
Ci sono passaggi che, all’interno di una relazione istituzionale, riescono a raccontare molto più di quanto sembri. Poche righe che, lette nel contesto giusto, diventano la sintesi di una trasformazione industriale già in atto.
Nella Relazione all’Assemblea 2026 di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini dedica un passaggio all’aerospazio che merita attenzione, perché fotografa con lucidità il ruolo che questa filiera sta assumendo nella nuova economia europea.
Il testo integrale recita:
“Un importante ruolo per far crescere le piccole e medie imprese lo possono giocare le grandi.
Attraverso un’accurata selezione delle filiere di appartenenza, favorendo trasferimento di know-how, competenze e accesso al credito nei territori.
Come Confindustria stiamo provando a sperimentare questo metodo per una delle filiere più innovative: l’aerospazio.
Le sue opportunità, legate alla difesa e alle ricadute civili, chiamano in causa la funzione strategica e la responsabilità delle grandi imprese che devono agire da traino per il sistema produttivo, dentro una politica industriale coerente con gli interessi nazionali ed europei.”
Sono parole che segnano un punto di svolta.
Per la prima volta in modo così esplicito, Confindustria riconosce l’aerospazio non soltanto come comparto ad alta tecnologia, ma come modello di politica industriale. E questo cambia profondamente la prospettiva.
L’aerospazio oggi non è più un settore verticale riservato a pochi grandi player. È un ecosistema strategico che attraversa manifattura avanzata, intelligenza artificiale, cybersicurezza, telecomunicazioni, osservazione della Terra, difesa, gestione dei dati e innovazione digitale.
Ma soprattutto è una filiera capace di generare effetti trasversali sull’intero sistema economico.
Nel passaggio di Orsini emerge un elemento decisivo: il rapporto tra grandi imprese e PMI. L’Italia possiede un patrimonio straordinario di piccole e medie aziende altamente specializzate, spesso eccellenze invisibili delle supply chain globali. Tuttavia, la nuova competizione internazionale richiede dimensione, integrazione tecnologica e capacità di sistema.
Ed è proprio qui che l’aerospazio può diventare il laboratorio più avanzato della nuova industria italiana.
Le applicazioni dual use — civili e militari — stanno ridefinendo il valore strategico dello spazio. I satelliti non servono più soltanto per esplorare l’universo: oggi governano comunicazioni, sicurezza, monitoraggio climatico, logistica, energia, trasporti, navigazione e controllo delle infrastrutture critiche.
Chi controlla dati, infrastrutture spaziali e capacità tecnologiche controlla anche competitività economica e sovranità geopolitica.
Per questo il richiamo agli “interessi nazionali ed europei” assume un significato molto preciso. L’Europa sta entrando in una nuova fase storica in cui spazio, difesa, energia e digitale saranno sempre più interconnessi.
Gli Stati Uniti e la Cina lo hanno compreso da tempo. L’Europa, oggi, è chiamata a decidere se costruire una propria autonomia strategica oppure restare dipendente dalle grandi piattaforme tecnologiche globali.
L’Italia possiede tutte le condizioni per giocare un ruolo centrale:
una manifattura avanzata, competenze ingegneristiche diffuse, distretti tecnologici competitivi, università di alto livello e una filiera aerospaziale riconosciuta a livello internazionale.
Serve però una visione industriale chiara.
Serve considerare l’aerospazio non come settore isolato, ma come piattaforma abilitante della nuova economia europea. Una filiera capace di integrare innovazione, ricerca, sicurezza, produzione e sviluppo territoriale.
È questo lo ritroviamo anche nel messaggio contenuto nelle parole di Orsini.
E forse è proprio da qui che può partire una nuova stagione industriale per il Paese.
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".









