Voyager 1, la NASA riduce i consumi energetici per prolungare la missione

La NASA ha completato un intervento sui sistemi di bordo per ottimizzare la gestione dell’energia di Voyager 1 e prolungare l’attività scientifica della sonda, operativa da 49 anni. L’operazione, denominata Big Bang, punta a ridurre i consumi elettrici attraverso l’impiego di dispositivi a minore assorbimento, preservando le risorse necessarie al funzionamento degli strumenti ancora attivi.

Una delle sonde Voyager nella camera a vuoto termico del simulatore spaziale del Jet Propulsion Laboratory della NASA
Una delle sonde Voyager nella camera a vuoto termico del 25-Foot Space Simulator presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, il 27 aprile 1977. Crediti: NASA/JPL-Caltech.

L’intervento è stato annunciato dal Jet Propulsion Laboratory (JPL), che gestisce la missione per la NASA. A circa 24 miliardi di chilometri dalla Terra, Voyager 1 continua a raccogliere dati nello spazio interstellare, nonostante il progressivo esaurimento della potenza elettrica disponibile.

La gestione dell’energia di Voyager 1 con l’operazione Big Bang

Gli ingegneri hanno disattivato tre dispositivi e li hanno sostituiti operativamente con alternative a minore consumo energetico. La riconfigurazione, completata all’inizio di settembre 2026, consente di contenere il fabbisogno elettrico mantenendo le condizioni termiche necessarie al funzionamento della sonda.

Secondo la NASA, la potenza elettrica disponibile sulle sonde Voyager diminuisce di circa 4 watt ogni anno. Senza questo intervento, Voyager 1 avrebbe potuto dover spegnere un ulteriore strumento scientifico già nell’estate del 2027. Il risparmio ottenuto offre quindi un margine operativo aggiuntivo, senza eliminare i vincoli energetici che caratterizzano la missione.

Il risultato evidenzia il ruolo della gestione delle risorse nelle missioni spaziali di lunga durata. La progressiva riduzione della potenza disponibile impone infatti di valutare continuamente il rapporto tra consumi dei sistemi di bordo e capacità di acquisire dati scientifici. Nel caso di Voyager 1, ogni intervento di ottimizzazione contribuisce a preservare l’operatività degli strumenti ancora funzionanti, pur in presenza di margini energetici sempre più limitati. L’operazione Big Bang dimostra come la gestione dei sottosistemi possa incidere sulla durata utile di una missione anche molti decenni dopo il lancio.

Quando non è possibile sostituire fisicamente i componenti, la riconfigurazione dei sistemi esistenti diventa uno strumento essenziale per preservare le capacità scientifiche. Nel caso di Voyager 1, la continuità operativa dipende sempre più dalla capacità degli ingegneri di distribuire una quantità di energia progressivamente inferiore tra le funzioni indispensabili della sonda.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.