
Il satellite Maxwell di Viasat, realizzato da Rocket Lab, è stato immesso in orbita terrestre bassa per verificare l’impiego di reti satellitari commerciali nelle comunicazioni delle missioni spaziali. La dimostrazione, della durata prevista di cinque mesi, rientra nel Communications Services Project (CSP) della NASA, il programma attraverso cui l’agenzia statunitense sta valutando soluzioni commerciali per la trasmissione dati e il controllo dei veicoli spaziali, in vista della progressiva dismissione della propria infrastruttura satellitare TDRS.
Il lancio è avvenuto il 20 ottobre 2026 dalla Cape Canaveral Space Force Station, in Florida, a bordo di un Falcon 9 di SpaceX, nell’ambito della missione condivisa Bandwagon-5. L’avvenuta immissione in orbita è stata confermata da Rocket Lab attraverso un post pubblicato su X il giorno successivo. Anche la NASA ha comunicato il successo del lancio, che ha portato nello spazio due piattaforme destinate a dimostrare nuove capacità di comunicazione satellitare.
Per Viasat, Maxwell rappresenta un banco di prova orbitale per l’utilizzo delle proprie infrastrutture di telecomunicazione a supporto di satelliti in orbita terrestre bassa (LEO). La sperimentazione punta a verificare la disponibilità di collegamenti dati quasi in tempo reale e di servizi di telemetria, tracciamento e comando (TT&C), funzioni essenziali per la gestione operativa delle missioni.
Maxwell di Viasat testerà le reti Ka e L per le comunicazioni orbitali
La campagna dimostrativa utilizzerà la rete ViaSat-3 in banda Ka e la rete globale Viasat in banda L, due infrastrutture con caratteristiche differenti che saranno messe alla prova per rispondere alle esigenze di comunicazione delle missioni in orbita bassa.
La banda Ka permette collegamenti ad alta capacità, particolarmente rilevanti per il trasferimento di grandi quantità di dati scientifici e immagini. La banda L presenta invece caratteristiche di propagazione favorevoli per comunicazioni a velocità più contenute, comprese applicazioni di telemetria, tracciamento e comando. La disponibilità effettiva, la continuità dei collegamenti e le prestazioni operative dovranno essere valutate attraverso i test in orbita.
L’obiettivo dichiarato da Rocket Lab è dimostrare che queste infrastrutture possano fornire servizi di comunicazione alle missioni LEO in qualsiasi punto dell’orbita. Si tratta di una capacità ancora da verificare, non di un risultato operativo già acquisito.
La configurazione tecnica comprende un terminale in banda Ka destinato a collegarsi alla rete ViaSat-3 e un terminale in banda L per l’accesso alla rete globale Viasat. La sperimentazione consentirà di valutare la trasmissione dei dati attraverso diverse componenti dell’infrastruttura satellitare e terrestre, riducendo la dipendenza dai collegamenti diretti con singole stazioni di terra.
Per Rocket Lab, la missione valorizza il ruolo di fornitore di sistemi spaziali, distinto dalle attività di lancio. L’azienda ha costruito Maxwell presso il proprio stabilimento di Long Beach, in California, integrando componenti e sottosistemi sviluppati internamente, tra cui pannelli solari, ruote di reazione, sensori stellari e software di volo e di terra. Ha inoltre fornito una radio in banda L destinata alla dimostrazione delle comunicazioni TT&C attraverso la rete Viasat.
La collaborazione evidenzia l’integrazione tra produzione di piattaforme satellitari e servizi di telecomunicazione, due segmenti industriali complementari nello sviluppo delle infrastrutture spaziali.
The Maxwell spacecraft is in orbit and ready to get to work. The spacecraft we built for @viasat launched from Cape Canaveral yesterday. Over the next five months, it will demonstrate how Viasat’s ViaSat-3 Ka-band and global L-band networks can give low Earth orbit missions near real-time data and telemetry, tracking and command (TT&C) at any point in orbit, supporting @NASA’s Communications Services Project as it prepares to retire its TDRS fleet. Congratulations to the Viasat team on a successful launch!
— Rocket Lab (@RocketLab) October 21, 2026
Il programma NASA prepara la transizione dalla rete TDRS ai servizi commerciali
La missione Maxwell si inserisce nella trasformazione delle comunicazioni spaziali statunitensi. Attraverso il Communications Services Project, la NASA sta verificando la possibilità di utilizzare infrastrutture gestite da operatori privati per supportare le proprie missioni scientifiche in orbita terrestre bassa.
Per oltre quattro decenni, una parte fondamentale di queste comunicazioni è stata assicurata dal Tracking and Data Relay Satellite System (TDRSS), basato sui satelliti TDRS. Il sistema consente di mantenere collegamenti pressoché continui tra veicoli spaziali e centri di controllo, riducendo i vincoli imposti dalla disponibilità delle stazioni terrestri.
La NASA sta preparando una transizione graduale verso servizi commerciali, subordinata alla verifica delle prestazioni e dell’affidabilità delle nuove soluzioni. Nel 2022, attraverso il CSP, l’agenzia ha assegnato complessivamente 278,5 milioni di dollari a sei aziende statunitensi per sviluppare e dimostrare capacità commerciali di ritrasmissione satellitare destinate alle future missioni LEO.
Tra gli accordi originari figuravano 53,3 milioni di dollari per Viasat e 26,6 milioni per Inmarsat Government, successivamente confluite nello stesso gruppo dopo l’acquisizione di Inmarsat da parte di Viasat nel 2023. Nel comunicato del 21 ottobre 2026, Viasat indica in 81 milioni di dollari il valore complessivo dei due accordi CSP. Questi importi riguardano lo sviluppo e la dimostrazione di capacità di comunicazione, non il costo del solo satellite Maxwell.
Il lancio di Maxwell è avvenuto insieme a un’altra piattaforma dimostrativa destinata a SES Space & Defense, che testerà servizi attraverso la costellazione O3b mPOWER in orbita terrestre media e satelliti geosincroni. Le due sperimentazioni consentiranno alla NASA di esaminare differenti architetture commerciali di comunicazione.
Il ricorso a questi servizi può modificare il rapporto tra agenzie spaziali e operatori satellitari, spostando progressivamente parte della domanda pubblica dalla disponibilità di infrastrutture dedicate all’acquisto di capacità di comunicazione fornite come servizio.
Secondo la pianificazione comunicata dalla NASA, le dimostrazioni del CSP proseguiranno fino al 2027, mentre l’agenzia prevede di acquistare servizi commerciali di ritrasmissione satellitare per missioni scientifiche entro il 2031. Si tratta di obiettivi programmatici, subordinati ai risultati delle sperimentazioni e alle successive decisioni istituzionali.
Per Maxwell, i prossimi cinque mesi saranno dedicati alla verifica delle capacità di collegamento attraverso le reti Viasat, con attività previste fino a marzo 2027. I risultati contribuiranno alla valutazione delle soluzioni commerciali disponibili per le future missioni NASA.
Il team editoriale di Economia dello Spazio Magazine, il magazine di riferimento della Space Economy Made in Italy.









