L’accordo tra la NASA e il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) punta ad accelerare lo sviluppo di sistemi nucleari destinati alle missioni lunari e nello spazio profondo. La collaborazione rafforza il coordinamento tra industria aerospaziale e settore nucleare, dalla ricerca alla produzione del combustibile fino all’integrazione delle tecnologie spaziali. NASA e nucleare spaziale si inseriscono così in una strategia industriale che mira a trasformare competenze e infrastrutture esistenti in capacità operative.

L’intesa, sottoscritta l’8 ottobre 2026 dall’amministratore della NASA Jared Isaacman e dal segretario all’Energia Chris Wright, entrerà in vigore il 1° novembre 2026. Denominata Accelerating American Leadership in Space Nuclear Power and Propulsion, definisce un quadro comune per sviluppare capacità tecnologiche e produttive considerate strategiche per l’esplorazione lunare e dello spazio profondo.
La rilevanza industriale dell’iniziativa riguarda l’integrazione di competenze tradizionalmente distribuite tra settore nucleare e industria aerospaziale. La realizzazione di sistemi nucleari destinati allo spazio richiede reattori e combustibili adeguati, ma anche processi di qualificazione, sicurezza, integrazione con i veicoli spaziali e gestione operativa in ambienti estremi.
NASA e nucleare spaziale: dalla produzione del combustibile all’integrazione dei sistemi
Il memorandum amplia il coordinamento tra NASA e DOE lungo le diverse fasi di sviluppo delle tecnologie nucleari spaziali. La collaborazione comprende ricerca avanzata, produzione di combustibile, sperimentazione, integrazione per il lancio e operazioni, con la sicurezza indicata come requisito centrale.
Per l’industria, questa impostazione è rilevante perché affronta il nucleare spaziale come un sistema integrato, anziché come una singola tecnologia da sviluppare in laboratorio.
Un reattore destinato alla superficie lunare deve rispondere a requisiti differenti rispetto agli impianti terrestri. Massa, affidabilità, gestione termica, resistenza alle condizioni ambientali e compatibilità con i sistemi di trasporto spaziale diventano elementi determinanti già nella progettazione.
La cooperazione tra le due agenzie può quindi contribuire a collegare competenze specialistiche, infrastrutture di sperimentazione e capacità produttive necessarie per il passaggio dalla ricerca alle applicazioni operative.
Il quadro programmatico è legato anche all’ordine esecutivo presidenziale del dicembre 2025, Ensuring American Space Superiority, che ha assegnato alla NASA l’obiettivo di sviluppare un reattore per la superficie lunare pronto al lancio entro il 2030.
La scadenza introduce un riferimento temporale preciso per lo sviluppo industriale, il cui rispetto dipenderà dalla qualificazione delle tecnologie, dall’integrazione dei sottosistemi e dal completamento delle verifiche necessarie per l’impiego nello spazio.
Space Reactor-1 Freedom e Lunar Reactor-1, i programmi per la filiera nucleare
Due programmi costituiscono il riferimento operativo della strategia delineata dalla NASA: Space Reactor-1 Freedom (SR-1) e Lunar Reactor-1 (LR-1).
Il primo è associato allo sviluppo della propulsione nucleare per applicazioni nello spazio profondo. Secondo il calendario indicato dall’agenzia, il lancio di Space Reactor-1 Freedom è previsto nel 2028, con l’obiettivo di trasferire la tecnologia nucleare dalla ricerca di laboratorio a un’applicazione spaziale operativa. La data rappresenta una previsione programmatica, subordinata all’avanzamento delle attività di sviluppo e qualificazione.
Lunar Reactor-1 riguarda invece la produzione di energia elettrica mediante fissione sulla superficie lunare. Il sistema è concepito per sostenere le infrastrutture della futura base lunare, garantendo disponibilità energetica anche durante i periodi di oscurità e nelle regioni permanentemente in ombra.
La distinzione tra i due programmi è industrialmente significativa. Propulsione nucleare e generazione elettrica lunare presentano esigenze applicative differenti, pur condividendo competenze nella tecnologia dei reattori, nei materiali, nella sicurezza e nella gestione dei sistemi nucleari.
Per le infrastrutture lunari, l’energia continuativa rappresenta un requisito essenziale. Habitat, comunicazioni, strumenti scientifici, rover e sistemi per l’utilizzo delle risorse locali richiedono alimentazione affidabile anche quando l’energia solare presenta limitazioni operative. I reattori di superficie potrebbero quindi contribuire a ridurre uno dei principali vincoli alla permanenza prolungata sulla Luna.
La NASA considera SR-1 e LR-1 elementi fondanti di una base industriale nazionale dedicata al nucleare spaziale. L’obiettivo non riguarda soltanto la realizzazione dei singoli sistemi, ma anche lo sviluppo di capacità tecnologiche e produttive utilizzabili nei programmi successivi.
Per la filiera, questa impostazione apre prospettive nella componentistica specializzata, nei materiali avanzati, nella gestione termica, nella strumentazione e nei sistemi di controllo. Si tratta tuttavia di possibili ambiti di sviluppo: il memorandum non quantifica nuovi investimenti, non identifica ulteriori contratti e non annuncia assegnazioni specifiche alle imprese.
La collaborazione NASA-DOE si inserisce inoltre in un percorso già avviato nell’impiego di tecnologie nucleari basate sul decadimento radioattivo. La missione Dragonfly, diretta verso Titano, satellite di Saturno, prevede il lancio nel 2028 e utilizzerà un Multi-Mission Radioisotope Thermoelectric Generator (MMRTG) e 24 unità riscaldanti a radioisotopi per alimentare e mantenere alla temperatura necessaria il velivolo robotico.
Le due agenzie prevedono inoltre di fornire 24 unità riscaldanti al rover marziano Rosalind Franklin dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), per proteggere gli strumenti scientifici dalle basse temperature.
Queste applicazioni, distinte dai sistemi a fissione previsti per SR-1 e LR-1, mostrano la varietà delle soluzioni nucleari impiegate per soddisfare esigenze energetiche e termiche delle missioni spaziali.
L’accordo dell’8 ottobre rappresenta dunque un passaggio nel consolidamento delle capacità industriali statunitensi nel settore. La prospettiva è collegare programmi di sviluppo, infrastrutture di sperimentazione e competenze produttive in una filiera capace di sostenere applicazioni nucleari spaziali sempre più complesse.
La verifica concreta di questa strategia arriverà con l’avanzamento dei programmi, il raggiungimento delle scadenze tecniche e la capacità di trasformare la cooperazione istituzionale in sistemi qualificati per l’impiego operativo.
Fonte dati: NASA
Il team editoriale di Economia dello Spazio Magazine, il magazine di riferimento della Space Economy Made in Italy.









