ESA e Starlab, intesa sul post-ISS per astronauti, ricerca e trasporto europeo

Firma dell’intesa tra ESA e Starlab per il futuro utilizzo europeo della stazione spaziale
ESA e Starlab durante la firma della Letter of Intent che definisce termini preliminari per un possibile futuro utilizzo europeo della stazione commerciale nel post-ISS. Credito: Starlab su X

L’Europa prepara la continuità delle proprie attività in orbita terrestre bassa oltre la Stazione Spaziale Internazionale, e lo fa iniziando a definire le condizioni con cui potrebbe utilizzare le future infrastrutture commerciali. ESA e Starlab hanno sottoscritto una Letter of Intent (LoI) che stabilisce termini preliminari per un possibile impiego europeo della futura stazione Starlab, dalle missioni astronautiche alla ricerca in microgravità, fino alle capacità di trasporto cargo e, in prospettiva, degli equipaggi.

L’intesa è stata firmata il 12 settembre 2026 a Parigi, a margine dell’International Space Summit, mentre Starlab ne ha rilanciato i contenuti il 23 settembre. Non costituisce ancora un contratto per l’acquisto di servizi né assegna a Starlab il ruolo di destinazione europea esclusiva dopo la ISS. Definisce, piuttosto, un quadro entro il quale approfondire gli aspetti tecnici, operativi e commerciali di una possibile collaborazione. Eventuali passi successivi dipenderanno dalle decisioni degli Stati membri dell’ESA.

È proprio questa natura preparatoria a rendere l’accordo significativo per la Space Economy. Con l’avvicinarsi della fine dell’attuale modello ISS, l’Europa deve stabilire non soltanto dove condurre in futuro esperimenti e missioni astronautiche in orbita bassa, ma anche attraverso quali servizi, infrastrutture e capacità di trasporto garantire continuità alle proprie attività.

Dalle missioni astronautiche ai laboratori: cosa prevede l’intesa tra ESA e Starlab

La LoI copre un perimetro più ampio del semplice accesso degli astronauti europei a Starlab. Il documento riguarda potenziali missioni ESA, operazioni europee e infrastrutture per l’utilizzo della stazione, oltre alla possibile prenotazione di volume e strutture destinate ai payload.

Il livello di dettaglio è rilevante. La capacità per gli esperimenti potrebbe essere assegnata per periodi di 30, 60, 90 o 180 giorni, mentre le attività di laboratorio considerate comprendono glovebox, sistemi di conservazione a temperatura controllata o ambiente, strutture di incubazione e habitat per piante, oltre ad altre funzioni scientifiche da identificare.

Si tratta di elementi che spostano il confronto da una generica disponibilità alla cooperazione verso l’esame delle modalità concrete con cui un’agenzia spaziale potrebbe diventare utilizzatrice di una piattaforma commerciale.

Il percorso, del resto, non parte da zero. Nel 2023 era già stato sottoscritto a Siviglia un Memorandum of Understanding dedicato alla futura collaborazione su Starlab. L’obiettivo era esplorare opportunità per missioni astronautiche, ricerca e attività europee nella LEO.

La nuova Letter of Intent restringe il campo su possibili condizioni di utilizzo. Marshall Smith, CEO di Starlab Space, ha descritto l’intesa come un passaggio verso un quadro più definito, basato su valutazioni tecniche, operative e commerciali.

La questione di fondo riguarda il modello con cui l’Europa intende mantenere una presenza nella Low Earth Orbit (LEO) quando la ISS non sarà più il fulcro delle attività umane e scientifiche in orbita bassa.

Per oltre vent’anni, gli astronauti europei hanno potuto svolgere attività scientifiche sulla ISS anche attraverso il laboratorio Columbus. Nel post-ISS, una parte di questa capacità potrebbe essere acquistata come servizio presso operatori commerciali, modificando il rapporto tra agenzie pubbliche e infrastrutture orbitali.

La strategia esplorata dall’ESA non coincide tuttavia con una scelta esclusiva di Starlab. Lo stesso direttore generale dell’Agenzia, Josef Aschbacher, ha precisato che la cooperazione viene valutata «on a non-exclusive basis» e che ogni ulteriore decisione sarà guidata dagli Stati membri. Nello stesso giorno della firma con Starlab, ESA ha infatti sottoscritto anche un Memorandum of Understanding con Axiom Space per esplorare opportunità di cooperazione nella LEO post-ISS.

Questo elemento amplia la lettura industriale dell’accordo. ESA sta preparando opzioni per un ambiente orbitale nel quale più operatori commerciali potrebbero offrire capacità di ricerca, permanenza degli astronauti e altri servizi alle agenzie pubbliche. Per l’Europa, la questione diventa quindi anche quella di definire il proprio ruolo nella catena del valore: semplice cliente di infrastrutture esterne oppure soggetto capace di affiancare all’acquisto di capacità orbitali tecnologie, servizi e sistemi di trasporto sviluppati dalla propria industria.

Starlab presenta, sotto questo profilo, una dimensione europea già incorporata nella propria struttura industriale. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Voyager Space e Airbus e punta a offrire una piattaforma commerciale destinata ad agenzie, ricerca e clienti privati.

Il nodo strategico del trasporto europeo verso la LEO

Uno dei passaggi più significativi della LoI riguarda infatti ciò che accade prima di raggiungere la stazione. Il documento contempla il possibile utilizzo di future capacità europee di trasporto cargo e crew, collegando così il dossier delle stazioni commerciali al tema dell’autonomia europea nell’accesso all’orbita bassa.

Il collegamento con il cargo è particolarmente concreto. Il 10 settembre 2026, appena due giorni prima della firma della LoI con Starlab, ESA ha assegnato a The Exploration Company un contratto di servizio per la fase successiva di ALADDIN, il programma europeo per una capsula cargo autonoma. Il progetto punta a sviluppare una capacità indipendente di trasporto da e verso la LEO e deriva dal precedente LEO Cargo Return Service (LCRS).

Non significa che esista già una capacità europea autonoma di trasporto degli equipaggi, né che i futuri sistemi europei siano stati selezionati per servire Starlab. La LoI crea però uno spazio operativo nel quale destinazione orbitale e trasporto possono essere valutati come parti della stessa architettura.

È una distinzione importante anche sul piano economico. In una LEO basata maggiormente su servizi commerciali, la posizione dell’industria europea dipenderà non soltanto dalla possibilità di acquistare tempo astronauta o capacità di laboratorio, ma dalla quota della catena del valore che potrà essere fornita da imprese europee: trasporto, payload, infrastrutture scientifiche, servizi in orbita e tecnologie associate.

Daniel Neuenschwander, direttore Human and Robotic Exploration dell’ESA, ha collegato esplicitamente la preparazione al post-ISS alla necessità di preservare sia la ricerca scientifica in orbita sia le opportunità di volo per il corpo astronauti europeo, richiamando al tempo stesso l’interesse internazionale verso il progetto europeo per un veicolo cargo autonomo.

La Letter of Intent con Starlab va quindi letta all’interno di un processo più ampio. Non decide quale sarà la destinazione europea dopo la ISS e non rappresenta ancora un impegno all’acquisto di capacità. Segnala però che la preparazione al post-ISS sta entrando in una fase nella quale ESA, operatori delle future stazioni e industria europea devono iniziare a tradurre la cooperazione istituzionale in possibili modelli tecnici e commerciali.

Per la Space Economy europea, il passaggio decisivo sarà proprio questo: preservare l’accesso alla microgravità e al volo umano in un mercato nel quale l’infrastruttura orbitale sarà sempre più fornita da operatori commerciali, cercando contemporaneamente di mantenere una presenza industriale europea nelle tecnologie e nei servizi necessari per raggiungerla e utilizzarla.

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Il team editoriale di Economia dello Spazio Magazine, il magazine di riferimento della Space Economy Made in Italy.