
Crediti: Dark Energy Survey / DOE / FNAL / DECam / CTIO / NOIRLab / NSF / AURA. Elaborazione immagini: T.A. Rector (University of Alaska Anchorage / NSF NOIRLab), R. Colombari e M. Zamani (NSF NOIRLab).
La Corona Australe torna al centro dell’attenzione grazie a una nuova immagine ad altissima risoluzione ottenuta con DECam, la fotocamera da 570 megapixel installata sul telescopio NSF Víctor M. Blanco presso il Cerro Tololo Inter-American Observatory (CTIO) in Cile. L’osservazione offre una visione dettagliata della Nube Molecolare della Corona Australe, una delle aree di formazione stellare più vicine al Sistema Solare, situata a circa 430 anni luce dalla Terra.
L’immagine, caratterizzata da nubi di gas e polveri dai colori intensi che richiamano il celebre dipinto Notte stellata di Vincent Van Gogh, rappresenta un’importante testimonianza della complessità dei processi che accompagnano la nascita delle stelle e l’evoluzione delle nebulose.
Corona Australe, un laboratorio naturale per studiare la nascita delle stelle
La Nube Molecolare della Corona Australe costituisce uno dei laboratori naturali più accessibili per osservare le prime fasi dell’evoluzione stellare. Le dense concentrazioni di gas e polveri presenti al suo interno favoriscono infatti la formazione di nuove stelle, molte delle quali sono ancora immerse nel materiale da cui hanno origine.
Tra gli oggetti più significativi della regione spicca R Coronae Australis, un sistema binario formato da due stelle che completano un’orbita reciproca in circa 43-47 anni. La componente principale appartiene alla categoria delle stelle di pre-sequenza principale: ha ormai accumulato quasi tutta la propria massa, ma non ha ancora avviato la fusione dell’idrogeno nel nucleo. La compagna, identificata nel 2019 come una nana rossa, appartiene invece alla classe di stelle più comune della Via Lattea, caratterizzata da temperature relativamente basse e da una vita molto più lunga rispetto a quella di stelle più massicce come il Sole.
L’intensa radiazione emessa dalla giovane stella principale illumina il materiale circostante dando origine alla nebulosa NGC 6729, dove convivono una nebulosa a riflessione, prodotta dalla luce diffusa sulle polveri, e una nebulosa a emissione, generata dalla ionizzazione del gas circostante. Le variazioni di luminosità osservate nella nebulosa sono legate proprio al moto orbitale del sistema binario.
Dalle nebulose all’ammasso globulare: la ricchezza della regione osservata
L’immagine realizzata da DECam mostra anche altre strutture che rendono la Corona Australe una delle aree più interessanti del cielo australe. Le nebulose a riflessione NGC 6726, NGC 6727 e IC 4812 delineano una complessa rete di gas e polveri illuminate da stelle di recente formazione, evidenziando la natura dinamica della nube molecolare.
Nella parte superiore destra del campo osservato compare inoltre l’ammasso globulare NGC 6723, noto anche come “Ammasso del Lampadario”. Pur apparendo vicino alla nube molecolare, si trova in realtà a circa 29.000 anni luce dalla Terra. Si tratta di un ammasso globulare composto da centinaia di migliaia di stelle legate gravitazionalmente, la cui apparente vicinanza alla regione di formazione stellare è dovuta esclusivamente a un effetto prospettico.
DECam e l’osservazione dell’Universo in alta risoluzione
A rendere possibile questa osservazione è DECam, una delle fotocamere astronomiche più potenti oggi disponibili. Sviluppata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE), dispone di 74 rivelatori e di una lente dal diametro di quasi un metro, caratteristiche che le consentono di acquisire immagini estremamente dettagliate di vaste porzioni di cielo.
Oltre al suo contributo agli studi cosmologici, lo strumento continua a offrire nuove opportunità per analizzare regioni di formazione stellare relativamente vicine, permettendo agli astronomi di osservare con elevata precisione l’interazione tra gas, polveri e giovani stelle.
Per gli appassionati di astronomia osservativa, la Corona Australe rappresenta inoltre una delle mete più ricercate del cielo australe. La costellazione diventa osservabile nei mesi estivi lungo l’orizzonte meridionale alle medie latitudini settentrionali, mentre offre le condizioni migliori di osservazione dall’emisfero australe, dove continua a essere uno dei soggetti più apprezzati anche dagli astrofotografi.
Fonte dati: NSF NOIRLab
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










