
La Lunar Economy entra in una fase in cui la capacità di utilizzare le risorse disponibili sulla Luna diventa anche una questione industriale. A Olbia, la sesta tappa di “Spazio Italia 2.0 – Stati Generali della Space Economy” ha messo a confronto istituzioni, industria e ricerca sulle tecnologie ISRU e sulle competenze necessarie a costruire una filiera italiana capace di operare sulle risorse lunari.
Dal confronto è emerso anche un passaggio operativo: l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha indicato per settembre 2029 il lancio previsto di Oracle, sperimentazione per l’estrazione di ossigeno dalla regolite lunare. Un progetto che porta nel dibattito sulla futura economia lunare una prospettiva concreta di sperimentazione delle tecnologie sviluppate dal sistema italiano.
L’In-Situ Resource Utilisation (ISRU) comprende infatti tecnologie e processi destinati a utilizzare direttamente le risorse presenti in ambiente extraterrestre. Per l’Italia la partita supera il perimetro dell’industria spaziale: coinvolge competenze nella meccanica, robotica, energia, chimica, metallurgia, tecnologie minerarie, costruzioni e manifattura avanzata.
L’incontro, organizzato nell’ambito del Festival dell’Aerospazio di Olbia in collaborazione con il Distretto AeroSpaziale della Sardegna (DASS) e la Regione Autonoma della Sardegna, ha riunito rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), della filiera nazionale, delle università e dei centri di ricerca. Una composizione che riflette la natura stessa dell’ISRU: più che una singola tecnologia, un sistema industriale nel quale dovranno convergere capacità sviluppate in comparti differenti.
Lunar Economy, dalla regolite alla catena industriale dell’ISRU
L’utilizzo delle risorse locali risponde a un problema strutturale dell’esplorazione spaziale: ridurre la quantità di materiali che devono essere trasportati dalla Terra. Acqua e ghiaccio, regolite e ossigeno legato ai minerali potrebbero progressivamente diventare materie prime per produrre risorse, materiali e infrastrutture necessari alle attività umane e robotiche.
Il confronto di Olbia ha riguardato quindi un ventaglio ampio di capacità: caratterizzazione della regolite, ricerca e utilizzo dell’acqua e del ghiaccio, estrazione dell’ossigeno, produzione di propellenti, recupero di minerali e metalli, scavo e movimentazione dei materiali. A queste si aggiungono stampa 3D, sistemi energetici e robotica autonoma, necessari per trasformare le risorse estratte in prodotti, strutture e servizi utilizzabili sulla superficie lunare.
È proprio l’ampiezza di questa catena tecnologica ad aprire uno spazio industriale che va oltre il perimetro tradizionale dell’aerospazio. Tecniche provenienti dal drilling e dall’industria mineraria, processi chimici e metallurgici, sistemi di costruzione e automazione possono essere adattati alle condizioni extraterrestri. La questione industriale diventa quindi la capacità di trasferire know-how terrestre nello spazio e di integrare competenze differenti in sistemi in grado di operare in condizioni lunari.
Il presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, Andrea Mascaretti, ha indicato proprio nell’integrazione della filiera uno dei passaggi necessari per il sistema italiano. Secondo Mascaretti, la regolite lunare contiene «circa il 40-45% di ossigeno in peso, legato ai minerali», mentre nelle regioni permanentemente in ombra dei poli è presente ghiaccio d’acqua. Risorse che, nelle prospettive dell’ISRU, potrebbero essere impiegate per ottenere acqua, ossigeno e propellenti e, insieme a regolite e metalli, contribuire alla realizzazione di infrastrutture direttamente sulla Luna.
«Il prossimo passo non è semplicemente tornare sulla Luna: è imparare a viverci e a lavorarci», ha affermato Mascaretti, richiamando la necessità di integrare energia, comunicazioni e navigazione, habitat, mobilità, logistica, aree di atterraggio e tecnologie per l’utilizzo delle risorse locali. In questo quadro ha collocato anche l’architettura Moon to Mars della NASA, nella quale la Luna assume il ruolo di ambiente per sviluppare e validare tecnologie e modalità operative destinate anche alle future missioni umane verso Marte.
Per l’industria italiana, il punto è trasformare competenze già disponibili in una filiera capace di contribuire a questi sistemi. Mascaretti ha richiamato in particolare meccanica, robotica, energia, chimica, metallurgia, tecnologie minerarie, costruzioni e manifattura avanzata, indicando come priorità la loro integrazione in una capacità industriale nazionale competitiva.
Una lettura condivisa anche da Vincenzo Giorgio, amministratore delegato di Altec, che ha sottolineato come lo sviluppo dell’ISRU richieda a Terra infrastrutture e capacità per «simulare, testare, integrare e validare» tecnologie e sistemi destinati alla Luna. «L’ISRU non è quindi soltanto una tecnologia, ma una sfida di sistema», ha osservato Giorgio, indicando nella collaborazione tra industria e ricerca una delle condizioni necessarie per affrontarla.
Dalla Sardegna alla filiera nazionale, le competenze da portare sulla Luna
La scelta della Sardegna come sede del confronto assume una particolare rilevanza proprio alla luce della natura trasversale dell’ISRU. Nell’isola convivono attività aerospaziali, ricerca universitaria, competenze geologiche ed estrattive, infrastrutture e siti di prova che possono creare collegamenti con alcune delle tecnologie richieste dall’esplorazione delle risorse extraterrestri.
Il presidente del Distretto AeroSpaziale della Sardegna (DASS) e professore dell’Università di Cagliari, Giacomo Cao, ha ricordato che il Distretto e alcuni suoi soci dispongono di competenze specifiche sul tema, alcune delle quali protette da brevetti concessi in Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e India. Parte di queste capacità confluisce nel programma Small Mission to Mars, per il quale, ha spiegato Cao, è in corso la ricerca delle risorse necessarie alla realizzazione con un obiettivo fissato al 2035.
Anche la Regione Autonoma della Sardegna guarda alla Space Economy come possibile punto di incontro tra politiche per la ricerca e sviluppo di capacità produttive ad alto contenuto tecnologico. Il vicepresidente e assessore della Programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio Giuseppe Meloni ha evidenziato come il tema delle risorse extraterrestri abbia già oggi connessioni con «ricerca, nuovi materiali, sistemi energetici, robotica», sottolineando l’impiego di risorse della programmazione europea e regionale per sostenere ricerca, innovazione e crescita delle competenze delle imprese.
Sul piano nazionale, la sperimentazione Oracle rappresenta uno degli elementi operativi emersi a Olbia. Mario Cosmo, direttore della Direzione Scienza e Innovazione dell’ASI, ha indicato il lancio previsto per settembre 2029, inserendo il progetto nel percorso attraverso cui tecnologie sviluppate in Italia potranno essere sperimentate nelle future attività lunari.
È un passaggio rilevante perché collega il confronto sull’ISRU alla prospettiva di una futura sperimentazione delle tecnologie in ambiente lunare. La futura economia delle risorse extraterrestri dipenderà infatti non soltanto dalla capacità di individuare e processare materiali sulla Luna, ma dalla disponibilità di sistemi affidabili, integrabili e riproducibili su scala industriale.
Da questa prospettiva, la Lunar Economy delineata a Olbia non coincide semplicemente con un nuovo mercato spaziale. È una possibile estensione nello spazio di filiere industriali già esistenti sulla Terra, chiamate però a confrontarsi con requisiti ambientali, logistici e operativi radicalmente differenti. Per l’Italia, la capacità di partecipare a questa evoluzione dipenderà quindi non solo dalla disponibilità delle singole tecnologie, ma dalla possibilità di collegare competenze oggi distribuite tra industria spaziale, ricerca e comparti produttivi tradizionali e trasformarle in sistemi qualificati per operare sulla superficie lunare.
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










