IRIDE brucia le tappe, milestone raggiunta con 7 mesi di anticipo

Intervista a Gabriella Costa, di ESA e project manager di IRIDE

costellazione IRIDE

A metà 2026 il rilascio dei primi dati e l’analisi sull’impatto economico

La costellazione IRIDE brucia le tappe: la milestone fissata per giugno 2026, che prevedeva di avere almeno parte di due costellazioni in volo, è stata superata con 7 mesi di anticipo. A fare il punto sull’avanzamento del programma italiano di osservazione della Terra, voluto dal Governo e coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è stata Gabriella Costa, di ESA e project manager di IRIDE.

gabriella costa di esajpg - IRIDE brucia le tappe, milestone raggiunta con 7 mesi di anticipo

A tempo di record

“L’obiettivo di questa fondamentale milestone che era fissata per giugno di questo anno – ha detto Costa – è stata in realtà raggiunta nel novembre del 2025, grazie alla costellazione HEO, i cui primi satelliti sono stati lanciati tra gennaio e giugno 2025, e la costellazione Eaglet-2, che ha visto i primi lanci proprio a novembre”. Come noto, IRIDE si articola in 6 costellazioni differenti che integrano diverse tecnologie di osservazione: 2 con tecnologia SAR, 2 di ottica multispettrale ad alta risoluzione, 1 ottica ad altissima risoluzione (sotto il metro), e 1 iperspettrale.

Nel complesso 68 satelliti di cui ne sono stati già messi in orbita 16. Di questi ci sono 8 della costellazione HEO realizzata da Argotec, “dei quali stiamo concludendo in queste settimane tutta la fase di caratterizzazione e calibrazione ma già possiamo dire che stanno fornendo immagini veramente di altissima qualità”, ha aggiunto Costa.  A questi si aggiungeranno altri 7 satelliti a maggio 2026 e gli ultimi 10 tra ottobre e novembre 2026. E altri 8 Eaglet-2, realizzati da OHB Italia, a cui si aggiungeranno altri 8 con un lancio previsto per il 29 marzo e gli ultimi 8 a fine 2026.

Sempre nel 2026 dovrebbe completarsi la costellazione Nimbus SAR, realizzata da Thales Alenia Space, composta da 12 satelliti, con una finestra di lancio prevista tra dicembre 2026 e febbraio 2027, e Nimbus VHR, composta in realtà da un solo satellite, sempre di Thales Alenia Space, definito come Ottico ad altissima risoluzione sempre entro il 2026. Le restanti componenti, come il satellite Nox SAR realizzato da D-Orbit a inizio 2027 e i 5 satelliti della costellazione Platino Iperspettrale, di Sitael, a metà del 2027.

“Entro l’anno pianifichiamo di avere almeno 49 satelliti in orbita, consolidando così la posizione dell’Italia come unico paese in Europa a possedere un sistema di osservazione della Terra così complesso e articolato. In totale 68 satelliti entro il 2027, un numero imponente in così poco tempo se si considera che IRIDE è partito solo nel 2022 e che lo sviluppo di un nuovo satellite richiede solitamente circa il doppio del tempo”.

Non solo satelliti

Oltre all’aspetto operativo dei satelliti, nel 2026 verranno anche presentati i risultati di uno studio di impatto economico, attualmente in preparazione, volto a misurare numericamente i benefici del progetto sull’ecosistema spaziale italiano in termini di competitività industriale e creazione di posti di lavoro. “Inoltre, a luglio, inizieremo a trasferire parti di costellazioni all’Agenzia Spaziale Italiana e la distribuzione dei dati all’utenza avrà inizio”, ha aggiunto Costa.

“IRIDE – ha sottolineato – non è semplicemente una serie di lanci, ma un sistema complesso end-to-end, ossia che si articola anche con una complessa infrastruttura di terra, essenziale per la gestione dei satelliti e la fornitura dei dati, e nei servizi attraverso le quali possiamo creare delle ‘catene di valore’ capaci di trasformare i dati grezzi in prodotti finiti per la Pubblica Amministrazione a supporto del monitoraggio e controllo del territorio per una varietà di aree tematiche, quali ad esempio il monitoraggio della fascia costiera, dell’utilizzo del suolo, delle risorse idriche o per la gestione delle emergenze e della sicurezza”

Secondo la project manager, uno degli elementi di maggior successo di IRIDE è stato nell’impatto industriale, agendo come un volano per la competitività delle aziende spaziali italiane. IRIDE ha imposto tempistiche assolutamente impressionanti che hanno costretto le imprese a un’evoluzione accelerata: “basti pensare che il primo satellite della costellazione HEO di Argotec è stato lanciato appena due anni dopo la firma del contratto”. Molte aziende hanno compiuto una crescita enorme, in alcuni casi lanciando per la prima volta satelliti per l’osservazione della Terra o trovandosi, per la prima volta, a operare una flotta di numerosi satelliti contemporaneamente.

“Impatto importante anche per i grandi players con esperienza consolidata nel settore a cui, tuttavia, la sfida di IRIDE ha permesso di sviluppare una capacità nuova, ossia la produzione seriale di mini satelliti. “Un passaggio importante dalla costruzione di ‘pezzi unici’ a un modello industriale più moderno e scalabile”. In sostanza, ha sottolineato Costa, l’industria italiana ha ora un ricco portfolio di prodotti a catalogo che prima non esisteva, che ha portato così un incremento di competitività.

Le prossime sfide

Un’altra grande sfida di IRIDE inizierà nei prossimi mesi con l’adozione dei servizi da parte degli utenti, ovvero garantire che la PA integri e sfrutti effettivamente questi strumenti nel proprio lavoro quotidiano di monitoraggio e controllo del territorio. “Lo sviluppo sta procedendo gradualmente: alla fine dell’anno scorso sono state completate le prime 16 catene di valore, con l’obiettivo finale di arrivare a produrre centinaia di prodotti geospaziali differenti”. Poiché il progetto ha puntato a sviluppare un grande numero di prodotti per coprire ogni possibile necessità (sulla base delle richieste delle varie PA), ora si prevede una fase di ‘raffinamento. “Sarà necessario identificare – ha concluso Costa – quali servizi diventeranno pilastri operativi immediati e quali invece costituiranno basi tecnologiche per investimenti futuri”.

Leonardo De Cosmo

Leonardo De Cosmo, giornalista scientifico collabora anche con ANSA Scienza, Le Scienze ed Economia dello Spazio Magazine, ed è docente di Trasformazione Digitale alla Lumsa di Roma. Scrive principalmente su temi di frontiera come spazio, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche, e autore di "Gatto vivo, gatto morto.Guida quantistica per innovatori di domani” (Il Sole 24 Ore, 2026). Consulente per la comunicazione e relazioni con i media per eventi e progetti di ricerca europei e co fondatore di Fatina, collettivo per la comunicazione della scienza