NASA chiude MAVEN dopo 11 anni di osservazioni su Marte

missione MAVEN
Rappresentazione artistica della sonda MAVEN della NASA su Marte. La sonda è entrata in orbita attorno al pianeta nel 2014 e ha completato oltre undici anni di osservazione dell’atmosfera superiore marziana, della ionosfera e delle interazioni con il Sole e il vento solare per studiare la perdita di atmosfera del Pianeta Rosso nello spazio.
Fonte: NASA/Goddard/Università del Colorado/Laboratorio di fisica atmosferica e spaziale

Dopo oltre un decennio di attività scientifica, la missione MAVEN della NASA conclude il proprio contributo all’esplorazione del Pianeta Rosso lasciando in eredità uno dei più importanti archivi di dati mai raccolti sull’evoluzione dell’atmosfera marziana. La perdita definitiva della sonda segna la fine operativa di una missione che ha modificato in profondità la comprensione delle interazioni tra Marte e il Sole, fornendo informazioni considerate strategiche anche per la futura esplorazione umana del pianeta.

L’agenzia spaziale statunitense ha confermato che il veicolo non è più recuperabile dopo l’improvvisa perdita di contatto registrata il 6 dicembre, avviando le procedure ufficiali di dismissione e archiviazione dei dati scientifici raccolti nel corso della missione.

La perdita della sonda e la conclusione della missione

Secondo le informazioni diffuse dalla NASA, tutti i sottosistemi della sonda risultavano operativi prima dell’ultimo passaggio dietro Marte. Dopo la riemersione dal lato nascosto del pianeta, tuttavia, la Deep Space Network non ha più ricevuto alcun segnale.

L’analisi dei dati radio registrati dai ricevitori della rete di comunicazione ha evidenziato che il veicolo si trovava in modalità di sicurezza e stava ruotando a una velocità anomala. La commissione incaricata di valutare l’incidente ha concluso che la rotazione avrebbe provocato la scarica completa delle batterie, interrompendo l’alimentazione del sistema di comunicazione e rendendo impossibile qualsiasi tentativo di recupero.

Le cause originarie dell’anomalia restano ancora oggetto di indagine e saranno approfondite nel rapporto finale atteso entro la fine dell’anno.

L’eredità scientifica della missione MAVEN

Lanciata nel novembre 2013, la missione MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) era stata progettata per studiare l’atmosfera superiore di Marte, la ionosfera e le interazioni con il vento solare.

L’obiettivo principale consisteva nel comprendere come il pianeta abbia progressivamente perso gran parte della propria atmosfera nel corso di miliardi di anni, trasformandosi da ambiente potenzialmente favorevole alla presenza di acqua liquida all’attuale mondo freddo e arido.

Secondo la direttrice della Divisione di Scienze Planetarie della NASA, Louise Prockter:

“I dati scientifici forniti da MAVEN sono fondamentali per capire quali misure di protezione dalle radiazioni e di sicurezza dobbiamo adottare prima di inviare esseri umani su Marte. I dati raccolti da MAVEN continueranno a fornire preziose informazioni su Marte per i decenni a venire.”

Nel corso della sua attività, il team scientifico ha prodotto oltre 800 pubblicazioni, contribuendo in modo significativo alla ricerca planetaria internazionale.

Come il Sole ha modellato l’atmosfera marziana

Uno dei risultati più rilevanti ottenuti dalla missione riguarda il ruolo del Sole nell’evoluzione climatica di Marte.

Le osservazioni hanno dimostrato che il processo di erosione atmosferica aumenta sensibilmente durante le tempeste solari. Grazie alla capacità unica di osservare contemporaneamente il Sole e la risposta dell’atmosfera marziana, MAVEN ha consentito agli scienziati di quantificare con maggiore precisione gli effetti del vento solare sulla dispersione dei gas nello spazio.

La missione ha inoltre identificato nuove tipologie di aurore marziane generate dai protoni. A differenza della Terra, dove questi fenomeni sono limitati alle regioni polari, su Marte possono manifestarsi in aree molto più estese dell’atmosfera.

Dallo sputtering atmosferico alle tempeste globali di polvere

Tra i risultati più significativi figura anche la prima osservazione diretta del fenomeno dello sputtering atmosferico su un pianeta.

Analizzando il comportamento dell’argon nell’atmosfera marziana, il team ha documentato il processo attraverso il quale particelle energetiche provenienti dal Sole trasferiscono energia alle molecole atmosferiche, espellendole progressivamente nello spazio.

Un ulteriore contributo scientifico è arrivato durante la grande tempesta globale di polvere del 2018, quando MAVEN ha monitorato l’impatto dell’evento sugli strati superiori dell’atmosfera. Le osservazioni hanno mostrato come il riscaldamento prodotto dalla polvere possa trasportare il vapore acqueo a quote più elevate, accelerandone la perdita nello spazio.

Questi risultati rappresentano un tassello fondamentale per ricostruire la storia climatica del pianeta.

Un’infrastruttura chiave per la presenza americana su Marte

Oltre alla ricerca scientifica, la sonda ha svolto un ruolo operativo essenziale all’interno della Mars Relay Network della NASA, fungendo da nodo di comunicazione tra i rover presenti sulla superficie marziana e la Terra.

Durante la sua vita operativa, MAVEN ha stabilito anche il record per la maggiore quantità di dati trasmessi da un altro pianeta in una singola giornata, dimostrando l’importanza delle infrastrutture orbitali per il funzionamento dell’intero ecosistema di esplorazione marziana.

L’ultimo anno di attività ha inoltre visto la missione partecipare all’osservazione della cometa 3I/ATLAS, confermando la flessibilità scientifica della piattaforma anche oltre gli obiettivi originari.

I dati di MAVEN a supporto delle future missioni umane

La fine operativa della sonda non coincide con la fine del suo contributo scientifico. La NASA ha già avviato le procedure di archiviazione dell’intero patrimonio informativo della missione affinché possa continuare a essere utilizzato dalla comunità scientifica internazionale.

Come sottolineato da Shannon Curry, responsabile scientifica della missione presso il Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell’Università del Colorado Boulder:

“La missione MAVEN ha davvero fatto progredire la nostra comprensione dell’atmosfera marziana e della sua evoluzione. Questo insieme di dati ha avuto un impatto enorme sul settore. Il nostro team scientifico è estremamente orgoglioso di tutte queste straordinarie scoperte.”

Per la futura esplorazione umana di Marte, la conoscenza dell’ambiente radiativo, della dinamica atmosferica e dei processi di perdita dei gas rappresenta un elemento strategico. In questo contesto, l’eredità scientifica lasciata da MAVEN continuerà a influenzare la pianificazione delle prossime missioni robotiche e con equipaggio verso il Pianeta Rosso.

Fonte dati: NASA

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.