Geospatial World Forum 2026, Lerario su servizi spaziali

Geospatial World Forum 2026
Credito: e-GEOS su X

Al Geospatial World Forum 2026, Milena Lerario, CEO di e-GEOS e parte del gruppo Leonardo, è intervenuta nella plenaria dedicata al tema “Space Infrastructure as a Service”, evidenziando l’evoluzione delle infrastrutture spaziali verso modelli sempre più integrati con le piattaforme geospaziali.

Geospatial World Forum 2026 e modello infrastruttura come servizio

L’intervento si inserisce in uno dei filoni più rilevanti della trasformazione della space economy: il passaggio da asset infrastrutturali a servizi accessibili e scalabili. Non si tratta più solo di raccogliere dati satellitari, ma di integrarli in ecosistemi digitali capaci di generare valore operativo.

Il punto centrale, però, non è la partecipazione all’evento. È il modello che sta emergendo.

Negli ultimi anni, il settore dell’Osservazione della Terra ha compiuto un salto significativo. L’attenzione si è spostata dalla disponibilità del dato alla sua fruizione, con un crescente focus su piattaforme che consentono di elaborare, analizzare e distribuire informazioni in tempo reale.

Questo cambio di paradigma introduce una logica nuova: quella dell’infrastruttura come servizio. Un approccio in cui l’utente finale non accede direttamente al satellite o al dato grezzo, ma a servizi elaborati, pronti per essere integrati in processi decisionali complessi.

In questo contesto, il ruolo di e-GEOS è rappresentativo di una trasformazione più ampia. L’azienda opera come ponte tra capacità spaziali e applicazioni a terra, sviluppando soluzioni che rendono i dati geospaziali utilizzabili in settori come energia, sicurezza, ambiente e pianificazione territoriale.

La questione, però, è più ampia. L’evoluzione verso modelli “as a service” ridefinisce l’intera catena del valore, spostando il vantaggio competitivo verso chi è in grado di integrare dati, algoritmi e piattaforme in modo efficiente.

Questo implica anche un cambiamento nelle logiche industriali. Non basta più possedere asset spaziali: è necessario costruire ecosistemi digitali capaci di trasformare quei dati in servizi continui, affidabili e scalabili.

Resta quindi una domanda aperta. L’Europa riuscirà a consolidare un ruolo competitivo in questo segmento, o rischia di restare indietro rispetto a operatori globali più avanzati nella gestione delle piattaforme digitali?

Il dibattito emerso al Geospatial World Forum indica una direzione chiara. La space economy sta entrando in una fase in cui il valore non si genera nello spazio, ma nella capacità di trasformare i dati in servizi.

Ed è su questo terreno — più che sulla sola infrastruttura — che si giocherà la prossima competizione globale.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.