
L’Europa continua a essere il continente che si riscalda più rapidamente al mondo. È il principale messaggio del Rapporto ESOTC 2025 (European State of the Climate), pubblicato dal Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici, secondo cui dalla metà degli anni Novanta la temperatura media europea è aumentata di circa 0,6 °C per decennio, oltre il doppio del tasso medio globale. Una tendenza che, secondo il rapporto, si manifesta con crescente intensità attraverso ondate di calore più frequenti, oceani sempre più caldi, perdita di ghiaccio e impatti diffusi sugli ecosistemi.
Le differenze regionali confermano inoltre che il riscaldamento non procede in modo uniforme. L’Europa orientale e sudorientale e alcune aree dell’Europa centrale, comprese le Alpi, registrano incrementi compresi tra 0,5 e 1 °C per decennio negli ultimi trent’anni. Nell’Europa occidentale, sudoccidentale e nella Fennoscandia, il tasso di aumento resta inferiore, generalmente tra 0,2 e 0,5 °C per decennio, pur confermando una tendenza consolidata.
Il Rapporto ESOTC 2025 conferma l’intensificazione delle ondate di calore
Tra gli elementi più significativi evidenziati dal Rapporto ESOTC 2025 figura l’intensificazione degli episodi di caldo estremo. Nel 2025 il continente ha registrato una successione di ondate di calore che hanno interessato territori dal Mediterraneo fino al Circolo Polare Artico.
Particolarmente rilevante è stata la seconda ondata di calore più intensa mai osservata nel mese di luglio, protrattasi per 25 giorni, dal 7 al 31 luglio. L’evento ha seguito altre due importanti ondate che avevano già interessato l’Europa occidentale e meridionale tra il 17 giugno e il 2 luglio, periodo che ha fatto segnare le temperature medie più elevate mai registrate per quel periodo dell’anno in gran parte dell’Europa occidentale.
«Il rapporto ESOTC 2025 è inequivocabile: l’Europa si sta riscaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media globale, con alcune regioni che registrano un riscaldamento ancora più rapido. Le ondate di calore, dal Mediterraneo all’Artico, non sono più eventi isolati, ma fanno parte di una tendenza più ampia e in accelerazione che sta già colpendo la salute, gli ecosistemi e le economie di tutto il continente.»
— Carlo Buontempo, direttore del Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici
Il quadro europeo si inserisce in una dinamica climatica ancora più marcata nell’Artico, la regione del pianeta che si riscalda più rapidamente, con un incremento di circa 0,75 °C per decennio. Le Svalbard rappresentano uno dei casi più evidenti, con aumenti stimati tra 1,5 e 2 °C per decennio negli ultimi trent’anni. Il 2025 è stato inoltre il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale; ciascuno degli ultimi undici anni figura tra gli undici più caldi mai osservati e il triennio 2023-2025 occupa le prime tre posizioni della serie storica.
Rapporto ESOTC 2025: oceani, ghiacciai ed ecosistemi mostrano gli effetti del riscaldamento
Il Rapporto ESOTC 2025 evidenzia che il riscaldamento interessa anche gli oceani europei. La temperatura media della superficie del mare ha raggiunto 10,94 °C, nuovo record per il quarto anno consecutivo, con valori superiori alla media nel 65% dell’area oceanica europea e nel 98% del Mar Mediterraneo.
Parallelamente, il 2025 ha segnato un nuovo record per le ondate di calore marine: l’86% della regione oceanica europea, escluse le aree coperte dai ghiacci, ha registrato almeno un giorno di condizioni classificate come “intense”, mentre il 36% ha sperimentato eventi definiti “gravi” o “estremi”. Nel Mar Mediterraneo, la copertura di ondate di calore marine ha raggiunto il 100% per il quarto anno consecutivo.
Anche gli ambienti più freddi continuano a mostrare segnali di cambiamento. La calotta glaciale della Groenlandia ha perso circa 139 gigatonnellate di ghiaccio nell’anno idrologico 2025, registrando il 29° anno consecutivo di perdita netta di massa. A livello globale è inoltre il quarto anno consecutivo in cui tutte le 19 regioni glaciali monitorate hanno registrato una perdita di massa.
Le conseguenze non riguardano soltanto la criosfera. Il rapporto dedica una sezione specifica agli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità europea, descrivendo un aumento dello stress per gli ecosistemi di acqua dolce, le foreste, le praterie e gli ambienti marini, sempre più esposti a siccità, incendi, riscaldamento delle acque e acidificazione.
Il Rapporto ESOTC 2025 evidenzia inoltre un continente caratterizzato da contrasti sempre più marcati nelle precipitazioni. Ampie aree dell’Europa nord-occidentale ed orientale hanno registrato valori inferiori alla media, mentre il sud-ovest europeo e alcune regioni settentrionali hanno sperimentato condizioni più umide, con eventi alluvionali che hanno interessato, tra gli altri, Romania, Bulgaria e parte della Francia.
Sul fronte energetico, il rapporto rileva che nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 46,4% della produzione elettrica europea, valore sostanzialmente in linea con il record raggiunto nel 2024. L’energia solare ha contribuito con una quota record del 12,5%, mentre l’energia eolica ha rappresentato il 18% della generazione elettrica complessiva, sostenuta dall’aumento della capacità installata nonostante condizioni di vento meno favorevoli.
Nel suo insieme, il Rapporto ESOTC 2025 conferma una tendenza ormai consolidata: il riscaldamento dell’Europa procede a un ritmo superiore rispetto alla media globale e interessa contemporaneamente atmosfera, oceani, ghiacciai ed ecosistemi. Per decisori pubblici, istituzioni e comunità scientifica, il rapporto rappresenta uno strumento di riferimento per valutare gli effetti del cambiamento climatico e orientare le politiche di adattamento e mitigazione sulla base di dati osservativi aggiornati.
Fonte dati: Unione Europea
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










