L’economia circolare nello spazio parla italiano

Trasformare lo spazio da cimitero a ecosistema

In Orbit Servicing

Riammodernare, aggiornare e sostituire componenti: è l’ambizioso obiettivo dello spazio del futuro grazie all’In Orbit Servicing. Un nuovo importante passo in questa direzione arriva ora con l’annuncio di D-Orbit selezionata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), come prime contractor per MORPH (Modular On-Orbit Refurbishment for Permanent Hardware), quella che potrebbe diventare la prima architettura di missione europea capace di dimostrare il rifornimento di satelliti direttamente in orbita. L’annuncio è stato dato in occasione del SatShow 2026 a Washington D.C., dove D-Orbit partecipa all’interno del Padiglione italiano, organizzato da Agenzia ICE in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.

“Ad oggi nel settore dello spazio non esiste il concetto di economia circolare perché nulla viene riutilizzato. Mandi un satellite in orbita e così rimane fino a fine vita, non puoi riammodernarlo, aggiornarlo, sostituire un componente e neppure rifornirlo di propellente. Noi puntiamo a introdurre in questo settore il concetto di circolarità e ora con Morph stiamo facendo un nuovo importante passo in avanti”, ha detto Stefano Antonetti, Responsabile strategia di D-Orbit. Una filosofia del ‘lancio e dimentica’ che potrebbe essere ridisegnata con l’arrivo dei primi ‘carro attrezzi spaziali’ e che punta a trasformare lo spazio da cimitero di costosi hardware abbandonati a un ecosistema dinamico, dove la riparazione e l’aggiornamento diventino la norma.

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MORPH prosegue il lavoro già iniziato da alcuni anni per lo sviluppo di RISE, la prima missione di in-orbit servicing sviluppata dalla stessa D-Orbit e finanziata in larga parte dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con ESA. Una missione che sarà lanciata nel 2028 con un satellite da 2,5 tonnellate che avrà il compito di catturare altri satelliti e rifornirli o modificarne l’orbita.

Entrambi i progetti hanno l’obiettivo comune di estendere la vita e l’operatività dei satelliti in orbita geostazionaria, generalmente i più preziosi e costosi, nonché ridurre la necessità di produrre e lanciare satelliti sostitutivi e ridurre così il numero dei detriti spaziali. Ma mentre RISE si concentra sull’estensione della vita operativa del satellite attraverso capacità di manutenzione in orbita, MORPH punta ancora più in là, non solo rifornire satelliti o modificarne l’orbita ma effettuare un vero e proprio refurbishment nonché la possibilità di assemblare e integrare nuove componenti, come moduli o pannelli solari.

L’accordo prevede un primo finanziamento per la Fase 0 di 150mila euro seguita da otto mesi di studio per la Fase A in cui D-Orbit e i suoi partner di consorzio svilupperanno un concetto di missione validato per la dimostrazione del rifornimento in orbita, inclusi l’architettura preliminare di sistema, lo scenario operativo, e l’identificazione delle tecnologie chiave necessarie per le operazioni di rifornimento. Uno sviluppo che porterà alla definizione di un percorso che potrebbe concludersi con il lancio approssimativamente nel 2032.

Il concetto di missione di MORPH è basato su GEA, il veicolo di D-Orbit per l’in-orbit servicing progettato fin dall’inizio per supportare le operazioni di manutenzione in orbita, e sulla quale è basata anche la missione RISE.

Nonostante già da anni siamo abituati a vedere attracchi automatizzati di veicoli sulla Stazione Spaziale Internazionale l’ambizione di un servicing commerciale presenta delle sfide inedite. “Sulla ISS, le manovre avvengono in un ambiente “confortevole”, con bracci robotici, sensori dedicati e una struttura progettata appositamente per essere cooperativa. La sfida nel nostro caso – ha aggiunto Antonetti – è farlo con oggetti meno cooperativi e soprattutto farlo per un servizio commerciale. Il che vuol dire farlo non solo con affidabilità ma anche costare il giusto ed essere ripetibile”.

Tutte capacità che ad oggi sono ancora nella primissima fase, tanto che solo l’azienda americana Northrop Grumman ha in questi anni effettuato alcuni primi passi in missioni di servicing e probabilmente anche dalla Cina, che avrebbe raggiunto qualche primo traguardo ma senza darne risalto mediatico. I progetti di D-Orbit, con il supporto di ASI e ESA, sarebbero dunque delle importanti e pioneristiche ‘prime volte’ che potrebbero gettare le basi per la nascita di una nuova forma di economia dello spazio basata, almeno in parte, sulla circolarità.

Leonardo De Cosmo

Leonardo De Cosmo, giornalista scientifico collabora anche con ANSA Scienza, Le Scienze ed Economia dello Spazio Magazine, ed è docente di Trasformazione Digitale alla Lumsa di Roma. Scrive principalmente su temi di frontiera come spazio, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche, e autore di "Gatto vivo, gatto morto.Guida quantistica per innovatori di domani” (Il Sole 24 Ore, 2026). Consulente per la comunicazione e relazioni con i media per eventi e progetti di ricerca europei e co fondatore di Fatina, collettivo per la comunicazione della scienza