Missione MMX, il 19 ottobre il Giappone parte verso Phobos

Phobos, la luna di Marte dalla superficie craterizzata, al centro della missione MMX verso Phobos
Phobos, la maggiore delle due lune di Marte, sarà oggetto delle operazioni di esplorazione e campionamento della missione giapponese MMX, che punta a riportare materiale sulla Terra nel 2031. Credito: Brian Roemmele su X

La missione MMX verso Phobos si prepara al lancio dal Giappone il 19 ottobre 2026, con l’obiettivo di riportare sulla Terra nel 2031 almeno 10 grammi di campioni della maggiore delle due lune marziane. Il decollo è programmato per le 21:41 ora italiana, corrispondenti alle 04:41 del 20 ottobre in Giappone, dal Tanegashima Space Center a bordo del vettore H3. Per l’agenzia spaziale giapponese JAXA, l’operazione rappresenta un’estensione delle capacità di ritorno dei campioni extraterrestri già sviluppate attraverso il programma Hayabusa, applicate questa volta al sistema marziano.

La missione, descritta anche da Brian Roemmele in un post pubblicato su X l’11 ottobre, combina esplorazione robotica, campionamento in condizioni di gravità estremamente ridotta e cooperazione internazionale. Il materiale raccolto sarà destinato ad analisi di laboratorio per approfondire l’origine di Phobos e i processi che hanno caratterizzato l’evoluzione delle lune di Marte. Il programma coinvolge contributi tecnologici e scientifici statunitensi ed europei, integrati nell’architettura sviluppata dalla JAXA.

La missione MMX verso Phobos: dal lancio con H3 al campionamento

Dopo il decollo da Tanegashima, MMX affronterà un trasferimento interplanetario di circa un anno, con arrivo previsto nel sistema marziano nel 2027. La sonda avvierà quindi osservazioni ravvicinate di Phobos da un’orbita quasi-stazionaria, utilizzando telecamere, spettrometri e sistemi di misurazione laser per caratterizzare la superficie e individuare le aree più adatte al prelievo.

L’architettura comprende un modulo di propulsione, un modulo di esplorazione e atterraggio e un modulo di ritorno equipaggiato con la capsula destinata ai campioni. Questa configurazione consente di gestire separatamente le principali fasi operative, dalla navigazione interplanetaria al campionamento fino al rientro sulla Terra.

Secondo i calendari operativi pubblicati dalle agenzie coinvolte, le operazioni di raccolta sono programmate tra la fine del 2028 e il 2029 e potranno comprendere fino a due tentativi di atterraggio. L’obiettivo minimo è acquisire 10 grammi di regolite, utilizzando due sistemi complementari: il C-Sampler, un dispositivo di carotaggio progettato per raggiungere materiale a circa 2 centimetri di profondità, e il P-Sampler, che impiega un getto di azoto pressurizzato per sollevare e raccogliere particelle superficiali. Quest’ultimo costituisce un contributo tecnologico della NASA.

La presenza di due sistemi di raccolta risponde alle incertezze sulle caratteristiche meccaniche della regolite. La gravità estremamente ridotta di Phobos rende infatti particolarmente delicate le operazioni di avvicinamento, contatto con il terreno e distacco, richiedendo un controllo preciso delle interazioni tra la sonda e la superficie.

La missione prevede anche osservazioni di Deimos e misurazioni dell’ambiente marziano. La partenza per la Terra è programmata nel 2030, mentre il recupero della capsula nel deserto australiano è previsto nel 2031. Il calendario resta subordinato alla riuscita delle diverse fasi operative.

IDEFIX, cooperazione internazionale e obiettivi scientifici della missione

Un contributo significativo all’esplorazione di Phobos arriverà da IDEFIX, il rover sviluppato congiuntamente dall’agenzia spaziale francese CNES e dal centro aerospaziale tedesco DLR. Il veicolo, con una massa di 25 chilogrammi, è progettato per operare sulla superficie del satellite per un massimo di circa 100 giorni, acquisendo informazioni sulle caratteristiche del terreno prima delle principali operazioni di campionamento.

Il rover dovrà affrontare condizioni gravitazionali inferiori a un millesimo di quelle terrestri, che pongono requisiti specifici ai sistemi di locomozione, orientamento e controllo. Il progetto integra competenze francesi e tedesche nella robotica e nella sensoristica spaziale, con attività operative previste dai centri di Tolosa e Colonia.

La cooperazione internazionale comprende anche MEGANE, lo spettrometro a raggi gamma e neutroni della NASA destinato a studiare la composizione elementare della superficie di Phobos. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) contribuisce attraverso apparati di comunicazione installati sulla sonda e il supporto della rete di stazioni terrestri Estrack. La distribuzione di strumenti e infrastrutture tra differenti agenzie evidenzia il ruolo dell’integrazione tecnologica nelle missioni interplanetarie complesse.

L’obiettivo scientifico principale di MMX è contribuire a chiarire l’origine delle lune marziane. Phobos e Deimos potrebbero essere corpi asteroidali catturati dalla gravità di Marte oppure essersi formati da materiale espulso in seguito a un grande impatto. Altri modelli considerano processi di disgregazione mareale di corpi transitati nelle vicinanze del pianeta. Le analisi mineralogiche, chimiche e isotopiche dei campioni potranno fornire elementi per confrontare queste ipotesi, senza garantire necessariamente una risposta definitiva.

Il materiale raccolto potrebbe inoltre contenere frammenti provenienti da Marte, depositati su Phobos in seguito a precedenti eventi d’impatto. Il ritorno controllato dei campioni permetterebbe di esaminarli con strumentazione terrestre non trasportabile a bordo della sonda, ampliando le possibilità di indagine rispetto alle sole osservazioni effettuate nello spazio.

Sul piano tecnologico, MMX prosegue l’esperienza di Hayabusa2, che nel 2020 ha riportato sulla Terra campioni dell’asteroide Ryugu. La nuova missione estende queste capacità a un ambiente più complesso, caratterizzato dalla vicinanza gravitazionale di Marte e dalla necessità di coordinare navigazione di prossimità, campionamento e ritorno interplanetario.

Per l’industria spaziale, il programma costituisce un banco di prova per tecnologie di robotica in bassa gravità, acquisizione e conservazione dei campioni, sensoristica e comunicazioni nello spazio profondo. Pur in assenza di dati sufficienti per quantificarne l’impatto economico, la missione coinvolge competenze specializzate rilevanti per lo sviluppo delle future architetture di esplorazione robotica.

Il lancio di MMX apre dunque una sequenza operativa destinata a concludersi, secondo il programma, nel 2031. Il risultato scientifico dipenderà dalla riuscita del campionamento e dal recupero dei materiali, mentre le operazioni previste consentiranno di mettere alla prova tecnologie e procedure applicabili a successive missioni interplanetarie.

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Il team editoriale di Economia dello Spazio Magazine, il magazine di riferimento della Space Economy Made in Italy.