CTAO, inaugurati quattro telescopi LST a La Palma con il contributo di INAF e INFN

Quattro telescopi LST a La Palma nel sito CTAO-Nord, ripresi dall'alto durante la cerimonia di inaugurazione.
I quattro Large-Sized Telescopes del sito CTAO-Nord, all’Osservatorio del Roque de los Muchachos, a La Palma, durante l’inaugurazione del 15 ottobre 2026. Crediti: LST Collaboration.

L’inaugurazione dei quattro telescopi LST a La Palma, avvenuta il 15 ottobre 2026 presso il sito settentrionale del Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO), segna un nuovo traguardo nella costruzione dell’osservatorio internazionale per l’astronomia a raggi gamma. Al completamento del sottosistema hanno contribuito anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), attraverso competenze progettuali e tecnologie avanzate destinate a un’infrastruttura scientifica che si estende dalla Spagna al Cile.

La partecipazione italiana riguarda componenti strutturali, sistemi elettronici e strumenti di precisione, con attività che proseguono nella costruzione dei telescopi destinati a CTAO-Sud. Il completamento degli LST nel sito delle Canarie rappresenta quindi una tappa di un programma internazionale nel quale le competenze nazionali trovano applicazione in diverse fasi di realizzazione.

La cerimonia, organizzata presso l’Osservatorio del Roque de los Muchachos, ha riunito circa 250 scienziati e rappresentanti delle istituzioni di ricerca internazionali. L’inaugurazione conclude la costruzione del sottosistema formato dai quattro Large-Sized Telescopes, ma non coincide ancora con la loro piena operatività scientifica: seguiranno ulteriori attività di collaudo e integrazione nelle operazioni del CTAO.

Telescopi LST a La Palma, le tecnologie sviluppate da INAF e INFN

Il contributo italiano alla realizzazione degli LST comprende attività di progettazione e sviluppo di componenti essenziali per il funzionamento dei telescopi. L’INFN, coinvolto nel programma fin dalle prime fasi, ha realizzato la struttura in fibra di carbonio che sostiene l’arco della camera e ha partecipato alla costruzione della camera stessa. Ha inoltre sviluppato componenti meccanici ed elettronici di alta precisione necessari alla calibrazione del sistema di puntamento.

Ogni telescopio dispone di uno specchio di 23 metri di diametro e di una camera ultrarapida progettata per rilevare i deboli lampi di luce Cherenkov prodotti quando i raggi gamma di alta energia interagiscono con l’atmosfera terrestre. La precisione delle strutture e dei sistemi di rilevazione è determinante per ricostruire le caratteristiche delle radiazioni osservate.

I tre nuovi telescopi, LST-2, LST-3 e LST-4, affiancano LST-1, già utilizzato per osservazioni scientifiche durante la fase di collaudo avviata nel 2020. La configurazione a quattro strumenti consentirà di osservare simultaneamente lo stesso fenomeno da più punti, migliorando sensibilità, risoluzione angolare e precisione nella ricostruzione dell’energia.

Il completamento del sottosistema conclude una fase di sviluppo tecnologico e collaborazione internazionale durata oltre quindici anni. Per INAF e INFN rappresenta un risultato legato non soltanto alle future capacità osservative, ma anche all’integrazione di competenze specialistiche nella realizzazione di strumenti scientifici complessi.

Dal CTAO-Nord al Cile, la continuità delle attività italiane

Il coinvolgimento italiano prosegue nell’emisfero meridionale, dove è prevista la realizzazione del secondo sito dell’osservatorio, CTAO-Sud, presso l’Osservatorio Europeo Australe (ESO) al Paranal, nel deserto di Atacama.

Per questo sito sono in costruzione in Italia due Large-Sized Telescopes e 37 Small-Sized Telescopes. Le attività comprendono anche la realizzazione delle camere dei telescopi, alla quale INAF e INFN contribuiscono grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).

Il collegamento tra i due siti evidenzia la continuità delle attività italiane di progettazione, costruzione e sviluppo tecnologico. Le competenze maturate nel programma LST si inseriscono così in un’infrastruttura internazionale che richiede soluzioni avanzate nella meccanica, nei materiali compositi, nell’elettronica e nei sistemi di rilevazione.

«L’Italia ospita a Bologna, presso l’INAF, la sede centrale dell’Osservatorio internazionale e sta contribuendo alla realizzazione di gran parte dei suoi strumenti», ha dichiarato Lucio Angelo Antonelli, dirigente di ricerca INAF e Co-Principal Investigator della Collaborazione internazionale LST.

La presenza della sede centrale del CTAO a Bologna affianca il contributo tecnologico nazionale con un ruolo nell’organizzazione dell’infrastruttura. L’osservatorio è gestito dal CTAO ERIC, consorzio europeo per le infrastrutture di ricerca che riunisce diversi Paesi e l’ESO, nell’ambito di una collaborazione internazionale per lo sviluppo di hardware, software e capacità scientifiche.

Nel suo assetto previsto, CTAO comprenderà oltre 60 telescopi distribuiti tra La Palma e il Cile, con tre classi di strumenti progettate per osservare raggi gamma in un intervallo energetico compreso tra circa 20 GeV e 300 TeV. Gli LST saranno particolarmente importanti per lo studio delle sorgenti più distanti e dei fenomeni transitori, grazie alla loro sensibilità alle energie più basse.

La fase successiva all’inaugurazione riguarderà il collaudo, la calibrazione e l’integrazione dei nuovi strumenti nelle operazioni scientifiche. Secondo Mosè Mariotti, ricercatore INFN e responsabile nazionale del gruppo INFN in CTAO, nei prossimi due anni l’entrata in funzione dei telescopi consentirà un significativo incremento delle prestazioni, con una sensibilità che potrà aumentare fino a un ordine di grandezza rispetto agli strumenti attuali.

Per l’Italia, il completamento degli LST a La Palma rappresenta una tappa di un impegno che prosegue con la costruzione degli strumenti destinati al Cile. Un percorso che documenta il contributo delle competenze scientifiche e tecnologiche nazionali alla realizzazione di una grande infrastruttura internazionale di ricerca.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.