
Con la Legge n 89/2025, si delinea un ecosistema spaziale competitivo e strutturato
Il 13 giugno 2025 rappresenta una data spartiacque per l’Italia nello scenario internazionale dell’economia dello spazio. Con la pubblicazione della Legge n 89/2025, intitolata “Disposizioni in materia di economia dello spazio”, il nostro Paese si dota per la prima volta di un quadro normativo organico e coerente dedicato allo sviluppo del comparto spaziale, confermando la crescente centralità del settore nelle strategie industriali e geopolitiche nazionali.
La legge si inserisce nel più ampio disegno del Governo Meloni e del Ministro Adolfo Urso, che ha voluto fortemente il provvedimento per affermare la sovranità tecnologica italiana e strutturare un ecosistema spaziale competitivo, innovativo e integrato con le filiere industriali strategiche, anche in chiave duale.
Tra le novità principali, la legge:
• istituzionalizza l’economia dello spazio come ambito prioritario per l’azione pubblica, riconoscendone l’importanza trasversale per difesa, telecomunicazioni, ambiente, agricoltura, blue economy e infrastrutture critiche;
• rafforza il ruolo del MIMIT quale cabina di regia delle politiche spaziali industriali, in sinergia con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ridefinendo la governance complessiva del comparto;
• promuove strumenti di partenariato pubblico-privato, favorendo l’ingresso di nuove imprese, startup deep tech e investitori nel settore;
• introduce incentivi fiscali e finanziari per progetti strategici, infrastrutture spaziali, piattaforme di lancio, tecnologie emergenti (quantum, AI, propulsione green, nuovi materiali);
• prevede un registro nazionale delle attività spaziali e nuove forme di certificazione per operatori e servizi satellitari, anche in ambito marittimo, aereo e lunare.
Con questa legge, l’Italia colma un vuoto normativo durato anni, mettendosi al passo con altri grandi player europei come Francia e Germania, e candidandosi a giocare un ruolo chiave nei prossimi programmi dell’ESA, della Commissione Europea e nella cooperazione internazionale.
Si apre ora una fase cruciale: l’attuazione dei decreti previsti entro fine anno e la definizione degli strumenti operativi, a partire dalla nascita dell’Agenzia per la competitività spaziale italiana e dall’adozione di un Piano Nazionale per l’Economia dello Spazio 2026–2028.
Art. 22. Piano nazionale per l’economia dello spazio
1. Al fine di promuovere l’economia dello spazio al li- vello nazionale, in coerenza con il Documento strategico di politica spaziale nazionale, con il Documento di visione strategica dello spazio dell’Agenzia spaziale italiana e con il piano triennale di attività della medesima Agenzia nonché tenuto conto di tutte le iniziative strategiche di livello nazionale e internazionale e in coordinamento con gli strumenti di finanziamento esistenti in sede nazionale ed europea, la Struttura di coordinamento del COMINT elabora, in collaborazione con l’Agenzia e sentiti il Ministero delle imprese e del made in Italy, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero dell’università e della ricerca, e successivamente aggiorna con cadenza biennale il Piano nazionale per l’economia dello spazio.
2. Il Piano e i suoi aggiornamenti periodici sono approvati dal COMINT.
3. Il Piano ha durata non inferiore a cinque anni e, comunque, contiene disposizioni programmatiche riferite a un periodo temporale tale da garantire un’efficace integrazione e sincronia con i cicli di programmazione previsti in sede europea e con i tempi di realizzazione delle missioni satellitari di interesse nazionale.
4. Il Piano contiene:
a) l’analisi, la valutazione e la quantificazione dei fabbisogni di innovazione e di incremento delle capacità produttive funzionali allo sviluppo dell’economia nazionale dello spazio;
b) l’analisi del quadro delle esigenze istituzionali relative ai servizi basati sull’uso di tecnologie spaziali suscettibili di valorizzazione commerciale, anche per il tramite della sistematizzazione dei rapporti con i soggetti istituzionali portatori di interessi in relazione al negoziato per la definizione dei partenariati pubblici da costituire e delle caratteristiche degli interventi di rispettivo interesse e competenza;
c) i criteri per la programmazione, la valutazione preliminare, il controllo e il monitoraggio, ai sensi dell’articolo 175 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, delle iniziative di partenariato pubblico-privato comprese nel Piano;
d) la definizione delle sinergie attivabili tra i diversi strumenti di finanziamento e di intervento utili allo sviluppo dell’economia dello spazio, anche attraverso un’analisi preventiva di impatto che motivi analiticamente e quantitativamente l’efficacia di ognuno di essi;
e) la definizione di politiche e misure specifiche di sviluppo delle competenze e delle capacità per le piccole e medie imprese e le start-up;
f) l’allocazione delle risorse disponibili, anche a valere su più fonti di finanziamento, tra le diverse iniziative previste dal Piano, tenendo conto dell’esigenza di assicurare l’equilibrio economico-finanziario e la traslazione del rischio operativo agli operatori economici coinvolti nelle iniziative di partenariato pubblico-privato;
g) l’identificazione delle possibili ulteriori risorse pubbliche, di provenienza nazionale ed europea, e private, da destinare alle iniziative previste dal Piano;
h) i criteri per il monitoraggio e la verifica delle iniziative finanziate e dei relativi impatti, con cadenza quinquennale;
i) la definizione di progetti formativi e di orienta- mento alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM), al fine di stimolare l’interesse delle nuove generazioni verso i progetti spaziali e le figure professionali coinvolte.









