
Space Act e legge italiana al centro della nona tappa degli Stati Generali della Space Economy, ospitata il 27 ottobre a La Spezia. Il confronto tra istituzioni e industria ha posto una questione decisiva per il futuro del settore: armonizzare le regole nazionali ed europee senza introdurre nuovi ostacoli alla crescita delle imprese. Autorizzazioni, sostenibilità delle attività orbitali e proporzionalità degli obblighi sono i principali terreni sui quali si misurerà l’efficacia del futuro quadro normativo europeo.
L’appuntamento, organizzato presso il Palazzo della Provincia, ha riunito rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, dell’industria e del sistema della ricerca. Al centro dei lavori, il rapporto tra la legge n. 89 del 2025, che disciplina le attività spaziali italiane, e la proposta di regolamento europeo EU Space Act, ancora oggetto dell’iter legislativo dell’Unione.
Il confronto tra Space Act e legge italiana non riguarda soltanto l’armonizzazione giuridica. Per gli operatori spaziali, la coesistenza di procedure nazionali ed europee può incidere sui tempi di autorizzazione, sui costi di conformità e sulla possibilità di sviluppare servizi in più mercati. La sfida è costruire regole comuni capaci di rafforzare la sicurezza delle operazioni senza penalizzare la competitività industriale.
Space Act e legge italiana: autorizzazioni e competitività delle imprese
Nel corso dell’incontro, Andrea Mascaretti, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Space Economy e promotore dell’iniziativa, ha richiamato la necessità di coordinare la disciplina italiana con quella europea, evitando duplicazioni e favorendo l’interoperabilità delle autorizzazioni. Il percorso comprende anche i provvedimenti attuativi della normativa nazionale e il Piano nazionale per l’economia dello spazio.
Un punto particolarmente rilevante è emerso dall’intervento dell’europarlamentare Elena Donazzan, indicata dagli organizzatori come relatrice sullo Space Act al Parlamento europeo. Donazzan ha dichiarato che, nel lavoro sul testo europeo, i tempi delle procedure autorizzative sono stati ridotti da dodici a sei mesi. Ha inoltre richiamato la semplificazione degli obblighi ambientali e la previsione di regimi differenziati per piccole e medie imprese e centri di ricerca.
Nel confronto tra Space Act e legge italiana, queste indicazioni riguardano il percorso legislativo europeo e non possono essere considerate misure automaticamente già applicabili agli operatori. Il loro rilievo industriale è tuttavia evidente: procedure più rapide e requisiti proporzionati potrebbero ridurre gli ostacoli amministrativi all’ingresso nel mercato, soprattutto per le realtà con minori risorse organizzative.
Il confronto tra Space Act e legge italiana investe anche il riconoscimento reciproco delle licenze, il principio del once-only per evitare richieste documentali ripetute e la distribuzione delle responsabilità tra autorità nazionali e organismi europei. Sono aspetti che incidono sulla prevedibilità delle attività industriali e sulla possibilità di pianificare investimenti di lungo periodo.
Accanto alla semplificazione, resta centrale la sicurezza. I tavoli hanno affrontato i tre pilastri della proposta europea — sicurezza, resilienza e sostenibilità — e le implicazioni per tecnologie emergenti come l’in-orbit servicing e il debris removal, rispettivamente dedicate all’assistenza dei sistemi in orbita e alla rimozione dei detriti spaziali.
Dalla regolamentazione alla sovranità tecnologica europea
Il dibattito ha affrontato anche le condizioni di accesso al mercato europeo per gli operatori extra-UE. Donazzan ha sostenuto la necessità di applicare criteri di reciprocità, collegando il tema alla capacità dell’industria europea di competere con i principali attori internazionali.
La questione riguarda l’equilibrio tra requisiti di sicurezza, obblighi ambientali e concorrenza. Regole più stringenti per le sole imprese europee potrebbero tradursi in uno svantaggio competitivo; un sistema comune efficace deve invece coniugare tutela delle infrastrutture, certezza giuridica e condizioni di mercato sostenibili.
La tappa di La Spezia ha offerto anche un collegamento con le competenze industriali del territorio. Maria Grazia Frijia, vicesindaco della città e membro dell’Intergruppo parlamentare, ha richiamato le sinergie tra settore spaziale e dimensione subacquea, evidenziando il ruolo condiviso di robotica, sensoristica e intelligenza artificiale. Il riferimento è al Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, espressione di una convergenza tecnologica che può generare applicazioni industriali in entrambi gli ambienti.
L’iniziativa, promossa dall’Intergruppo parlamentare per la Space Economy e organizzata da Inrete in collaborazione con ASI, Fondazione PwC Italia e SDA Bocconi SEE Lab, si inserisce in un percorso di confronto tra istituzioni e filiera produttiva. Ai lavori hanno contribuito anche rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Italiana, della Regione Liguria e del sistema industriale.
Per le imprese italiane, il passaggio decisivo sarà tradurre il confronto tra Space Act e legge italiana in disposizioni applicabili, coordinate e sostenibili. È su questo terreno che il rapporto tra Space Act e legge italiana potrà incidere concretamente sulla capacità della filiera spaziale nazionale di investire, innovare e competere nel mercato europeo.
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










