
Il futuro industriale di Boeing Starliner passa da un nuovo volo senza astronauti e, successivamente, da un cambio del vettore che dovrà sostenerne le operazioni. NASA e Boeing hanno definito una roadmap che punta a riportare la capsula verso il trasporto umano in orbita bassa, mantenendo aperta anche la prospettiva di ulteriori missioni e preparando la futura integrazione con il razzo Vulcan di United Launch Alliance (ULA).
Il primo passaggio sarà Starliner-1, missione senza equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che potrebbe partire a dicembre 2026 o gennaio 2027. Il volo avrà soprattutto una funzione di verifica ingegneristica: dovrà validare le modifiche introdotte dopo il Crew Flight Test del 2024 e fornire i dati necessari per proseguire il processo di qualificazione e certificazione del sistema.
Solo dopo questo passaggio NASA prevede di tornare a trasportare astronauti con Starliner-2, attualmente pianificata entro il 2028. Il calendario rende Starliner-1 una missione decisiva non soltanto sul piano tecnico: dal suo esito dipende la possibilità per Boeing di trasformare un programma ancora impegnato nella certificazione in una capacità effettivamente utilizzabile nel sistema statunitense di trasporto umano verso la bassa orbita terrestre.
Starliner-1 diventa il passaggio industriale verso la certificazione
La nuova roadmap nasce dalle conseguenze del Crew Flight Test del 2024, durante il quale Starliner portò gli astronauti NASA Butch Wilmore e Suni Williams sulla ISS, ma rientrò successivamente senza equipaggio.
L’indagine condotta dalla NASA ha prodotto 61 raccomandazioni. Il rapporto ha individuato, tra i problemi tecnici, il funzionamento dei thruster del sistema di controllo della reazione del modulo di servizio al di fuori delle condizioni previste dalla qualificazione ingegneristica. Le successive prove a terra e analisi di NASA e Boeing hanno ricondotto i problemi di prestazione a una combinazione di fattori, tra cui l’ambiente termico e caratteristiche proprie del progetto.
Boeing ha quindi introdotto modifiche termiche al service module, che NASA intende valutare durante Starliner-1. Le due organizzazioni hanno inoltre deciso di implementare un’ulteriore modifica al progetto delle valvole dei thruster. Dopo la missione sono previsti altri interventi, compresa l’installazione di nuovi thruster sul crew module, nuove batterie e modifiche limitate al sistema dei paracadute, con l’obiettivo di aumentarne prestazioni e affidabilità in vista della certificazione.
«We are starting with an uncrewed Starliner-1 mission to the International Space Station to validate the improvements made to the spacecraft and gather the flight data we need», ha dichiarato l’amministratore NASA Jared Isaacman. Secondo la roadmap indicata dall’agenzia, i dati raccolti saranno utilizzati per completare le azioni correttive, i test e le attività di certificazione necessarie prima di un nuovo volo con astronauti.
Il programma si trova così davanti a una sequenza industriale precisa: dimostrare in volo l’efficacia degli interventi, completare le modifiche ancora necessarie e ottenere la certificazione per le operazioni con equipaggio. È una progressione che riduce il peso del calendario come indicatore principale del programma: la vera milestone è ora la capacità di chiudere il ciclo di qualificazione tecnica aperto dagli eventi del 2024.
La scelta rappresenta anche un’evoluzione rispetto alla pianificazione comunicata nel novembre 2025. In quell’occasione NASA e Boeing avevano modificato il contratto Commercial Crew Transportation Capability (CCtCap), portando a quattro le missioni dell’ordine definitivo e lasciando le altre due come opzioni. Starliner-1 era allora indicata non prima dell’aprile 2026; nei mesi successivi NASA aveva mantenuto le opportunità di lancio sotto revisione mentre proseguivano le attività sui problemi tecnici e sulle conclusioni dell’indagine.
Ora NASA dichiara l’intenzione di esercitare le opzioni per un quinto e un sesto volo Starliner da e verso la ISS. La decisione segnala la volontà dell’agenzia di preservare una prospettiva operativa per il sistema Boeing, subordinata tuttavia al completamento del percorso di certificazione.
Dopo Atlas V, il futuro di Starliner passa anche da Vulcan
Alla questione della capsula si aggiunge quella del lanciatore. NASA lavorerà con Boeing e United Launch Alliance per certificare Vulcan al trasporto di equipaggi dopo l’ultimo volo di Atlas V previsto per Starliner.
È un passaggio industrialmente rilevante perché la continuità del programma non dipende soltanto dalla certificazione della navicella. Per mantenere Starliner disponibile nel medio periodo occorre costruire una nuova configurazione integrata tra spacecraft e vettore, estendendo quindi il percorso di qualificazione all’architettura di lancio destinata a succedere ad Atlas V.
La prospettiva Vulcan amplia inoltre l’orizzonte di Starliner oltre la sola fase conclusiva della ISS. NASA collega esplicitamente la disponibilità di più sistemi statunitensi per il trasporto degli equipaggi sia alla gestione degli ultimi anni della Stazione sia alla transizione verso future destinazioni commerciali in orbita bassa.
È questo il punto industriale centrale della nuova roadmap. Starliner deve completare la certificazione in una fase in cui il mercato a cui era originariamente destinato sta cambiando: la ISS si avvicina alla conclusione del proprio ciclo operativo e l’ecosistema statunitense prepara il passaggio verso infrastrutture commerciali in LEO.
Per Boeing, quindi, Starliner-1 non rappresenta semplicemente il ritorno al volo. È la verifica che dovrà stabilire se gli interventi effettuati consentono al programma di procedere verso la piena certificazione e, successivamente, verso missioni con equipaggio. Per NASA, mantenere una seconda capacità statunitense significa invece perseguire l’obiettivo originario del Commercial Crew Program di disporre di più opzioni per l’accesso umano all’orbita bassa.
La combinazione tra Starliner-1, il possibile ritorno degli astronauti con Starliner-2 entro il 2028, le ulteriori missioni previste e la futura certificazione di Vulcan delinea così un percorso che non si esaurisce nel recupero tecnico della capsula. In gioco c’è la possibilità di trasformare Starliner in una capacità operativa utilizzabile nella fase finale della ISS e, potenzialmente, nell’ecosistema commerciale che dovrà seguirla.
Fonte dati: NASA
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










