
Le infrastrutture subacquee sono oggi esposte a un livello di rischio crescente, legato sia all’evoluzione tecnologica sia all’aumento delle attività in mare profondo. Nel suo intervento al Forum in Masseria, Ugo Salerno, Presidente esecutivo di RINA, ha richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità di cavi, condotte e sistemi installati sui fondali, sottolineando come le minacce non riguardino più soltanto le basse profondità.
Secondo Salerno, la possibilità di raggiungere e operare a grandi profondità si è ampliata in modo significativo, rendendo più facile sia la manutenzione sia l’eventuale danneggiamento delle infrastrutture subacquee. Questo cambiamento impone un ripensamento delle strategie di controllo e protezione.
Rischi crescenti e profondità operative
Salerno ha spiegato che in passato le infrastrutture subacquee erano considerate vulnerabili soprattutto in acque poco profonde. Oggi, invece, l’evoluzione dei mezzi consente di intervenire anche a profondità elevate, ampliando il perimetro delle minacce potenziali.
La capacità di operare in questi ambienti rende indispensabile disporre di sistemi di monitoraggio continuo e di manutenzione avanzata, in grado di garantire resilienza e continuità operativa.
Droni autonomi e limiti delle comunicazioni
Un punto centrale dell’intervento riguarda l’impiego di mezzi subacquei autonomi. I tradizionali ROV collegati via cavo risultano poco pratici su lunghe distanze e a grandi profondità, favorendo il ricorso a droni sempre più indipendenti.
Connessioni e autonomia operativa
Salerno ha illustrato i principali vincoli tecnologici:
- le onde radio sono inefficaci sott’acqua
- i segnali ottici offrono alta velocità ma copertura limitata
- le onde acustiche consentono comunicazioni più estese ma con capacità dati ridotte
Questi limiti spingono verso sistemi dotati di intelligenza artificiale, capaci di prendere decisioni autonome in base alle condizioni operative.
Energia e materiali per il mare profondo
L’autonomia dei mezzi subacquei è strettamente legata alla disponibilità energetica. Le batterie tradizionali risultano pesanti e poco efficienti per missioni prolungate. Salerno ha indicato nell’impiego dell’idrogeno e delle celle a combustibile una possibile soluzione, a patto di superare le criticità legate allo stoccaggio.
Materiali avanzati e metamateriali
Tra le aree di ricerca più promettenti figurano:
- idruri metallici per l’immagazzinamento dell’idrogeno
- metamateriali per il controllo delle onde acustiche
- strutture ibride metalliche e polimeriche per applicazioni stealth
Questi sviluppi sono essenziali per operare in sicurezza e discrezione in ambienti complessi.
Risorse sottomarine e governance internazionale
Salerno ha infine richiamato l’attenzione sulle risorse minerarie dei fondali. Le infrastrutture subacquee convivono con potenziali aree di estrazione di noduli polimetallici ricchi di cobalto, nichel e manganese, localizzati a profondità tra 3.000 e 5.000 metri.
La prospettiva di sfruttamento economico pone interrogativi ambientali e geopolitici, richiedendo un quadro di regole condivise e un ruolo attivo delle istituzioni internazionali.
In sintesi, l’intervento di Ugo Salerno al Forum Difesa evidenzia come la protezione delle infrastrutture subacquee sia destinata a diventare una priorità strategica, in cui tecnologia, energia e governance si intrecciano in modo sempre più complesso.
Redazione Economia dello Spazio Magazine










