
L’azienda napoletana Latitudo 40 chiude il 2025 con un valore della produzione vicino ai 3 milioni di euro, raddoppiando sul 2024. Il Consiglio d’Amministrazione accoglie la proposta del Ceo e decide di dividere il 10% dell’EBITDA con i dipendenti
“Nel 2025 abbiamo messo a segno un anno da record, chiudendo con un valore della produzione vicino ai 3 milioni di euro, quasi il doppio rispetto ai 1,67 milioni del 2024. Ma la vera notizia non sono solo i numeri. È il modo in cui questi risultati sono stati raggiunti: mettendo le persone al centro. In Latitudo 40 crediamo che l’innovazione non nasca solo dal codice, ma dalle persone che lo scrivono. Il nostro successo è merito del team: per questo abbiamo scelto di condividere i risultati economici e le prospettive future”. Lo ha annunciato Gaetano Volpe, CEO e founder dell’azienda.
“Non a caso, dopo un 2025 così positivo, il Board, il Consiglio d’Amministrazione, ha approvato la proposta di distribuire il 10% dell’EBITDA come bonus aggiuntivo a tutti i dipendenti, riconoscendo il loro contributo fondamentale. Un gesto concreto che si aggiunge – ha continuato Volpe – a benefit già innovativi: assenza di orari rigidi, supporto psicologico permanente per il benessere e la crescita personale, e massima flessibilità lavorativa”.
Fondata da Gaetano Volpe (CEO), Mauro Manente (COO) e Donato Amitrano (CIO), Latitudo 40 ha costruito una cultura aziendale rara, soprattutto nel panorama delle PMI del Sud Italia. Una cultura basata sul rispetto, la fiducia e sulla valorizzazione dei talenti.
“Abbiamo costruito una piattaforma tecnologica scalabile – ha dichiarato Mauro Manente, COO e co-founder – completamente automatizzata, che rende semplice ciò che è complesso. Ma la vera sfida è farlo restando fedeli a una visione umana dell’impresa, dove tecnologia e benessere viaggiano insieme”.
Ma cos’è Latitudo 40? L’azienda opera nel settore delle tecnologie geospaziali e dell’analisi ambientale, un mercato in fortissima espansione a livello globale. Attraverso un mix unico di intelligenza artificiale, remote sensing satellitare e automazione cloud, Latitudo 40 offre strumenti avanzati per monitorare i cambiamenti climatici, progettare città più resilienti, sostenere pratiche agricole sostenibili e facilitare la transizione ecologica delle imprese. Le sue piattaforme – EarthDataInsights, EarthDataPlace, e EnviroSensing – sono tra le poche in Europa a combinare dati ad altissima risoluzione, analisi predittiva e indicatori operativi fruibili in tempo reale. Un’offerta innovativa che ha già attratto clienti pubblici e privati, in Italia e all’estero.
Il team, distribuito da Bolzano a Catania, lavora quasi totalmente in remoto. Ogni tre mesi però, tutti si ritrovano a Napoli per un incontro dal vivo, dove il team building non è una formalità, ma un momento autentico per consolidare il senso di appartenenza.
Nel 2025 l’azienda ha anche avviato un Incentive Program, destinando parte delle quote societarie ai collaboratori più meritevoli. Tra i premiati: Giovanni Giacco (CTO), Paolo De Piano (Head of Data Science) e Francesco Amato (Business Developer). L’obiettivo? Coinvolgere ancora di più il team nella crescita dell’impresa.
E i risultati si vedono: il tasso di soddisfazione interno è elevatissimo e in tutta la storia dell’azienda solo due persone hanno lasciato volontariamente l’organizzazione. Un’anomalia, in positivo, nel mondo dell’innovazione, dove il turnover è spesso elevato.
Latitudo 40 sta lavorando intensamente per finanziare la propria crescita, cercando nuovi capitali per sostenere l’ambizioso Piano Industriale 2026-2028. Diversi investitori istituzionali nazionali e internazionali hanno già manifestato interesse, riconoscendo il valore delle soluzioni offerte, l’eccezionale qualità del team e il potenziale di crescita rapida sui mercati globali.
In un panorama dominato da startup – soprattutto americane – che spesso puntano tutto sui risultati finanziari, bruciando risorse senza una reale sostenibilità (il classico burning cash), Latitudo 40 rappresenta un modello alternativo. Un’impresa che costruisce valore a lungo termine, senza sacrificare il benessere delle persone, l’equilibrio economico e l’impatto positivo sul pianeta.
L’ultimo rapporto SVIMEZ, “Un Paese, due emigrazioni”, presentato in collaborazione con Save the Children, consegna numeri che fanno riflettere: tra il 2002 e il 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita netta di 270mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Un’emorragia silenziosa ma devastante, che non risparmia nemmeno i banchi universitari: nell’anno accademico 2024-2025, quasi 70mila studenti meridionali studiano in un ateneo del Centro-Nord, con picchi del 21% nelle discipline STEM. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita.
La SVIMEZ stima in circa 6,8 miliardi di euro l’anno il costo dell’emigrazione interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno, configurando quello che il rapporto definisce un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese. Le cause sono note: opportunità occupazionali più limitate, retribuzioni più basse, servizi meno efficienti. E la mobilità, si legge nel rapporto, è diventata per molti giovani meridionali non una scelta, ma una risposta obbligata.
Eppure, nel mezzo di questo scenario, qualcosa si muove controcorrente. C’è chi ha deciso di costruire al Sud — e non nonostante il Sud, ma grazie a una visione radicalmente diversa del lavoro e delle persone. Una visione che dimostra come trattenere i talenti non richieda miracoli, ma cultura aziendale, rispetto e condizioni concrete.
Redazione e Editor Economia dello Spazio Magazine










