Starship, SpaceX punta a 456 lanci l’anno: il riutilizzo completo al centro del piano

Illustrazione del recupero dei due stadi SpaceX tramite torri di cattura, nel contesto del piano per 456 lanci Starship all'anno.
Rappresentazione concettuale del recupero di Super Heavy e Starship mediante torri di cattura. Il riutilizzo di entrambi gli stadi è un elemento centrale del modello operativo previsto da SpaceX. Credito: Joe Hansen su X

SpaceX punta a ottenere l’autorizzazione per effettuare fino a 456 lanci Starship all’anno da Starbase, in Texas, attraverso un’espansione operativa fondata sul riutilizzo dei due stadi del sistema Starship-Super Heavy. La proposta, sottoposta all’esame della Federal Aviation Administration (FAA), prevede anche un massimo di 912 atterraggi annuali. Un incremento che delinea un possibile modello industriale basato su veicoli riutilizzabili e operazioni di lancio ad alta frequenza.

Rispetto al limite attuale di 25 lanci annuali, la capacità massima richiesta sarebbe oltre 18 volte superiore. La documentazione pubblicata dalla FAA il 14 ottobre 2026 articola l’espansione in due fasi: la prima prevede fino a 100 lanci e 200 atterraggi all’anno, mentre la seconda arriverebbe a 456 lanci e 912 atterraggi.

I valori sono contenuti nell’avviso ufficiale pubblicato nel Federal Register e rappresentano soglie operative proposte, non autorizzazioni già concesse. La richiesta, richiamata anche da Joe Hansen in un post pubblicato su X il 18 ottobre 2026, evidenzia la portata dell’espansione prevista per il sito texano.

456 lanci Starship all’anno: il riutilizzo completo alla base del piano SpaceX

L’elemento industriale centrale della proposta è il rapporto tra frequenza dei lanci e riutilizzabilità dei vettori. Il sistema Starship comprende il booster Super Heavy, responsabile della prima fase di propulsione, e il veicolo superiore Starship, che prosegue il volo dopo la separazione.

Il recupero di entrambi gli stadi permetterebbe di effettuare più missioni con gli stessi mezzi, riducendo la necessità di produrre un nuovo vettore per ogni lancio. Il vantaggio economico dipenderebbe tuttavia anche dall’affidabilità dei componenti, dai tempi di manutenzione e dalla rapidità con cui i veicoli potrebbero tornare disponibili.

La riutilizzabilità completa rappresenta quindi una condizione tecnologica importante per sostenere frequenze operative elevate, ma il recupero di un veicolo non coincide automaticamente con la sua disponibilità per una nuova missione. Ispezioni, ricondizionamento e verifiche dei sistemi rimangono attività determinanti per l’organizzazione del ciclo operativo.

Il documento FAA indica che Starship e Super Heavy sono progettati per richiedere interventi limitati dopo il volo. La seconda fase dell’espansione viene associata a un programma tecnologicamente più maturo, capace di sostenere frequenze superiori a 100 lanci annuali, con un’implementazione prevista nell’arco di diversi anni.

Il passaggio a centinaia di operazioni annuali richiederebbe pertanto non soltanto veicoli recuperabili, ma anche infrastrutture, approvvigionamenti e processi di manutenzione adeguati a un utilizzo ripetuto dei mezzi.

Starbase, la FAA valuta un’espansione in due fasi

La FAA ha avviato la preparazione di un Programmatic Environmental Impact Statement (PEIS), uno studio programmatico di impatto ambientale destinato a valutare le conseguenze delle operazioni richieste da SpaceX presso Boca Chica, nel Texas meridionale.

L’esame riguarda l’incremento dei lanci e degli atterraggi, insieme alle aree previste per il rientro o la conclusione delle missioni. Sono considerate diverse modalità operative, tra cui l’atterraggio presso la base, l’ammaraggio controllato e la conclusione del volo senza recupero.

Un elemento significativo riguarda i 912 atterraggi annuali previsti nella seconda fase: secondo la documentazione, il limite si riferisce alle operazioni di atterraggio a Starbase indipendentemente dal luogo di partenza dei veicoli. Non equivale quindi necessariamente a 912 recuperi successivi ad altrettanti lanci effettuati dal sito texano.

La proposta distingue anche le condizioni temporali delle operazioni. Nella prima fase, lanci e atterraggi potrebbero svolgersi in qualsiasi giorno della settimana. Nella seconda, i lanci sarebbero limitati ai giorni dal lunedì al venerdì, pur potendo avvenire a qualsiasi ora.

La procedura ambientale prevede il coinvolgimento del pubblico e la raccolta di osservazioni sugli effetti delle attività proposte. La FAA ha fissato al 30 novembre 2026 il termine per presentare le osservazioni nell’ambito della consultazione preliminare, prevedendo inoltre incontri pubblici il 17, 18 e 19 novembre. L’avvio del PEIS costituisce una fase dell’iter di valutazione e non equivale al rilascio delle autorizzazioni operative necessarie per raggiungere i volumi richiesti.

Per la Space Economy, l’espansione proposta da SpaceX evidenzia il possibile passaggio da un modello di accesso allo spazio condizionato dalla produzione dei vettori a uno maggiormente dipendente dalla frequenza di riutilizzo degli stessi mezzi. Un’evoluzione che potrebbe incidere sulla disponibilità dei servizi di lancio e sulla struttura dei costi, senza che i numeri richiesti consentano, da soli, di quantificarne i benefici economici.

I 456 lanci annuali restano dunque una capacità massima proposta e sottoposta a valutazione. La sua eventuale realizzazione dipenderà dalla maturità tecnologica di Starship, dall’organizzazione industriale delle operazioni e dal completamento del percorso autorizzativo.

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Il team editoriale di Economia dello Spazio Magazine, il magazine di riferimento della Space Economy Made in Italy.