Rocket Lab, il braccio robotico sviluppato con NASA sarà testato in orbita nel 2027

Illustrazione di un satellite con pannelli solari e braccio robotico articolato nello spazio.
Rappresentazione di un sistema robotico installato su un satellite. Rocket Lab prevede un test in orbita del braccio sviluppato con NASA nel 2027. Credito: Rocket Lab

Il braccio robotico Rocket Lab, sviluppato in collaborazione con la NASA, sarà testato in orbita alla fine del 2027 nell’ambito della missione Fly Foundational Robots. Il sistema è progettato per spostarsi lungo la struttura di un veicolo spaziale, utilizzare strumenti ed eseguire interventi di riparazione e aggiornamento, aprendo nuove prospettive per la manutenzione dei satelliti direttamente nello spazio.

L’annuncio arriva da Rocket Lab, che in un post pubblicato su X il 30 ottobre 2026 ha presentato le capacità del sistema sviluppato dalla propria divisione Robotics. La caratteristica distintiva è la mobilità del braccio: anziché operare esclusivamente da una posizione fissa, il dispositivo è progettato per raggiungere differenti punti della struttura su cui interviene.

Il braccio robotico Rocket Lab per la manutenzione in orbita

La possibilità di spostare un manipolatore robotico lungo un veicolo spaziale rappresenta un elemento tecnologico rilevante per i servizi di in-orbit servicing. Queste attività comprendono interventi di ispezione, manutenzione e aggiornamento delle infrastrutture spaziali, con l’obiettivo di ampliare le operazioni eseguibili dopo il lancio.

Per gli operatori satellitari, sistemi di questo tipo potrebbero contribuire a ridurre alcuni vincoli legati all’impossibilità di intervenire fisicamente sui veicoli una volta raggiunta l’orbita. Il potenziale industriale riguarda soprattutto la prospettiva di sviluppare capacità di manutenzione e aggiornamento senza dover necessariamente sostituire l’intera piattaforma.

La missione Fly Foundational Robots, prevista per la fine del 2027 secondo Rocket Lab, costituirà un passaggio importante per verificare le capacità del sistema nell’ambiente spaziale. Il post non dettaglia le prove previste, ma secondo la NASA la missione comprenderà la manipolazione e il riposizionamento in orbita di un componente modulare, denominato Orbital Replacement Unit, per verificare capacità utili alla riparazione e all’aggiornamento dei sistemi spaziali. Non risultano ancora risultati di test condotti in orbita.

Il braccio robotico Rocket Lab si inserisce nell’evoluzione della robotica spaziale verso sistemi capaci non soltanto di manipolare componenti, ma anche di raggiungere differenti aree operative. La dimostrazione prevista nel 2027 consentirà di valutare questa impostazione tecnologica, mentre le eventuali applicazioni commerciali nella manutenzione satellitare restano una prospettiva da sviluppare.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.