Aphrodite misura cortisolo e DHEA in orbita sulla ISS

Aphrodite
Credito: ESA/Sophie Adenot

Come vengono analizzati stress e immunità con Aphrodite

L’esperimento Aphrodite ha consentito di eseguire analisi biomediche direttamente sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), permettendo il monitoraggio in orbita di parametri fisiologici degli astronauti.

Nel corso della sperimentazione, l’astronauta ESA Sophie Adenot, impegnata in una permanenza sulla ISS della durata di circa 8 mesi, ha utilizzato il dispositivo per misurare specifici indicatori fisiologici. Tra questi:

  • cortisolo, parametro associato allo stress
  • DHEA, correlato alla funzionalità del sistema immunitario

La rilevazione di questi parametri rappresenta un esempio concreto di monitoraggio fisiologico in ambiente spaziale. L’attività dimostra la possibilità di raccogliere e analizzare dati clinici direttamente nello spazio, riducendo la necessità di trasferire campioni biologici verso la Terra per le analisi.

Questo approccio consente di ottenere risultati in tempi più rapidi rispetto alle procedure attuali, che prevedono l’invio periodico dei campioni ai laboratori terrestri.

Il sistema alla base del progetto è descritto come un chip-on-lab, una tecnologia che integra sensori multipli all’interno di un dispositivo miniaturizzato. Questo tipo di soluzione consente di eseguire analisi chimiche e biologiche in modo automatizzato e con un utilizzo ripetuto nel tempo.

La configurazione compatta del dispositivo permette di concentrare in uno spazio ridotto diverse funzionalità analitiche, normalmente distribuite su più strumenti. Questo aspetto risulta particolarmente rilevante in un contesto come la ISS, dove volumi, massa e risorse operative sono limitati.

Il test rappresenta una prima fase di verifica delle prestazioni del sistema in orbita. L’obiettivo è validare la capacità del dispositivo di operare in modo affidabile in condizioni di microgravità, mantenendo precisione e ripetibilità nelle misurazioni.

Il fatto che il dispositivo sia progettato per essere riutilizzabile consente inoltre di ipotizzare un impiego continuativo nel tempo, elemento rilevante per missioni di lunga durata.

L’impiego di questa tecnologia evidenzia un cambiamento operativo nella gestione della salute degli astronauti, introducendo strumenti in grado di fornire risposte direttamente a bordo. Questo approccio risulta coerente con le esigenze delle missioni di lunga durata, dove la distanza dalla Terra limita il supporto operativo immediato.

Nel contesto attuale, il test rappresenta una prima dimostrazione della possibilità di integrare capacità diagnostiche autonome nelle infrastrutture spaziali.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.