
Lo Spazio come nuova arena di potere: a Vittorio Veneto si discute il ruolo dell’Italia nella Space Economy tra geopolitica, economia e innovazione
C’è un nuovo terreno dove si giocano potere, economia e diplomazia, e non è sulla Terra. È lo Spazio, o meglio, l’orbita terrestre: una frontiera che fino a pochi anni fa evocava solo razzi e scienza, ma che oggi è diventata un’arena strategica, economica e politica di primaria importanza.
Giovedì 27 marzo, all’Aula Civica del Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, questo scenario è stato al centro dell’incontro pubblico “Geopolitica e Geoeconomia dello Spazio – Sfide e potere nell’orbita terrestre”, promosso da Vittorio Veneto in Azione nell’ambito del ciclo di eventi “Azioniamoci! Partecipa, Conosci, Decidi!”. L’appuntamento ha portato alla ribalta alcune tra le voci più autorevoli del settore: esperti, imprenditori e parlamentari impegnati sul fronte normativo e politico.
L’evento è stato pensato come un momento di confronto aperto, per analizzare il ruolo che l’Italia può e deve giocare nella nuova “corsa allo Spazio”, un confronto non solo tecnologico ma strategico, dove si intrecciano dinamiche economiche, equilibri geopolitici e implicazioni per la sovranità nazionale.
Uno dei focus principali è stato l’approvazione alla Camera della prima legge italiana dedicata alla Space Economy. Una svolta normativa considerata fondamentale per strutturare un settore ancora poco regolamentato e frammentato, ma in rapida espansione.
Il promotore della legge, il presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Space Economy, ha spiegato come questo provvedimento rappresenti non solo un passo avanti sul piano legislativo, ma anche una dichiarazione d’intenti: l’Italia vuole posizionarsi tra i protagonisti della nuova economia orbitale, rafforzando il proprio sistema industriale e creando un contesto normativo chiaro per attrarre investimenti e innovazione.
Dal fronte politico è intervenuta anche una deputata esperta di innovazione tecnologica, che ha messo in luce come lo Spazio sia ormai un dominio strategico nel quale si confrontano grandi potenze statali e attori privati globali.
Secondo la sua analisi, l’Italia possiede le competenze e le risorse per essere competitiva, ma solo a patto di elaborare una strategia nazionale chiara. Questa dovrebbe includere investimenti strutturali nelle infrastrutture critiche, politiche di sostegno all’imprenditorialità e un rafforzamento complessivo della sovranità tecnologica, oggi messa alla prova da un ecosistema ancora chiuso e con molte barriere all’ingresso.
Dal punto di vista economico, l’intervento di un esperto di private equity e finanza dell’innovazione ha spostato il focus sul tema degli investimenti. A suo avviso, l’Italia deve ripensare in profondità il ciclo finanziario che sostiene la space economy, mettendo al centro le piccole e medie imprese, spesso escluse dai grandi canali di finanziamento tradizionali.
Il private equity, secondo lui, può rappresentare una risorsa chiave per accelerare l’innovazione. Tuttavia, è fondamentale superare la frammentazione che ancora caratterizza il comparto spaziale nazionale, puntando alla creazione di distretti e cluster tecnologici coordinati, in linea con una visione europea integrata.
Sul piano più ampio della geopolitica, l’intervento di un ingegnere aerospaziale e consigliere scientifico di una delle principali riviste di affari internazionali ha fatto emergere un altro aspetto cruciale. Oggi i satelliti non sono più solo strumenti scientifici: sono infrastrutture strategiche che regolano logistica globale, telecomunicazioni, sicurezza nazionale, monitoraggio ambientale e perfino transazioni finanziarie.
Tuttavia, il controllo di queste infrastrutture è nelle mani di pochi grandi attori internazionali, che stanno costruendo un’economia orbitale fortemente concentrata. Di fronte a questa dinamica, l’Europa e l’Italia sono chiamate a sviluppare politiche industriali lungimiranti e autonome, capaci di tutelare gli interessi comuni e garantire una presenza attiva nello scenario globale.
Un altro punto di vista è stato quello portato da una professionista con esperienza internazionale nel settore spaziale, oggi impegnata come mentor per start-up innovative. Il suo intervento ha messo al centro la figura dell’imprenditore e la necessità di costruire un mercato realmente aperto, dinamico e privo di monopoli.
Per farlo, secondo lei, serve un cambio culturale: non basta innovare la tecnologia, bisogna innovare anche il modo in cui le imprese si relazionano tra loro e con le istituzioni. In questo senso, occasioni di confronto pubblico come l’evento di Vittorio Veneto diventano strumenti fondamentali di cittadinanza attiva.
L’iniziativa è nata dall’impegno di Marco Caliandro, coordinatore locale di Vittorio Veneto in Azione, che ha sottolineato l’urgenza di riportare i temi cruciali dell’attualità al centro del dibattito pubblico. Per lui, lo Spazio è un argomento che riguarda tutti, non solo esperti e addetti ai lavori. L’obiettivo del ciclo “Azioniamoci” è proprio questo: creare spazi di discussione accessibili, in cui anche i cittadini possano comprendere e contribuire alle scelte strategiche del Paese.
In un’epoca in cui lo Spazio è diventato il nuovo terreno di confronto globale, iniziative come questa rappresentano un piccolo ma significativo passo per costruire consapevolezza collettiva. Perché, come è emerso chiaramente nel corso dell’incontro, il futuro non si giocherà solo nei parlamenti o nei laboratori: si giocherà anche sopra le nostre teste. E non possiamo permetterci di ignorarlo.









