MIMIT e MUR uniscono ricerca e industria: il piano firmato da Urso e Bernini

Sede del MIMIT a Roma, coinvolto nella strategia nazionale per il trasferimento tecnologico tra ricerca, innovazione e imprese
La sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che insieme al MUR ha firmato l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 per il trasferimento tecnologico. Credito: MIMIT

La capacità di trasformare la ricerca scientifica in applicazioni industriali rappresenta da anni una delle principali sfide per la competitività italiana. È in questo contesto che si inserisce il nuovo Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e trasferimento tecnologico, firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).

L’iniziativa punta a costruire un quadro nazionale più coordinato per favorire il passaggio delle tecnologie dalla ricerca al mercato, rafforzando il dialogo tra università, enti di ricerca, imprese e amministrazioni pubbliche. L’adozione del documento rappresenta inoltre una milestone del PNRR raggiunta in anticipo rispetto alla scadenza del 30 giugno.

Una strategia nazionale per collegare ricerca e sistema produttivo

L’Atto introduce una visione integrata dell’ecosistema dell’innovazione, con l’obiettivo di accompagnare lo sviluppo delle tecnologie lungo l’intera catena del valore, dalle attività di ricerca fino all’applicazione industriale.

L’intervento nasce dalla necessità di affrontare una criticità storica del sistema italiano: la difficoltà nel convertire i risultati della ricerca scientifica in prodotti, servizi e processi capaci di generare crescita economica e vantaggio competitivo.

Secondo il documento, la nuova strategia mira a mettere in connessione i diversi attori dell’innovazione, riducendo la frammentazione degli interventi e migliorando il coordinamento delle politiche pubbliche dedicate alla valorizzazione della conoscenza.

Nasce la Cabina di regia permanente tra MIMIT e MUR

Tra le principali novità figura l’istituzione della Cabina di regia interministeriale MIMIT-MUR, una struttura permanente chiamata a coordinare strumenti, politiche e risorse dedicate al trasferimento tecnologico.

L’organismo avrà il compito di favorire l’allineamento tra livello nazionale e territoriale, contribuendo a una maggiore integrazione tra le iniziative promosse dalle amministrazioni centrali, dagli enti di ricerca, dalle università e dagli ecosistemi regionali dell’innovazione.

L’obiettivo dichiarato è quello di creare un sistema più coerente e capace di accompagnare la maturazione delle tecnologie verso il mercato, evitando duplicazioni e dispersioni nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Il ruolo del Fondo per il trasferimento tecnologico

L’Atto definisce inoltre il quadro di riferimento per l’utilizzo del Fondo per il trasferimento tecnologico, individuando criteri di valutazione delle progettualità finanziate e strumenti di coordinamento delle attività svolte dalle fondazioni che operano nel settore.

La misura punta a rendere più efficace il sostegno alle iniziative in grado di favorire la valorizzazione industriale dei risultati della ricerca, rafforzando il collegamento tra sviluppo scientifico e crescita economica.

In questa prospettiva, il trasferimento tecnologico viene considerato un elemento chiave per aumentare la capacità competitiva del sistema produttivo e favorire la nascita di nuove opportunità imprenditoriali ad alto contenuto innovativo.

Le dichiarazioni di Urso e Bernini

Commentando l’adozione dell’Atto, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato:

“Con questo Atto di indirizzo inauguriamo un approccio completamente nuovo alla politica dell’innovazione, realizzando una svolta attesa da anni: rendiamo strutturale il collegamento tra ricerca e industria, rafforziamo il trasferimento tecnologico e creiamo le condizioni per attrarre investimenti e generare occupazione qualificata.

Questa strategia che ci permetterà di mettere finalmente in connessione tutti gli attori del sistema superando la frammentazione degli interventi ed evitando sovrapposizioni e dispersioni, al fine di garantire un uso più efficace delle risorse pubbliche, anche in coerenza con gli obiettivi del PNRR”.

La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha invece sottolineato:

“Il sistema accademico e la rete degli enti di ricerca italiani rappresentano un motore strategico di conoscenza, innovazione e sviluppo. Il patrimonio di competenze, professionalità e capacità scientifiche del Paese costituisce una risorsa fondamentale per sostenere la crescita e rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale.

Rafforzare il legame tra il mondo della ricerca e quello delle imprese significa valorizzare questo patrimonio e accrescere la capacità dell’Italia di affrontare e vincere le grandi sfide economiche, industriali e tecnologiche dei prossimi anni, generando valore, occupazione qualificata e nuove opportunità di crescita per il Paese”.

Dal trasferimento tecnologico alle filiere deep tech

Per i comparti ad alta intensità tecnologica, tra cui aerospazio, manifattura avanzata, tecnologie quantistiche e altre filiere deep tech, la capacità di trasformare i risultati della ricerca in applicazioni industriali rappresenta uno dei principali fattori di competitività.

In questo contesto, il nuovo quadro di coordinamento tra MIMIT e MUR punta a ridurre le discontinuità che spesso rallentano il passaggio dalle attività di ricerca allo sviluppo di prodotti, servizi e tecnologie destinate al mercato.

Anche per la Space Economy, caratterizzata da una forte presenza di università, centri di ricerca, startup innovative e grandi operatori industriali, il rafforzamento degli strumenti di trasferimento tecnologico può contribuire a favorire la valorizzazione delle competenze scientifiche nazionali e l’accelerazione dei processi di innovazione.

Un passaggio strategico per la competitività dell’innovazione italiana

La strategia è stata sottoposta a consultazione pubblica, raccogliendo oltre 130 contributi provenienti da amministrazioni, università, enti di ricerca, imprese e stakeholder del settore. Il testo è stato inoltre esaminato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, rafforzandone la dimensione multilivello.

Al di là degli aspetti procedurali, il provvedimento rappresenta un tentativo di rafforzare la capacità del Paese di trasformare conoscenza scientifica e innovazione tecnologica in sviluppo industriale. La sfida sarà tradurre il nuovo modello di governance in risultati concreti, accelerando il percorso che porta dalla ricerca alla produzione e aumentando l’impatto economico degli investimenti pubblici in innovazione.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.