Il settore assicurativo delle attività spaziali

settore assicurativo

Il settore assicurativo si è sempre accostato alle attività spaziali con legittima circospezione ed il suo esordio in tale ambito risale al lancio in orbita del primo satellite commerciale (Intelsat I) nel 1965, assicurato dai Lloyd’s of London per la fase di prelancio.

Da allora, il settore si è evoluto dal punto di vista tecnologico ed economico, soprattutto per la crescente presenza di soggetti privati (come SpaceX, Blue Origin, Virgin Galactic, ABL Space System, Rocket Lab, Relativity Space e altri), che ha determinato nuove forme di collaborazione tra enti pubblici e privati ed attività spaziali interamente esercitate da operatori privati in modo indipendente dagli Stati.

La normativa recentemente introdotta in Italia con la Legge n. 69/2025 prevede, in conformità con altri Paesi, che l’iter autorizzativo per le attività spaziali, sia condizionato al rilascio di garanzie assicurative, in ordine alla copertura dei rischi conseguenti sino ad un massimale di 100 milioni di euro, importo più elevato rispetto a quello previsto da altre legislazioni.

Ad esempio, in Francia, l’ammontare dell’assicurazione obbligatoria è corrispondente a quello del tetto di responsabilità (tra i 50 ed i 70 milioni di euro), potendo, tuttavia, essere concessa  l’esenzione da tale obbligo quando non sia possibile ottenere  una garanzia assicurativa e per il periodo in cui i satelliti non mutino la loro posizione orbitale, mentre gli Stati Uniti hanno un regime più flessibile.

La garanzia copre i danni verso terzi e deve essere valida per l’intera durata della missione e non è  necessaria quando l’attività sia condotta direttamente o per conto dello Stato.

Appare, quindi, interessante un approfondimento in tale materia, anche alla luce del nuovo contesto normativo a livello nazionale.

Natura e caratteristiche dei rischi spaziali

I rischi spaziali costituiscono un tipico esempio dei cosiddetti grandi rischi, i quali sono valutati dalle compagnie sulla base di diversi parametri, individuati secondo principi di teoria generale:

  1. probabilità che si verifichino sinistri;
  2. ammontare degli indennizzi e dei risarcimenti;
  3. frequenza della sinistrosità considerata nel tempo.

Le caratteristiche principali dei prodotti assicurativi concernenti lo spazio, sono :

  1. La difficoltà di determinare la probabilità di sinistri per: a) la mancanza di adeguate basi statistiche; b) per il limitato numero degli enti assicurabili, considerato che molti satelliti messi in orbita non hanno finalità commerciali, ma di osservazione della Terra o di ricerca scientifica, con budget limitati, se non prevalentemente militari; c) il rapido mutare della tecnologia; d) importi da assicurare estremamente elevati ed una scarsa mutualità.

Inoltre, nella valutazione complessiva da considerare nella gestione del rischio, occorre considerare non soltanto quello di fallimento dell’operazione, ma anche la potenziale minaccia per le altre infrastrutture, i rischi finanziari conseguenti agli investimenti nelle tecnologie, negli impianti e nelle strutture, il carico trasportato dalle missioni.

  • Il settore presenta un’alea estremamente elevata con la conseguenza che una compagnia, oltre a disporre di una notevole solidità economico-finanziaria, deve ricorrere a strategie quali, ad esempio, una appropriata politica assuntiva e la frammentazione del rischio; i fattori determinanti per l’analisi del rischio assicurativo rimangono, tuttavia, la gravità del sinistro e la loro frequenza, oscillante tra il 5% e l’8% circa.
  • I prodotti assicurativi sono, normalmente, fatti su misura in relazione alle esigenze del soggetto assicurato.
  • Poiché il settore dei rischi spaziali rientra, in linea generale, nei grandi rischi di natura economica e industriale, contrariamente a ciò che avviene di norma per i rischi catastrofali da calamità naturali, in teoria il danno può essere delimitato e, in qualche modo, tecnicamente valutato e, quindi, assicurabile.

Ad esempio, in situazioni in qualche modo assimilabili, come i grandi rischi nucleari e quelli relativi ai mezzi di trasporto aereo di enormi dimensioni, inizialmente percepiti come quasi insormontabili, il problema è stato alla fine affrontato con il sistema della creazione di pools internazionali.

Altra caratteristica tipica propria dei rischi spaziali è costituita dalla difficoltà per gli assicuratori di giungere ad una valutazione tecnica; in termini generali, viene utilizzato il criterio del massimo danno probabile (MPL) adottato dalla tecnica assicurativa per consentire, appunto, una più adeguata valutazione dei rischi, ancorchè, essendo il criterio fondato su principi incerti, lo stesso appare ancora di difficile applicabilità ai rischi spaziali.

Tuttavia, con riferimento ai soli satelliti, oggi non soltanto è possibile coprire la perdita totale (total loss),  ma anche il danno parziale (partial loss), definito secondo formule complesse.

Non a caso, sia dal lato degli operatori che da quello delle stesse compagnie e dei brokers, i principali protagonisti sono proprio gli ingegneri aerospaziali e la collocazione del rischio costituisce una operazione estremamente complicata, poiché l’ammontare del rischio, anche ipotizzando il worst case implica necessariamente la presenza di numerose compagnie, ciascuna operante con una propria polizza e relativo premio e non in coassicurazione diretta.

  • Infine, occorre considerare che in tema di responsabilità, la Convenzione del 1972 c.d. Liability Convention in materia, stabilisce il principio dello Stato di lancio e quello per cui il danno è imputabile allo Stato riconosciuto responsabile della collisione o dell’evento lesivo; tuttavia, rispetto a tale inquadramento normativo, incidono in concreto i profili contrattuali, gli adempimenti normativi, l’eventuale presenza di più soggetti qualificabili come Stati di lancio, la percentuale di colpa delle parti coinvolte e la stessa disciplina di distribuzione dell’onere della prova.

Sotto un profilo giuridico, l’accertamento delle responsabilità è inoltre condizionato dal fatto che le normative nazionali sono prive di un adeguato coordinamento (solo nell’ambito dell’Unione Europea sono ben undici), senza considerare che la stessa UE si sta dotando di una propria disciplina per regolamentare il settore.

L’individuazione delle responsabilità può, quindi, coinvolgere numerosi soggetti e giurisdizioni.

E’ altrettanto opportuno evidenziare che l’articolo 18 della Legge italiana nello stabilire il regime di responsabilità per i danni causati da soggetti spaziali, qualificata come oggettiva in conformità all’art. 2 della Liability Convention, introduce un limite alla responsabilità degli operatori, fissato dall’articolo 21 della legge, salve le ipotesi di dolo, colpa grave, o di violazione di prescrizioni previste in sede di autorizzazione.

Tipologie delle polizze

In termini generali, i  tipi più importanti di polizze assicurative per le attività spaziali, sono:

  1. Garanzie che riguardano la progettazione, la costruzione e la realizzazione di una singola parte componente o di tutto il complesso della macchina spaziale, o di un razzo vettore. Esse rientrano nella fase della realizzazione industriale che si conclude al momento della consegna della macchina spaziale (spacecraft) o del razzo vettore (launch vehicle) al committente.
  2. Assicurazione della cosiddetta fase di prelancio (pre-launch phase) che copre tutti i rischi connessi al trasporto, nonché alla preparazione al caricamento sul razzo vettore quando si tratta di un satellite.
  3. Assicurazione del lancio (launch), che può iniziare dal momento in cui si dà l’avvio all’accensione (initial ignition) dei motori del razzo vettore e termina in un periodo predeterminato, di regola sei mesi o un anno dopo il lancio.
  4. Assicurazione del funzionamento in orbita (in-orbit) della macchina spaziale: copre, secondo dati criteri, il rischio che la missione non continui a svolgersi per il periodo stabilito. Viene generalmente prestata per i satelliti a scopi commerciali, ma può essere estesa ai satelliti sperimentali o scientifici.

A tali quattro macrocategorie di copertura, si aggiungono altri tipi di garanzie:

  • Assicurazione della Responsabilità Civile verso i Terzi (Third Party Liability) che copre sia le fasi di pre-lancio che quelle di lancio e di funzionamento in orbita (life), nonché quelle sulla proprietà governativa.
  • Coperture, stipulate in via autonoma, o anche complementare, delle spese straordinarie sostenute dai costruttori, dai committenti o da altri comunque interessati ai programmi, come ad esempio l’assicurazione delle spese straordinarie in conseguenza di lancio ritardato (delayed launch).
  • Assicurazione della perdita economica di carattere indiretto per mancato funzionamento delle macchine spaziali impiegate a scopi commerciali.
  • Assicurazione della Responsabilità Civile Prodotti (Product Liability) per il costruttore di macchine spaziali o di loro singole parti.
  • Assicurazione, infine, di responsabilità assunte in base ai contratti (liability assumed under contract) tra acquirenti, committenti, costruttori, fornitori, sub-appaltatori, enti che gestiscono le operazioni di lancio, i servizi di raccolta e di trasmissione dei dati via satellite, i servizi di radiodiffusione, televisivi, etc..

Prospettive del settore

Il mercato mondiale delle assicurazioni, da considerarsi ancora un settore di nicchia per le ragioni illustrate, è costituito da pochi importanti operatori, tra i quali si segnalano la HDI Global Specialty SE, Allianz, Global Aerospace, Axa XL, Atrium Underwriting Group, PICC Property and Casuality Company Ltd, Munich RE, Brit Group Services, Assure Space (Amtrust), Starr.

Il settore è, inoltre, fortemente caratterizzato dalla c.d. riassicurazione del rischio finanziario delle operazioni spaziali, necessaria per garantire la stabilità del sistema in caso di sinistri di rilevante entità, poiché in tal modo le compagnie di assicurazione primarie possono trasferire una parte dei rischi assunti ad altri operatori specializzati.

Come noto, il settore ha margini di crescita elevati, stante la crescente intensificazione delle attività; ad esempio,  il settore dei satelliti commerciali è in netto aumento per aree di attività (comunicazioni, metereologici, ricerca, indagini ed osservazioni terrestri, etc.) e tipologia (nell’orbita geostazionale, di grandi dimensioni, dal valore fino a 400 milioni di dollari che possono operare per circa 15 anni sino a quelli di più piccole dimensioni nella bassa orbita terrestre, con valori anche inferiori ad 1 milione di dollari che operano per 2/3 anni) e con nuove tecnologie (costellazioni di satelliti di SpaceX ed altri), con nuovi soggetti (si stima che oltre 100 nuove compagnie sono coinvolte nel lancio di nuovi veicoli).

Occorre, inoltre, considerare che le nuove tecnologie (robotica, automazione, intelligenza artificiale, riutilizzabilità dei vettori) avranno un impatto positivo sul rapporto efficacia-costi, protezione dell’ecosistema, riduzione rischi e costi del ciclovita delle strutture, promuovendo lo sviluppo di nuove infrastrutture.

In particolare la possibilità di on-orbit servicing consente di intervenire su anomalie del satellite, riducendo enormemente i costi (alcune statistiche riferiscono che dal 2000 80 satelliti Geo avrebbero potuto beneficiare di tali interventi).

Per quanto riguarda la responsabilità civile che incombe sugli enti coinvolti in attività spaziali, finora nello spazio non si sono verificati casi significativi di R.C.; tuttavia, occorre sottolineare che da studi effettuati, solo il 6% degli oggetti presenti in orbita terrestre e rilevabili con gli attuali sistemi di monitoraggio è composto da satelliti operativi. Il rimanente 94% rientra nella categoria degli “space debris”, ovvero detriti o frammenti alla deriva nello spazio; considerato che la maggior parte  dei “debris” ha dimensioni inferiori ai cm. 10 di diametro, si può immaginare il potenziale rischio che essi rappresentano per le missioni spaziali.

L’affollamento dei satelliti è un tema assai rilevante, anche sotto il profilo assicurativo, considerato il maggiore rischio di collisione, rotture o eventi anomali.

Gli attuali oltre 20.000 satelliti presenti nell’orbita terrestre, in buona parte (più di 8.000), di proprietà di Starlink, di natura commerciale posizionati in orbita bassa sotto i 2.000 km., secondo diverse stime sono destinati a diventare circa 60.000 nelle varie orbite terrestri nel 2030.

Lo Space Debris Office dell’ESA valuta il numero dei detriti spaziali catalogati dalle Reti di Sorveglianza Spaziale di poco inferiore a 40.000, senza considerare quelli non tracciabili per le loro esigue dimensioni; la stima complessiva è comunque di 40.500 circa (superiori ai 10 cm.) e di circa 10.000 quelli inferiori ai 10 cm.

Sussiste, quindi, l’ulteriore problematica conseguente al rischio di collisione tra satelliti e detriti e l’approssimarsi del livello di saturazione nel lancio di satelliti, elemento che non rileva solo dal punto di vista ambientale, ma anche, ai fini delle nostre analisi, del c.d. rischio assicurativo.

La capacità di assicurare i rischi e le responsabilità di una missione spaziale permette un più semplice accesso ai fondi finanziari; la presenza di coperture assicurative è spesso condizione necessaria posta in essere dai finanziatori stessi.

In questo settore, le compagnie assicurative di norma partecipano ad un progetto sin dalle sue fondamenta per fornire una valutazione di rischio più idonea possibile e agiscono come vero e proprio fattore abilitante per quella che è la Space Economy odierna e futura.

L’analisi del mercato assicurativo nel 2025 non è ancora di facile comprensione sia per le imprese assicurative che per gli operatori.

In primo luogo, incide l’assenza di regole certe e di una normativa organica  in un mercato sempre più frammentario con protagonisti sia pubblici che privati.

In secondo luogo, rileva il rischio ancora troppo elevato ed i costi estremamente ingenti per ciascuna operazione, come confermato dal fatto che, nonostante l’esistenza di migliaia di satelliti, solo alcune centinaia di essi sono assicurati.

Il paradosso è che il numero di lanci è elevato, ma mentre la maggior parte dei satelliti è attualmente di dimensioni troppo esigue per una copertura assicurativa, quelli di maggiori dimensioni sono troppo costosi per essere assicurati. Inoltre, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da ingenti perdite per le compagnie a causa del fallimento di operazioni di alto profilo, tanto che il 2023 è considerato l’anno peggiore per il mercato assicurativo nel settore dello spazio, tra missioni fallite e costi crescenti per gli operatori, dovuti in particolare alla perdita da parte di SpaceX nel Febbraio 2022 di quaranta satelliti a causa di una tempesta geomagnetica.

Tale contesto rende difficoltoso per le banche ed i gruppi assicurativi quantificare i rischi dell’impresa spaziale dopo il lancio, ancorchè tale copertura rappresenti astrattamente uno dei prodotti più semplici da assicurare, poiché sono noti in sede di valutazione, sia i dati e gli elementi prima del lancio (che costituisce il momento di maggior rischio), sia la collocazione nella fascia orbitale di eventuale perdita del satellite.

Come si evince dalle proposte delle principali compagnie, il mercato vede la presenza dei più importanti gruppi assicurativi, la cui offerta si può così sommariamente riassumersi:

  • Copertura per il lancio di veicoli e vettori spaziali, dal momento dell’accensione fino alla separazione in orbita;
  • Copertura post-separazione della navicella a partire dalle operazioni iniziali e gli schieramenti fino alle manovre orbitali e i test;
  • Copertura in orbita delle operazioni dei satelliti per tutta la loro vita utile;
  • Copertura per gli utenti di transponder, quali perdita di introiti e spese straordinarie;
  • Coperture per i costruttori di satelliti per perdita di incentivi e pagamenti di garanzie;
  • Copertura delle garanzie per rischi di lancio;
  • Copertura specializzata per piccoli satelliti e missioni singole;
  • Copertura pre-lancio e lancio senza interruzioni;
  • Copertura per responsabilità civile in fase di lancio e in orbita.

L’assicurazione per il lancio è quella principale ed è caratterizzata da una durata estremamente limitata, vale a dire le poche ore necessarie per il lancio del satellite ed il suo corretto posizionamento nell’orbita: in caso di sinistro (salva l’ipotesi di esplosione del raggio vettore o sua caduta prima del completamento della missione, la cui liquidazione non pone particolari problemi), sono necessari accurati accertamenti sulla causa, natura e valore del danno.

Il mercato è in continua evoluzione per la graduale sostituzione dei satelliti nell’orbita GEO con quelli, di minori dimensioni, nella LEO.

In altri termini, il mercato stà cambiando velocemente poiché il numero dei satelliti assicurati di grande dimensione stà diminuendo poiché essi non vengono sostituiti allo stesso ritmo con cui vengono ritirati; al contrario, accanto al decremento dei satelliti nella GEO (i cui costi di perdita sono estremamente più elevati), si stà verificando un notevole aumento dei satelliti nella LEO, più economici con minore durata e spesso realizzati nell’ambito di grandi costellazioni, che coprono più facilmente una perdita individuale.

I satelliti di minime dimensioni, hanno costi minori e possono essere sostituiti, lanciati e fatti rientrare più facilmente. Ciò implica che spesso è più conveniente sostituire tali satelliti (dal valore in genere di 1-2 milioni di dollari) che assicurarli.

Per tali satelliti, la copertura riguarda in genere solo la fase di lancio, che, tuttavia, non sostituisce il reddito generato dai satelliti nella fascia GEO.

A tale proposito, occorre premettere che gli indennizzi relativi alle attività in orbita, possono riguardare perdite parziali (dove è ridotto il ciclo vita o l’operatività delle macchine) o la perdita totale.

Come accennato, si stima che dei 10.000 satelliti in orbita, solo 300 sono assicurati, la maggior parte dei quali (250) nella GEO (km. 36.000 circa di altitudine): in questa fascia orbitale, sono presenti i satelliti di maggiore dimensione che richiedono, di norma, investimenti nell’ordine di milioni di dollari.

La maggior parte dei satelliti (approssimativamente 9.000) sono presenti nella LEO dei quali solo 50 circa sono assicurati (l’assicurazione non è, difatti, obbligatoria in molti Paesi, tra i quali non vi è più l’Italia, il che significa che la decisione è rimessa alla valutazione degli operatori e dei suoi finanziatori).

Occorre, in generale, considerare che i margini di guadagno per le compagnie sono estremamente più esigui (circa un decimo) sui piccoli satelliti presenti nell’orbita LEO, rispetto a quelli localizzati nell’orbita GEO, circostanza ancora più rilevante se si considerai che di solito il premio assicurativo è calcolato in misura percentuale rispetto al valore dell’oggetto da assicurare.

Occorrerà trovare, quindi, come richiedono soprattutto le imprese di minori dimensioni e le start-up per rendere il mercato più competitivo, un equilibrio tra l’ammontare elevato dei premi assicurativi ed il rischio di perdite ingenti in caso di sinistro.

Il sentiment attuale è probabilmente ancora condizionato dal fatto che il 2023 è stato caratterizzato da un forte aumento della sinistrosità (in precedenza, il primo anno di turbolenza per le assicurazioni spaziali fu il 1984 che vide il fallimento del lancio di molti satelliti, in particolare Intelsat V dal valore di 100 milioni di dollari), così come altrettanto negativo fu il periodo 2018/2019 caratterizzato da costose perdite per circa 788 milioni di dollari a fronte di premi riscossi per 500 milioni, dovuti a numerosi incidenti e malfunzionamenti di entità contenuta che hanno riguardato satelliti minori.

L’unico inevitabile modo per coprire o ridurre le perdite, è, quindi, quello di aumentare i premi a carico degli operatori o avere più satelliti o lanci da coprire.

Non a caso, la diminuzione di capitale disponibile nel mercato assicurativo è direttamente collegata all’aumento dei premi, ragione per cui in alcuni Paesi come la Francia, la Germania ed il Regno Unito, le aliquote delle imposte assicurative nel settore spaziale sono prossime allo zero.

Tuttavia, tale recente contesto negativo è accompagnato, come già evidenziato, dal rapido miglioramento delle tecnologie e dall’aumento esponenziale degli investimenti nel settore che sono passati dal 2012 al 2021 da 300 milioni di dollari annui a 10 miliardi di dollari.

Il progresso delle tecnologie, legate in particolare ai satelliti di minime dimensioni ed alla riutilizzabilità dei veicoli di lancio, sta modificando anche il mercato assicurativo, in ragione della riduzione dei costi e dei margini di profitto; in tale contesto, incide anche l’aumento della competitività legata alla massiccia presenza di operatori privati quali SpaceX, a Blue Origin e Virgin Galactic.

Gli esperti del settori prevedono altri 2/3 anni di difficoltà prima di avere una dimensione pienamente commerciale, tenuto conto che lo spazio e le sue tecnologie saranno sempre più necessari a livello quotidiano, con importanti prospettive a medio/lungo termine (ad esempio, con la realizzazione di stazioni spaziali commerciali nell’orbita bassa e lo sfruttamento di risorse dei corpi celesti).

Conclusioni

Una piena copertura assicurativa nel settore dello spazio costituisce elemento determinante affinchè le attività spaziali siano considerate di natura ordinaria, con una maggiore partecipazione di operatori assicurativi.

La traiettoria temporale di tale prospettiva si sta riducendo ma vi è ancora una distanza da colmare affinchè il comparto assicurativo sia coinvolto a pieno regime in tali attività, rispetto alle quali si pone, nel contempo, quale causa ed effetto del loro sviluppo.

Le sfide del futuro relative alle esplorazioni su satelliti e pianeti e sullo sfruttamento delle risorse minerarie e non, sono in parte legate anche allo sviluppo dei prodotti assicurativi che presuppone comportamenti e pratiche di sicurezza sempre più responsabili che riducano in modo sensibile le possibilità di incidenti con le relative responsabilità.

Space-Law Avvocato Marco-Machetta Delimitazione spazio Cosmico

Avvocato esperto in diritto internazionale, diritto marittimo e commerciale. Ha collaborato con il Prof. Umberto Leanza, partecipando alle attività di studio e di ricerca della cattedra di diritto internazionale della Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, in particolare in materia di Diritto Internazionale del Mare, di regime giuridico dei satelliti e dell’orbita geostazionaria e sul regime giuridico dell’Antartide. Ha partecipato, in più occasioni, per conto del Ministero degli Affari Esteri, in qualità di esperto giuridico, ai lavori della Commissioni O.N.U. Uncitral (United Nations Commission on International Trade Law); è stato, altresì, membro della delegazione italiana ai lavori della Hague Conference on Private International Law.