La Jordan aderisce agli Artemis Accords

Artemis Accords
Credito: Dina Kawar su X

La Jordan ha ufficialmente aderito agli Artemis Accords presso la sede della NASA a Washington, segnando un nuovo passaggio nell’estensione della cooperazione spaziale internazionale guidata dagli Stati Uniti.

L’ingresso di Amman amplia ulteriormente il perimetro degli Accordi, rafforzando una rete che negli ultimi anni si è progressivamente consolidata come uno dei principali strumenti di governance della futura economia lunare. Non si tratta solo di un atto formale: l’adesione rappresenta un allineamento politico e strategico su principi chiave come l’utilizzo pacifico dello spazio, la trasparenza operativa e la cooperazione internazionale.

Il punto, però, non è la firma in sé. È il suo significato geopolitico.

Implicazioni geopolitiche degli Artemis Accords

Con l’adesione della Jordan, gli Artemis Accords continuano a espandersi anche in aree considerate strategiche dal punto di vista diplomatico e della sicurezza. Il legame tra Washington e Amman, attivo da oltre settant’anni, si estende ora al dominio spaziale, integrando una collaborazione storicamente centrata su stabilità regionale, sviluppo e cooperazione militare.

Qui emerge il vero cambio di prospettiva. Gli Accordi Artemis non sono più soltanto un framework tecnico per missioni lunari. Stanno diventando uno strumento di proiezione geopolitica, attraverso cui gli Stati Uniti costruiscono un’architettura di alleanze anche nello spazio.

Il passaggio chiave è proprio questo: la governance della Luna si sta definendo oggi, prima ancora che l’economia cislunare raggiunga una piena maturità. E chi aderisce agli Artemis Accords si posiziona all’interno di un ecosistema che, nei prossimi anni, potrebbe determinare regole, standard e accesso alle risorse.

Per la Jordan, l’adesione rappresenta anche un’opportunità di posizionamento. Pur non essendo un attore spaziale di primo livello, il Paese entra in un network che può facilitare accesso a competenze, collaborazioni e programmi futuri. In questo senso, la space diplomacy diventa uno strumento di sviluppo e visibilità internazionale.

Ma c’è un livello ulteriore da considerare. L’espansione degli Accordi rafforza implicitamente anche una linea di demarcazione globale. Da un lato, il blocco guidato dagli Stati Uniti; dall’altro, modelli alternativi promossi da altre potenze, in particolare la Cina. La competizione non è più solo tecnologica, ma normativa: riguarda chi definirà le regole dell’accesso e dell’utilizzo dello spazio.

Resta quindi una domanda aperta. L’allargamento continuo degli Artemis Accords porterà a una governance realmente condivisa o rischia di accentuare la frammentazione del sistema internazionale? La risposta dipenderà dalla capacità di integrare nuovi attori mantenendo coerenza strategica.

L’adesione della Jordan segna, in ogni caso, un ulteriore passo in avanti. Non tanto nella corsa alla Luna, quanto nella definizione degli equilibri che ne governeranno l’accesso.

Perché la partita, oggi, non si gioca solo sulle missioni. Ma sulle regole che le renderanno possibili.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.