dell’INAF di Padova e coautore dello studio. «Per effettuare misure di velocità radiali della nana bruna abbiamo bisogno che gli spettri non siano fortemente contaminati dalla stella centrale, molto più brillante. Il caso di CD-35 2722 è ideale perché la stella ha una massa ridotta e la nana bruna è ben separata da essa nel cielo.»
Il risultato distingue questa ricerca dai precedenti tentativi di individuare satelliti extrasolari, che finora avevano prodotto soltanto indizi senza raggiungere un livello di evidenza comparabile.
L’ELT potrebbe estendere la ricerca alle esolune più piccole
L’importanza della scoperta non riguarda soltanto il sistema CD-35 2722. Individuare esolune in altri sistemi planetari permetterebbe infatti di comprendere meglio come si formano ed evolvono pianeti, nane brune e i loro satelliti naturali.
Solo pochi mesi fa osservazioni del sistema HD 206893, effettuate con il Very Large Telescope Interferometer, avevano suggerito la possibile presenza di un satellite, senza però raggiungere una conferma osservativa altrettanto solida. In quel caso la maggiore luminosità della stella centrale limitava l’efficacia della tecnica delle velocità radiali.
Le prospettive potrebbero cambiare con l’entrata in funzione dell’Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO, dotato di uno specchio da 39 metri e di strumenti di nuova generazione, tra cui lo spettrografo ANDES, a guida italiana.
«Questa scoperta apre il percorso verso la rivelazione di esosatelliti più simili a quelli del Sistema solare», conclude Desidera. «La maggiore risoluzione angolare dell’ELT e la precisione dello spettrografo ANDES permetteranno di applicare questa tecnica a un numero crescente di pianeti e nane brune, aumentando la sensibilità necessaria per individuare esolune ed esosatelliti sempre più piccoli.»
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










