
Portare nello spazio non soltanto componenti finiti, ma anche gli strumenti necessari per assemblarli, modificarli o ripararli è uno dei passaggi tecnologici alla base dello sviluppo dell’in-space manufacturing. La saldatura in orbita rientra tra queste capacità e ArcSpace, startup francese del settore, prevede di effettuare nel 2027 una dimostrazione della propria tecnologia automatizzata.
A riportarlo è Andrew Parsonson di European Spaceflight. La società sta sviluppando strumenti compatti basati sulla tecnologia a fascio di elettroni, progettati per saldare, unire e tagliare strutture metalliche nello spazio. La dimostrazione del 2027 servirà a verificare il funzionamento del sistema nell’ambiente operativo al quale è destinato, segnando un passaggio rilevante nel percorso che dovrebbe portare, in caso di successo, verso una prima commercializzazione dal 2028.
Saldatura in orbita, ArcSpace prepara un payload da 12 chilogrammi
Fondata nel 2022, ArcSpace sta lavorando alla miniaturizzazione di strumenti per la lavorazione dei metalli destinati ad applicazioni spaziali. Per la dimostrazione prevista nel 2027, l’azienda utilizzerà un payload da circa 12 chilogrammi, che sarà imbarcato su un veicolo spaziale ospitante gestito da un partner non ancora reso noto. Secondo quanto riferito dal CEO Guillaume Mohara a European Spaceflight, il nome del partner dovrebbe essere annunciato nel corso di settembre.
Una volta raggiunta l’orbita, le operazioni avranno un elevato grado di automazione. I controllori a Terra invieranno il comando per avviare ciascuna prova, mentre la sequenza di saldatura sarà successivamente gestita dal computer di bordo.
Il programma prevede diverse sessioni della durata di circa un’ora. Ciascuna comprenderà complessivamente più di 100 secondi di saldature di breve durata. I dati raccolti saranno quindi analizzati prima di procedere con la sessione successiva.
La configurazione scelta è significativa anche sotto il profilo industriale. Integrare la tecnologia come payload su un veicolo ospitante consente infatti ad ArcSpace di concentrare la dimostrazione sul proprio sistema di saldatura senza dover sviluppare un’intera piattaforma spaziale dedicata.
French in-orbit manufacturing startup ArcSpace plans to demonstrate its welding technology aboard a host spacecraft in 2027.https://t.co/aBqTMkK6x8
— Andrew Parsonson (@AndrewParsonson) September 3, 2026
Dalla saldatura al servicing, il nodo delle infrastrutture costruite in orbita
La rilevanza della dimostrazione va oltre il singolo esperimento. La possibilità di lavorare strutture metalliche direttamente nello spazio rientra nel più ampio sviluppo delle capacità di In-Space Servicing, Assembly and Manufacturing (ISAM), un insieme di tecnologie che punta a estendere ciò che può essere realizzato su satelliti e infrastrutture dopo il lancio.
Il modello tradizionale impone infatti che gran parte dei sistemi spaziali venga costruita, integrata e qualificata a Terra, per poi essere lanciata in una configurazione sostanzialmente definitiva. Disporre di strumenti capaci di effettuare lavorazioni in orbita potrebbe, progressivamente, ampliare le possibilità di manutenzione, modifica e assemblaggio delle infrastrutture spaziali.
È in questo mercato che ArcSpace intende collocare la propria tecnologia. L’azienda individua tra le potenziali applicazioni il servicing, la riparazione e l’assemblaggio in orbita. Mohara ha ricondotto la strategia alla necessità di superare un modello nel quale l’hardware spaziale viene tradizionalmente concepito per un utilizzo sostanzialmente definito prima del lancio, indicando nella capacità di produrre, riparare e modificare sistemi direttamente nello spazio uno degli elementi necessari allo sviluppo di una nuova economia orbitale.
La dimostrazione del 2027 non equivale, tuttavia, alla validazione di tutte queste applicazioni. Il suo obiettivo immediato è più circoscritto: verificare la capacità del sistema di eseguire le operazioni di saldatura previste in ambiente orbitale. Servicing, repair e assembly rappresentano i mercati verso i quali ArcSpace punta successivamente a indirizzare la tecnologia.
Il round da 2 milioni finanzia il passaggio alla dimostrazione orbitale
La roadmap tecnologica è direttamente collegata alla strategia finanziaria della società. Il 25 agosto 2026, ArcSpace ha annunciato la chiusura di un round seed da 2 milioni di euro. Le risorse sono destinate all’ampliamento del team, alla qualificazione dell’hardware di volo e alla preparazione della prima missione dimostrativa in orbita.
Il collegamento tra finanziamento e flight demonstration è un elemento rilevante per valutare la notizia in chiave Space Economy. Per una startup che sviluppa hardware destinato all’ambiente spaziale, la prova in orbita costituisce uno snodo tra sviluppo tecnologico e possibile ingresso nel mercato: permette di raccogliere dati operativi e di verificare il comportamento di sistemi che, fino a quel momento, sono stati sviluppati e qualificati prevalentemente attraverso attività a Terra.
Nel caso di ArcSpace, il calendario indicato dalla società prevede che, qualora la dimostrazione del 2027 abbia successo, la tecnologia possa iniziare il percorso verso il mercato dal 2028. Si tratta quindi ancora di una roadmap industriale, non di una capacità commerciale già disponibile.
Rimangono inoltre da definire alcuni elementi della missione: oltre all’identità dell’operatore del veicolo ospitante, non sono ancora stati indicati pubblicamente il lancio, l’orbita e la data precisa della dimostrazione.
Per l’industria spaziale europea, la rilevanza del progetto risiede soprattutto nel passaggio dalla qualificazione a Terra alla dimostrazione in ambiente orbitale. Il test del 2027 dovrà stabilire se una tecnologia sviluppata per la lavorazione dei metalli può compiere un ulteriore passo verso l’impiego operativo in orbita. Se la validazione avrà esito positivo, ArcSpace avrà superato una delle milestone necessarie per trasformare la saldatura orbitale da capacità sperimentale a componente di una futura offerta di servizi per infrastrutture spaziali assemblabili, modificabili e riparabili dopo il lancio.
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










