Studio INAF collega i neutrini ad altissima energia ai blazar

neutrini ad altissima energia
Alberto Moretti, ricercatore INAF presso l’Osservatorio Astronomico di Brera. Crediti: INAF

Uno studio condotto dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha fornito una nuova e significativa prova che collega i neutrini ad altissima energia a una specifica classe di buchi neri supermassicci, noti come blazar a spettro piatto (blazar FSRQ, ovvero Flat-Spectrum Radio Quasar). I risultati, ottenuti a partire dai dati dell’esperimento IceCube, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics.

Neutrini ad altissima energia e blazar FSRQ

Lo studio si colloca nel dibattito sull’origine cosmica incerta di quei neutrini le cui energie superano di gran lunga quelle che possono essere generate sulla Terra. Nella letteratura recente, l’associazione tra neutrini e blazar era già stata ipotizzata; tuttavia, nessuno studio precedente ha mai raggiunto un livello di significatività così elevato quanto quello ottenuto dai due autori.

“I neutrini sono messaggeri cosmici incomparabili”, sottolineano Alberto Moretti e Alessandro Caccianiga, ricercatori dell’INAF e autori dello studio, “ma ci sono considerevoli incertezze sulla misura della loro direzione di provenienza. I risultati della nostra ricerca, anche se molto promettenti, non scrivono la parola fine al dibattito. Oltre alla direzione di arrivo, le incertezze maggiori sono dovute anche agli effetti di selezione e al numero limitato di eventi analizzati”.

I dati dell’esperimento IceCube

I due ricercatori hanno utilizzato il catalogo IceCat-1, una raccolta di dati dell’esperimento IceCube, situato presso la base Amundsen-Scott al Polo Sud. IceCube è un osservatorio per neutrini costruito e gestito dalla National Science Foundation (NSF), con il supporto finanziario e la partecipazione di numerose istituzioni provenienti da quattordici Paesi che costituiscono la Collaborazione IceCube, alla quale l’Italia partecipa tramite l’Università degli Studi di Padova.

L’osservatorio è costituito da 5.160 sensori ottici distribuiti in un volume di ghiaccio pari a un chilometro cubo ed è in grado di identificare le tracce del passaggio dei neutrini sfruttando la radiazione Cherenkov prodotta mentre attraversano il ghiaccio.

Il metodo di analisi e i risultati

Moretti e Caccianiga hanno estratto dal catalogo IceCat-1 un campione di 30 neutrini ad alta energia, la cui direzione di provenienza era particolarmente ben localizzata in cielo, confrontandola con le posizioni di un catalogo di quasar ottenuto dalla Sloan Digital Sky Survey, che contiene anche blazar FSRQ.

I risultati hanno rivelato un chiaro collegamento tra i neutrini di IceCube e i blazar il cui spettro elettromagnetico presenta linee di emissione ampie e intense, identificabili proprio nei blazar FSRQ.

Perché i blazar sono candidati ideali

I blazar sono nuclei galattici attivi (AGN) estremamente energetici, alimentati da un buco nero supermassiccio che emette un potente getto di particelle e radiazione quasi perfettamente allineato con la Terra. I loro getti contengono un plasma di elettroni e protoni in moto relativistico all’interno di un intenso campo di fotoni, offrendo un ambiente favorevole alla produzione di neutrini energetici.

“La raccolta continua di dati da parte dell’esperimento IceCube”, osservano i due ricercatori, “apre la prospettiva di una futura conferma decisiva del legame tra i neutrini ad altissima energia e la popolazione dei blazar FSRQ”.

Il valore scientifico dei neutrini cosmici

Studiare i neutrini cosmici offre un’opportunità straordinaria: queste particelle mantengono inalterata la loro direzione di propagazione perché sono prive di carica elettrica e non vengono deviate dai campi magnetici. Grazie a questa proprietà, sono in grado di fornire informazioni uniche e affidabili sui fenomeni più energetici dell’Universo lontano e sulle regioni più dense in prossimità dei buchi neri.

economia dello spazio

Redazione e Editor Economia dello Spazio Magazine