Telescopio Nazionale Galileo, 30 anni: il TNG cerca il suo ruolo nell’astronomia di nuova generazione

Telescopio Nazionale Galileo all’osservatorio del Roque de los Muchachos a La Palma
Il Telescopio Nazionale Galileo, situato a circa 2.400 metri di quota nell’osservatorio del Roque de los Muchachos, a La Palma, celebra nel 2026 trent’anni di attività. Credito: INAF

Il Telescopio Nazionale Galileo (TNG) arriva ai trent’anni con una questione che va oltre la celebrazione dei risultati scientifici raggiunti: come mantenere competitiva un’infrastruttura inaugurata nel 1996 mentre l’astronomia entra nell’era di osservatori e missioni di nuova generazione. Nuova strumentazione, aggiornamento tecnologico e programmi osservativi saranno decisivi per definire il ruolo futuro del principale telescopio ottico della comunità astronomica italiana.

È questo uno dei temi centrali delle celebrazioni in programma dal 22 al 24 settembre 2026 a La Palma, nelle Isole Canarie. Il convegno “Thirty Years of the Telescopio Nazionale Galileo – Celebrating Past, Present and Future of the Largest Italian Optical Telescope” riunisce ricercatori, tecnici e rappresentanti istituzionali per ripercorrere tre decenni di attività, ma soprattutto per discutere la collocazione del TNG nel panorama astronomico dei prossimi anni.

La prospettiva è particolarmente significativa perché intorno al telescopio non si è sviluppata soltanto attività osservativa. Il TNG è stato anche una piattaforma per sperimentare strumenti e tecnologie, costruire competenze e formare ricercatori destinati a operare su infrastrutture sempre più complesse.

Situato a circa 2.400 metri di quota nell’osservatorio del Roque de los Muchachos e dotato di uno specchio primario da 3,58 metri, dal 2005 il telescopio è gestito dalla Fundación Galileo Galilei, Fundación Canaria (FGG) per conto dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Telescopio Nazionale Galileo, trent’anni di strumentazione: HARPS-N e la ricerca sugli esopianeti

Inaugurato il 29 giugno 1996, il TNG ha accompagnato l’evoluzione dell’astronomia italiana in campi che vanno dagli esopianeti alla fisica stellare, dagli ammassi ai transienti, fino ai piccoli corpi del Sistema solare e ai nuclei galattici attivi.

Una parte rilevante di questa capacità scientifica deriva dalla strumentazione installata nel corso degli anni. SiFAP2, NICS, DOLORES e GIANO-B sono strumenti interamente italiani, mentre HARPS-N nasce da una collaborazione internazionale.

Proprio HARPS-N rappresenta uno degli esempi più significativi del rapporto tra tecnologia e risultati scientifici costruito intorno al TNG. Lo spettrografo è stato progettato per la ricerca e la caratterizzazione dei pianeti extrasolari attraverso la misura della velocità radiale delle stelle ospiti, contribuendo a fare dello studio degli esopianeti uno dei settori distintivi dell’attività del telescopio.

La produzione scientifica restituisce la dimensione del percorso compiuto. Secondo Adriano Ghedina, direttore del TNG dal 2022, in trent’anni i dati del telescopio hanno contribuito a oltre 1.800 articoli scientifici, oltre che a decine di tesi di dottorato e collaborazioni internazionali.

«Il Telescopio Nazionale Galileo segna un prima e un dopo nella storia dell’astronomia italiana, perché è stato il primo grande progetto nazionale che ha fatto uscire gli astronomi dalle loro specole per perseguire un obiettivo comune», sottolinea Ghedina. «Credo che gli oltre 1800 articoli scientifici e le decine di tesi dottorali pubblicati con dati del TNG in questi 30 anni, oltre alle collaborazioni internazionali e all’affetto generalizzato di cui gode il nostro telescopio, rispecchino il sogno di chi ha iniziato questo progetto negli anni ’70».

Il valore tecnologico dell’infrastruttura emerge anche dalle parole di Roberto Ragazzoni, presidente dell’INAF, che definisce il TNG una «palestra di innovazione tecnologica» e uno «stimolo all’industria», oltre che una piattaforma di formazione.

«Su questo telescopio abbiamo sperimentato tecnologie che oggi sono un punto di riferimento a livello mondiale», osserva Ragazzoni. Un’esperienza che comprende anche i limiti e le difficoltà fisiologiche dello sviluppo tecnologico: «In alcuni casi abbiamo sottostimato la complessità di dispositivi ingegnosi, in altri abbiamo sviluppato strumenti d’avanguardia che attendevano componenti arrivati solo anni dopo».

Il trentennale assume così anche il significato di un bilancio sulla capacità di un’infrastruttura scientifica di produrre competenze oltre ai risultati osservativi. Un aspetto rilevante in una fase nella quale la crescente complessità dei grandi osservatori rende tecnologie, strumentazione e capitale umano componenti sempre più interdipendenti.

Il ruolo del TNG nell’era delle infrastrutture di nuova generazione

La questione centrale per il prossimo ciclo del telescopio riguarda però il futuro. Il panorama nel quale il TNG dovrà operare sarà profondamente diverso da quello esistente al momento della sua inaugurazione.

Il programma del trentennale mette infatti in relazione il futuro del telescopio con nuove grandi infrastrutture e missioni come Extremely Large Telescope (ELT), PLATO, Habitable Worlds Observatory (HWO) ed Einstein Telescope. Progetti differenti per caratteristiche e obiettivi scientifici, ma indicativi della trasformazione tecnologica in corso nell’astronomia osservativa.

Il punto non sarà necessariamente competere sul terreno delle dimensioni. Per un telescopio della classe dei 3,5 metri, la capacità di mantenere una posizione scientificamente rilevante dipenderà anche dalla specializzazione della strumentazione, dalla possibilità di aggiornarla e dalla definizione di programmi osservativi capaci di valorizzarne le caratteristiche.

È su questo terreno che il trentennale guarda oltre il bilancio dei risultati ottenuti. Il workshop scientifico del 23 settembre, ospitato al Palacio Salazar di Santa Cruz de La Palma, affronterà sia l’evoluzione tecnologica e scientifica degli ultimi tre decenni sia le strategie attraverso cui il TNG potrà continuare a contribuire alla ricerca di frontiera. Tra le opzioni indicate figurano l’implementazione di nuova strumentazione, l’aggiornamento tecnologico e la definizione di nuovi programmi osservativi.

Non si tratta, sulla base delle informazioni disponibili, di un piano di ammodernamento già definito nei suoi singoli interventi, ma dell’individuazione delle direttrici attraverso le quali costruire la prossima fase operativa. Una distinzione importante: il trentennale apre il confronto sul futuro tecnologico del telescopio, più che annunciare un programma già consolidato.

«Il TNG continua a essere la nave ammiraglia dell’astronomia ottica e infrarossa italiana; l’abbiamo fatto noi e dobbiamo esserne orgogliosi», afferma Ghedina. Secondo il direttore, il telescopio è oggi «uno dei protagonisti mondiali nello studio dei pianeti extrasolari» e potrà rimanere competitivo nelle prossime sfide scientifiche con il sostegno delle istituzioni e della comunità.

È proprio questa transizione a rendere il trentesimo anniversario qualcosa di più di una ricorrenza. I 30 anni del Telescopio Nazionale Galileo permettono di osservare l’intero ciclo di vita di una grande infrastruttura scientifica: dalla progettazione alla costruzione, dalla produzione di conoscenza allo sviluppo di strumenti e competenze, fino alla necessità di aggiornarsi quando cambia l’ecosistema tecnologico nel quale opera.

Per il TNG, la sfida del prossimo decennio sarà quindi trasformare l’esperienza accumulata in una nuova fase tecnologica e osservativa. In un’astronomia caratterizzata da telescopi sempre più grandi e missioni spaziali sempre più specializzate, la sua rilevanza dipenderà dalla capacità di individuare gli ambiti nei quali strumentazione, programmi scientifici e competenze sviluppate in tre decenni possano continuare a produrre risultati complementari alle infrastrutture di nuova generazione.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.