Orbital punta sui data center orbitali per l’AI

Data center orbitali per l'intelligenza artificiale alimentati da energia solare nello spazio
I pannelli solari della Stazione Spaziale Internazionale mostrano il potenziale energetico disponibile in orbita, una delle risorse che progetti come Orbital intendono sfruttare per sviluppare futuri data center orbitali dedicati all’intelligenza artificiale. Credito immagine: NASA

L’espansione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il calcolo in una delle infrastrutture strategiche più critiche dell’economia digitale. La crescente domanda di potenza computazionale, GPU ed energia sta infatti mettendo sotto pressione i tradizionali data center terrestri, spingendo il settore a esplorare nuove soluzioni. In questo scenario, i data center orbitali emergono come una delle proposte più ambiziose della convergenza tra Space Economy e AI.

È su questa visione che punta Orbital, startup specializzata in infrastrutture spaziali, che ha annunciato un round pre-seed da 5 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo di satelliti dedicati al calcolo in orbita terrestre bassa. I sistemi della società saranno basati sull’architettura GPU Vera Rubin Space-1 annunciata da NVIDIA e progettati per supportare applicazioni di inferenza AI direttamente nello spazio.

Il finanziamento è stato guidato da a16z speedrun con la partecipazione di Basis Set, Human Element, Wayfinder, Antler, Anti Fund, Ascent, Rubik, Zero Knowledge Ventures, LYVC, Feld Ventures, New Legacy, FNDR, UpHonest e Asterisk.

I data center orbitali come nuova infrastruttura digitale

L’obiettivo di Orbital è sviluppare una rete distribuita di satelliti progettati per elaborare carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale. Il capitale raccolto finanzierà la missione dimostrativa Pathfinder e le attività iniziali di sviluppo di Orbital-1, il primo satellite concepito specificamente per il calcolo orbitale.

Secondo l’azienda, il modello consentirebbe di sfruttare tre vantaggi strutturali difficilmente replicabili sulla Terra: energia solare continua, raffreddamento radiativo nel vuoto dello spazio e distribuzione del carico computazionale tra molteplici nodi satellitari. In questa visione, i data center orbitali non vengono concepiti come singole strutture centralizzate, ma come una rete distribuita di capacità computazionale nello spazio.

Come ha dichiarato il fondatore e CEO di Orbital, Euwyn Poon:

“Il sole è la fonte di energia più abbondante e accessibile dell’universo, eppure abbiamo appena iniziato a sfruttarla. Orbital sta trasformando quell’energia direttamente in intelligenza. Stiamo costruendo centri dati per l’IA in orbita, dove l’energia solare è continua e il calore si disperde nel vuoto dello spazio. I progressi nelle infrastrutture di lancio stanno rendendo tutto ciò una realtà imminente, non fantascienza. Questa infrastruttura alimenterà l’intelligenza per il pianeta.”

L’AI aumenta la pressione energetica sui sistemi terrestri

La crescita dell’intelligenza artificiale sta determinando un rapido aumento della domanda di energia e capacità computazionale. Modelli sempre più complessi richiedono infrastrutture specializzate, mentre operatori e hyperscaler investono miliardi di dollari nell’espansione dei propri data center.

Secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, il consumo globale di elettricità dei data center potrebbe raggiungere 945 terawattora entro il 2030, circa il doppio dei livelli attuali. Una quantità di energia paragonabile al consumo annuale di un Paese delle dimensioni del Giappone.

Oltre all’approvvigionamento energetico, il settore deve affrontare vincoli crescenti legati alla disponibilità di terreni, alla capacità di raffreddamento e alle autorizzazioni necessarie per costruire nuove infrastrutture. In questo contesto, i data center orbitali vengono esplorati come possibile estensione futura dell’infrastruttura digitale globale.

Una costellazione distribuita invece di un unico centro dati

Uno degli aspetti più distintivi della strategia di Orbital riguarda l’architettura del sistema.

A differenza delle tradizionali visioni che immaginano grandi strutture spaziali centralizzate, la società propone una costellazione composta da numerosi satelliti autonomi. Ogni elemento della rete può essere distribuito e scalato progressivamente, consentendo una crescita incrementale della capacità di calcolo.

L’approccio mira a ridurre i vincoli produttivi e strutturali associati alla costruzione di grandi piattaforme orbitali e a rendere più flessibile l’espansione dell’infrastruttura.

Poon ha evidenziato anche le principali sfide tecnologiche del progetto:

“In Orbital stiamo creando un team che unisce una profonda esperienza nell’ingegneria aerospaziale a una mentalità innovativa orientata alla risoluzione dei problemi. Stiamo affrontando alcune delle sfide ingegneristiche più complesse del settore, tra cui la gestione termica estrema e la progettazione per la producibilità, su una scala di dimensioni satellitari e di costellazione mai tentata prima.”

Pathfinder testerà GPU e sistemi di calcolo in orbita

La prima dimostrazione tecnologica arriverà con la missione Pathfinder, prevista nel 2027.

La missione trasporterà un payload GPU a bordo di un vettore Falcon 9 di SpaceX e sarà utilizzata per verificare il funzionamento dei sistemi di elaborazione in ambiente spaziale, la tolleranza alle radiazioni, le prestazioni termiche e le capacità di trasmissione dei dati verso Terra.

Il test rappresenterà il primo passaggio operativo verso Orbital-1, il satellite progettato specificamente per applicazioni di calcolo orbitale dedicate all’intelligenza artificiale.

I sistemi sviluppati da Orbital si basano sull’architettura GPU Vera Rubin Space-1 annunciata da NVIDIA e sono destinati principalmente alle attività di inferenza AI. Questa fase consiste nell’esecuzione di modelli già addestrati per generare risultati o supportare decisioni operative e richiede generalmente meno risorse rispetto all’addestramento dei modelli. Per questo motivo viene considerata una delle applicazioni potenzialmente più compatibili con future infrastrutture di calcolo distribuite in orbita.

Factory-1 e la prospettiva di una rete da oltre 100.000 satelliti

La visione industriale dell’azienda va oltre la fase sperimentale.

I satelliti di produzione sono progettati per raggiungere una capacità di calcolo pari a 100 kW ciascuno. Nel lungo periodo, Orbital immagina una costellazione composta da oltre 100.000 satelliti, con una potenza computazionale aggregata superiore a 10 GW.

La prospettiva di una costellazione di queste dimensioni rappresenta tuttavia una visione industriale di lungo termine. Il raggiungimento di tale scala dipenderà dall’evoluzione delle tecnologie produttive, dalla riduzione dei costi di accesso allo spazio e dalla validazione operativa delle prime missioni dimostrative.

Per sostenere questa prospettiva di crescita, la società prevede la realizzazione di Factory-1, un impianto dedicato all’assemblaggio e al collaudo di satelliti nell’area di South Bay, a Los Angeles.

Il progetto si inserisce in un filone emergente che esplora l’utilizzo dell’orbita terrestre bassa non solo per telecomunicazioni, osservazione della Terra e servizi satellitari, ma anche come piattaforma per attività digitali ad alta intensità energetica. Se dimostrati sostenibili dal punto di vista tecnico ed economico, i data center orbitali potrebbero contribuire alla nascita di una nuova infrastruttura strategica per l’intelligenza artificiale e per la futura economia dello spazio. In prospettiva, queste architetture potrebbero affiancare le infrastrutture terrestri tradizionali, ampliando la capacità computazionale disponibile per applicazioni sempre più energivore e data-intensive.

Fonte dati: Orbital

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Il team editoriale di Economia dello Spazio Magazine, il magazine di riferimento della Space Economy Made in Italy.