Spazio: Biffi (Assolombarda), “Occasione di crescita, ma va tutelata l’italianità”

Filiera spaziale
Credito: L’Imprenditore

La sfida della filiera spaziale italiana tra crescita, tutela e competitività

La filiera spaziale italiana è in una fase cruciale: cresce rapidamente, attrae investimenti e genera innovazione, ma allo stesso tempo corre il rischio di perdere pezzi strategici all’estero. È questo, in sintesi, il messaggio emerso durante la giornata conclusiva della seconda edizione degli Stati Generali della Space Economy 2025, evento che ha riunito a Milano istituzioni, industria, startup, università e attori finanziari per fare il punto sul futuro dello spazio come leva economica, industriale e geopolitica per il Paese.

Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda, ha messo a fuoco un tema spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: come far crescere il tessuto imprenditoriale dello spazio senza perderne il controllo strategico.

Una crescita veloce, ma fragile

Il settore spaziale non è più un comparto di nicchia: oggi coinvolge manifattura, cyber, elettronica avanzata, robotica, IA, telecomunicazioni, mobilità, energia, difesa e servizi digitali. L’allargamento della catena del valore ha attratto nuovi investitori, portando risorse preziose per startup e PMI che sviluppano tecnologie spaziali o dual-use.

Eppure, dietro la narrazione dell’“Italia che vola nello spazio”, c’è un dato che invita alla prudenza: negli ultimi cinque anni, quasi 1.500 aziende italiane sono state acquisite da fondi internazionali. Non tutte appartengono al comparto spaziale, ma il fenomeno è sufficiente a sollevare una domanda pressante: come evitare che l’innovazione creata in Italia venga monetizzata altrove?

È su questo punto che il contributo di Biffi diventa particolarmente rilevante.

Biffi: crescita sì, ma con una strategia di tutela

Riportiamo di seguito la dichiarazione integrale di Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda, a margine della tappa conclusiva degli Stati Generali della Space Economy 2025, promossa dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy all’HangarBicocca di Milano:

“Lo spazio è un’ occasione di crescita ma, al contempo, ci sono dei piccoli rischi perché negli ultimi 5 anni, quasi 1.500 aziende italiane sono state acquisite da fondi internazionali. Quindi l’abilità è farle crescere, ma allo stesso tempo tutelarle dal punto di vista degli investimenti strategici in modo da mantenerle nel nostro territorio”. “Ci sono grandi opportunità – avverte Biffi -. Si tratta di un comparto che è molto rilevante per la nostra industria”.

La sua posizione è chiara: serve una strategia che consenta alle imprese di assorbire investimenti, scalare sui mercati globali e generare occupazione qualificata, ma preservando al contempo il perimetro industriale nazionale.

Tra apertura e protezione: la linea sottile della competitività

Il tema non è nuovo, ma oggi assume un peso diverso. In un settore come lo spazio, in cui l’hardware e il software possono avere applicazioni critiche in difesa, sicurezza, energia e comunicazioni, lasciare che asset strategici finiscano sotto controllo estero può indebolire l’autonomia tecnologica e geopolitica di un Paese.

Da un lato, gli investimenti stranieri hanno accelerato la crescita di molte aziende. Dall’altro, senza strumenti di tutela adeguati, l’Italia rischia di fare ricerca, prototipazione e sviluppo… per poi vedere brevetti, talenti e produzione trasferiti altrove.

La soluzione, secondo gli esperti presenti agli Stati Generali, non è chiudere le porte, ma governare il flusso degli investimenti: attrarre capitale “buono” evitando l’emorragia di asset strategici.

Due leve emergono come prioritarie:

  • politiche di golden power mirate e snelle, specifiche per il settore dello spazio;
  • fondi nazionali e pubblico-privati capaci di co-investire e trattenere in Italia le imprese ad alto potenziale.
Un ecosistema in fermento: Milano e il ruolo dei territori

La sede scelta per la tappa conclusiva – il Pirelli HangarBicocca – non è casuale. Milano e la Lombardia stanno diventando uno degli snodi più dinamici della space economy italiana: ospitano imprese tecnologiche, centri di ricerca, università e investitori, e rappresentano un terreno fertile per l’incubazione di idee che possono scalare rapidamente.

La sfida ora è trasformare questi poli di eccellenza in piattaforme nazionali coordinate, evitando dispersioni e duplicazioni e creando sinergie tra territori, istituzioni e industria.

Perché il 2025 può essere un anno di svolta

La seconda edizione degli Stati Generali ha mostrato un settore maturo, consapevole della propria rilevanza e del proprio potenziale. La discussione si è spostata dal “se” al “come”: come crescere, come competere, come proteggere.

Se l’Italia saprà integrare:

  • investimenti industriali,
  • protezione degli asset strategici,
  • sviluppo del capitale umano,
  • governance pubblico-privata,

la filiera spaziale potrà diventare uno dei pilastri della nuova economia nazionale e un elemento identitario della leadership italiana in Europa.

Michelangelo Moles

Redazione Economia dello Spazio Magazine