Space&Blue, Rossignoli: “Una nuova economia a pieno titolo nel più ampio ambito di congiunzione tra Spazio e Mare”

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Silvio Rossignoli, esperto Aerospaziale al Forum Space&Blue Economia dello Spazio e Economia del Mare Interconnessioni Made in Italy

“60 anni dopo l’avvio delle prime attività spaziali in Italia abbiamo l’occasione, data dalle capacità di ricerca del CNR, dall’impegno della Marina Militare, della Fondazione Leonardo e delle altre realtà industriali coinvolte, di avviare una nuova fase economica per il nostro Paese con l’avvio di nuove modalità di utilizzo delle risorse sottomarine” – ha iniziato così la sua introduzione ai lavori Silvio Rossignoli, keynote speaker ed esperto aerospaziale.

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Questa la sua relazione dal titolo “Sotto e sopra”.

Sopra e sotto

“Bellissimo il titolo di questo Progetto, molto evocativo del colore del cielo e del mare se il nostro punto di vista è la superficie terrestre. Dieci chilometri sopra di noi, come pure poche centinaia di metri sotto il mare, invece tutto cambia e tutto diventa nero. Il nero dell’ignoto.

L’obiettivo evidente nelle premesse è dunque quello di tracciare un parallelo tra cielo e mare per provare a individuare una linea di sviluppo di entrambi i domini. Il Mare 60 anni dopo quello dello Spazio (S. Marco1 – 15 dicembre 1964)

I bisogni

L’inizio di tutto è nel cestello dei bisogni dell’uomo, prima sopravvivere e proteggersi dall’ambiente e dai nemici e quindi il superfluo.

Quando nel 1972 il Club di Roma pubblicò la ricerca dedicata ai “Limiti dello sviluppo” ebbe inizio le prima importante riflessione su demografia, sostenibilità e ambiente. Il drammatico scenario individuato nella ricerca non si è realizzato nei tempi, ma il mondo è divenuto finalmente sensibile al problema nel 2015 con l’accordo sul clima di Parigi che comporta un importantissimo cambiamento di tendenza nel senso della sostenibilità ambientale.

Spazio e Abissi: i nuovi territori

Nè il Club di Roma, né le Nazioni Unite hanno tuttavia preso in considerazione ipotesi di sviluppo fantascientifiche, sulle quali peraltro molti scrittori hanno già in passato dato il loro contributo di fantasia: lo Spazio e il Mare.

Le tecnologie

Lo sviluppo umano ha sempre storicamente comportato lo sfruttamento, o meglio l’utilizzo, di nuovi territori con l’uso di nuove tecnologie creando nuove forme economiche: sono i bisogni dell’uomo che in ultima istanza determinano un’economia.

Cercatori nelle selve, cacciatori e pescatori, agricoltori, produttori di beni. Grazie ai metalli, alle nuove fonti di energia, ai mezzi di trasporto, alle comunicazioni finalmente oggi l’uomo ha oggi anche la grande possibilità di curare la propria salute.

Lo Spazio: il bisogno di conoscenza e sicurezza

Il bisogno dell’uomo di conoscere l’universo, insieme alle esigenze di sicurezza, sono stati i primi motivi che hanno visto sorgere le prime iniziative nello Spazio.

Non è un caso che in Italia il CNR da una parte e l’Aeronautica militare dall’altra sono state le forze che hanno portato l’Italia all’avanguardia negli anni ‘60 nell’attività spaziale.

Perché non gli Abissi? Dei e Demoni

Perché l’uomo non ha mai provato la stessa ansia di sapere e di conoscere le profondità del mare come ha fatto per lo spazio? Pensiamo di conoscerlo perché ne sfruttiamo la superficie (pesca, turismo, trasporti). Una ragione culturale: in alto ci sono gli Dei, nelle profondità i demoni.

Ciò che non si vede

Una ragione oggettiva: l’uomo comprende bene ciò che vede e riconosce con i propri occhi o con i suoi strumenti. Sotto il mare non si vede e gli strumenti dei quali disponiamo sono poco efficaci (per un sommergibile facile scambiare una balena per un avversario).

Il Mare all’origine di tutto

Eppure è dal mare che é nato tutto e nel mare potremmo capire molto dell’evoluzione umana e della capacità di alcune specie marine a sopravvivere a grandissime pressioni in totale assenza di luce.

Mappe e risorse

La NASA ha mappato Venere, Cerere, Mercurio, Marte (a 20 m) e la Luna, mentre il mare, che ricopre il 70% della superficie terrestre, é mappato su scala ragionevole (100 m) solo al 25%.

Un esempio del problema: nel 2005 lo USS San Francisco si scontrò contro una montagna sottomarina non mappata.

Cosa si nasconde sotto il mare è ancora in parte da scoprire, ma di sicuro abbiamo a disposizione risorse minerarie, termiche, fluidodinamiche, turistiche, senza dimenticare la dimensione fondamentale della sicurezza (comunicazioni, fonti di approvvigionamento e energetico).

La ricerca sottomarina (come siamo usciti dal mare per poi abitare le terre) si può paragonare alla ricerca spaziale (da dove veniamo e dove andiamo) e l’utilizzo delle risorse sottomarine (comunicazioni, minerali, energia) a quello delle risorse spaziali (comunicazioni, risorse terrestri, energia). Il parallelismo sembra perfetto.

Dunque?

Seguire il percorso dello Spazio

Dobbiamo far uscire il mondo sommerso da questa lunga fase primordiale e niente di meglio che ispirarsi agli inizi dell’attività spaziale, quando furono i ricercatori del CNR e le Università (PoliMi, UniMi, Sapienza) ad ottenere le risorse economiche in grado di avviare le ricerche. Un paio di esempi fra tutti: Beppo Occhialini (G-Stack e Beppo-SAX) e Francesco Carassa (Sirio).

Oggi si occupano di Mare numerosi Istituti del CNR, quali ISMAR, IRBIM, IAS e ISP e forse anche altri, ma osservando i campi di ricerca è difficile individuare missioni esplicitamente dedicate alla ricerca sottomarina su ampia scala.

Un Dovere e un Diritto per l’Italia

L’Italia dispone di circa 8.000 km di coste naturali, seconda solo alla Grecia nel Mediterraneo, e ha il dovere di svolgere un ruolo guida perché il Mediterraneo è la nostra casa, la fonte di molte nostre risorse, la frontiera della nostra sicurezza, ma soprattutto perché la conoscenza del mondo sommerso può essere l’inizio di una nuova economia.

Abbiamo le competenze

Disponiamo delle competenze scientifiche per l’esplorazione sottomarina sul piano della ricerca biologica, mineraria e geofisica, oltre che delle competenze industriali necessarie. Aziende come ENI, Saipem, Fincantieri e Leonardo rappresentano realtà di grande livello che possono dare tutto il supporto tecnico necessario alla ricerca. Non dobbiamo dimenticare che il batiscafo Trieste con il quale Auguste Piccard raggiunse nel 1960 il fondo delle fosse delle Marianne a – 10.902 m sotto il livello del mare fu costruito nei cantieri che fanno parte oggi di Fincantieri.

La nascita del Polo della Subacquea, che vede al centro la Marina Militare, è certamente un’ottima notizia.

Una nuova economia

Se vogliamo fare un’analogia possiamo dire che quota batimetrica dei 20 metri equivale ai 20 km sul livello del mare in termini di conoscenza e sfruttamento economico, ma lo Spazio ci insegna che da queste ricerche può nascere una nuova economia che potrà coinvolgere tutte le aziende che oggi si contendono un ruolo nell’economia spaziale, insieme alle principali realtà industriali marittime.

Non a caso è di pochi giorni fa la firma di un Memorandum of Understanding nel dominio della subacquea tra Fincantieri e Leonardo.
In analogia con lo Spazio il mondo sottomarino potrà veder nascere nuove forme di utilizzo delle risorse. Le serre galleggianti del Prof. Mancuso, la raccolta dei noduli di manganese e le terre rare sui fondali oceanici rappresentano già adesso nuove opportunità di sfruttamento dei mari.

Un percorso analogo

I punti di contatto tra Spazio e Abissi sono molto più numerosi di quanto può sembrare a prima vista, pensiamo a come gli astronauti si allenino in grandi piscine e come le protezioni per garantire la vita umana in entrambi gli ambienti richiedano elevate tecnologie, come pure l’esplorazione a mezzo di veicoli speciali. Il Prof. Puppi, tra i padri fondatori dell’ESA e dell’ASI, terminati questi impegni fu tra i fondatori di Tecnomare, una delle eccellenze italiane del l’ingegneria marina.

Un futuro in vista

Ma un futuro analogo é già in vista. Alla Stazione Spaziale (ISS) farà presto seguito, secondo i programmi di una Società privata, una Stazione Sommersa (Sentinel) dove condurre una ricerca umana permanente in sito multidisciplinare nello spazio sommerso, in quella che si definisce la zona epipelagica dove giunge la luce solare (fino a – 200m), là dove vive il 90% delle specie marine.

In futuro l’opportunità di un nuovo ambito di ricerca che coinvolga una comunità internazionale.

60 anni dopo

60 anni dopo l’avvio delle prime attività spaziali in Italia abbiamo l’occasione, data dalle capacità di ricerca del CNR, dall’impegno della Marina Militare, della Fondazione Leonardo e delle altre realtà industriali coinvolte, di avviare una nuova fase economica per il nostro Paese con l’avvio di nuove modalità di utilizzo delle risorse sottomarine. Una nuova economia che si inserisce a pieno titolo nel più ampio ambito di congiunzione tra Spazio e Mare”. a concluso Rossignoli

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angela iantosca

Giornalista, Capo Redattrice di Economia dello Spazio Magazine,Economia del Mare Magazine,Space&Blue, Vivere Naturale Magazine.