
I test di vibrazione di Griffin-1 al Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA segnano una delle fasi decisive nella preparazione del lander al lancio verso la Luna. Le prove riproducono le sollecitazioni meccaniche che il veicolo dovrà sostenere durante il lancio, contribuendo a ridurre il rischio tecnico prima della missione.
A comunicare l’attività il 31 agosto è stata Voyager Technologies, che in un post su X ha spiegato che il vibration testing sottopone il veicolo alle forze che incontrerà durante il lancio, consentendo al team di verificarne la preparazione per il viaggio verso la Luna.
La distinzione è importante: il post documenta lo svolgimento dei test, ma non ne annuncia il completamento né certifica che Griffin-1 li abbia già superati. La milestone riguarda quindi l’avanzamento della campagna di qualifica ambientale, non ancora il suo esito.
I test di vibrazione di Griffin-1 al NASA JPL
Per un veicolo destinato alla superficie lunare, la capacità di operare nello spazio è soltanto una parte del problema ingegneristico. Prima di raggiungere la propria destinazione, l’hardware deve superare il lancio, durante il quale struttura, componenti e interfacce sono sottoposti a un ambiente meccanico particolarmente severo.
È qui che si colloca il lavoro in corso al NASA JPL. I test di vibrazione servono a verificare il comportamento del veicolo integrato rispetto alle sollecitazioni previste e costituiscono una componente della più ampia campagna di environmental testing.
Il percorso era stato delineato già a giugno, quando Astrobotic aveva presentato il lander completamente integrato nella propria sede di Pittsburgh prima del trasferimento al JPL. L’azienda aveva indicato i test ambientali come il passaggio successivo dopo anni di verifiche su componenti e sottosistemi, analisi, simulazioni e sviluppo di prototipi.
Ad agosto, la NASA aveva fornito un quadro più preciso dello stato della campagna: Griffin-1 aveva completato le verifiche delle proprietà di massa ed era impegnato nell’Environmental Test Laboratory del JPL in una serie di prove destinate a riprodurre le condizioni previste dal lancio fino alla discesa lunare. Una volta terminata questa fase, secondo la sequenza indicata dall’agenzia, il lander dovrà tornare alla struttura di Pittsburgh per l’assemblaggio finale e le successive operazioni di launch readiness prima del trasferimento a Cape Canaveral.
Il vibration testing comunicato da Voyager si inserisce dunque in un processo più ampio: non una prova isolata, ma uno dei passaggi attraverso cui un veicolo già integrato viene verificato prima di essere affidato al vettore.
Griffin-1 is getting a serious shakeout @NASAJPL. 🚀 Vibration testing puts the spacecraft through the forces it will experience during launch, helping our team make sure it’s ready for the journey to the Moon. $VOYG #AcceleratingtheAdvantage #MissionReady #Griffin1 pic.twitter.com/WbyIKoE5ZT
— Voyager Technologies (@voyagertech_) August 31, 2026
Griffin-1 porterà oltre 1.100 libbre di cargo verso il polo sud lunare
La rilevanza industriale della campagna di test emerge anche dalla missione assegnata al lander. Griffin-1 è destinato alla regione del polo sud lunare e trasporterà oltre 1.100 libbre di cargo, circa 500 chilogrammi, inclusa la piattaforma FLIP – FLEX Lunar Innovation Platform di Astrolab.
La missione comprende inoltre payload scientifici e dimostratori tecnologici della NASA. Secondo l’agenzia, cinque payload NASA saranno installati su FLIP e contribuiranno ad attività legate alla mobilità di superficie, alla dimostrazione di tecnologie e alle operazioni lunari di lunga durata.
Anche la fase terminale della discesa incorpora tecnologie rilevanti per l’autonomia del lander. Griffin utilizzerà un sistema di Hazard Detection Lidar, progettato per analizzare il terreno in tempo reale e individuare potenziali pericoli durante l’avvicinamento alla superficie. Il sistema opera insieme alla Terrain Relative Navigation (TRN), che confronta immagini acquisite durante la discesa con mappe di riferimento per determinare la posizione del veicolo. La NASA ha riferito che queste tecnologie sono state sottoposte a precedenti campagne di flight testing e integrate sul lander in preparazione della missione.
Il quadro rende più chiaro il significato dei test ambientali in corso: la verifica riguarda una piattaforma che dovrà non soltanto sopravvivere al lancio, ma trasportare un carico significativo, effettuare autonomamente la discesa e supportare una serie di dimostrazioni tecnologiche sulla superficie.
Dal programma CLPS alla nuova architettura lunare della NASA
Griffin Mission One nasce nell’ambito della Commercial Lunar Payload Services (CLPS), l’iniziativa attraverso cui la NASA acquista dall’industria servizi commerciali di trasporto di payload verso la superficie lunare. Griffin rappresenta una delle missioni previste per la regione del polo sud.
Nel corso del 2026 il programma ha assunto anche una collocazione più ampia nella strategia lunare statunitense. La NASA identifica la missione come Moon Base II e la inserisce tra le attività destinate a sviluppare capacità per operazioni sostenute sulla Luna. L’agenzia ha associato in particolare Griffin-1 alla maturazione delle tecnologie di mobilità che potranno contribuire alle future operazioni con veicoli lunari.
Per l’industria, questo passaggio attribuisce alla missione una funzione che va oltre la singola consegna di payload. Griffin viene sviluppato come lander di classe infrastrutturale, con l’obiettivo di dimostrare capacità di trasporto utilizzabili per rover, strumenti scientifici e altri sistemi destinati alla superficie.
Il lancio di Griffin-1 è pianificato per la fine del 2026, secondo l’aggiornamento pubblicato dalla NASA ad agosto.
Per la Space Economy, la campagna di Griffin-1 mette in evidenza un passaggio industriale centrale: qualificare lander commerciali di maggiore capacità e portarli fino alla readiness di lancio, condizione necessaria per sostenere servizi di trasporto e future infrastrutture sulla superficie lunare.
Il passaggio resta tuttavia subordinato alla capacità di eseguire con successo ogni segmento della missione. Per Griffin-1, la campagna ambientale in corso rappresenta precisamente uno di questi passaggi: verificare a terra che il veicolo integrato possa affrontare l’ambiente che incontrerà dal lancio alla Luna, prima che quella capacità debba essere dimostrata in volo.
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










