
Si è concluso con successo il lancio di SMILE, acronimo di Solar wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer. Una missione puramente scientifica, ideata per colmare un’importante carenza di conoscenze dell’interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre, e che porta con sé anche altri 2 importanti traguardi: la prima attività di cooperazione scientifica alla pari tra Europa e Cina e il debutto di Avio nel ruolo di operatore di lancio.
Vedere l’invisibile armatura della Terra
Il lancio, perfetto, è avvenuto alle 05.52 ora italiana dal Centro spaziale europeo di Kourou, in Guyana Francese, con un razzo Vega C, il 29esimo dell’intero programma Vega e il settimo per Vega C. E si è concluso 57 minuti dopo, con il rilascio del carico in un’orbita circolare a 706 chilometri, l’apertura dei pannelli e l’invio dei primi dati di telemetria. Nei prossimi giorni Smile si sposterà nella sua orbita definitiva molto ellittica, con un apogeo a 121mila chilometri dalla Terra e perigeo a 5000, e si conta potrà restare operativa per almeno 3 anni.
Sviluppata alla pari da Agenzia Spaziale Europea e Accademia Cinese delle Scienze, gli strumenti di SMILE sono il Soft X-ray Imager, capace di fare le prime osservazioni ai raggi X del campo magnetico terrestre e sviluppato da un consorzio guidato dall’Università di Leicester, l’Ultraviolet Imager, per osservare all’ultravioletto le aurore boreali, e infine un magnetometro e un analizzatore di ioni leggeri entrambi cinesi. Un mix di strumenti e un’orbita tale che permetterà per la prima volta di analizzare ai raggi X l’interazione del campo magnetico terrestre con il vento solare a livello globale e non più solo in specifici punti. Un salto qualitativo che può essere in parte paragonato, nello studio delle previsioni meteorologiche, nel passare dai dati in arrivo una centralina posta a terra ai dati globali forniti da un satellite.
“Stiamo per assistere a qualcosa che non abbiamo mai visto prima: osservare l’armatura invisibile della Terra in azione”, ha detto in un video collegamento poco dopo la conclusione del lancio il Direttore Generale dell’ESA Josef Aschbacher. “Con Smile, stiamo spingendo i confini della scienza nel tentativo di rispondere a grandi domande che restano un mistero da quando abbiamo scoperto, oltre settant’anni fa, che la Terra è protetta da una gigantesca bolla magnetica”. Il tutto reso possibile con un contributo finanziario dell’ESA di 130 milioni di euro, distribuiti in oltre 25 contratti di appalto con più di 40 aziende e istituti.
Un piccolo passo lungo la Via della seta
Ma come detto SMILE ha anche un alto valore politico, anche se per ora più simbolico che altro: rappresenta la prima vera missione con una piena cooperazione tra Europa e Cina. Un elemento che certo non può passare inosservato in un momento storico di profonda revisione degli equilibri strategici internazionali.
In questi anni la Cina ha avviato una corposa pianificazione spaziale che non riguarda solo la Luna ma anche le orbite terrestri a partire dalla messa in orbita di una stazione spaziale, i test per lo sviluppo di almeno un lanciatore riutilizzabile e l’avvio della realizzazione di costellazioni sul modello di Starlink. Una crescita testimoniata dai numeri: 94 lanci nel 2025, quasi un terzo in più di quelli dell’anno precedente, e un valore industriale oggi stimato in 350 miliardi di dollari e che le proiezioni al 2029 indicano a oltre 900 miliardi. In altre parole un possibile fondamentale partner per il futuro.
In questo scenario si inquadra dunque SMILE, una missione che, come hanno spiegato i rappresentanti di un lato e dell’altro, Carole Mundell, Direttrice di Scienza dell’ESA, e Wang Chi, direttore generale del National Space Center cinese, è nata dal basso, dalle esigenze dei ricercatori e poi accolta dai decisori. Un modello ‘bottom-up’. “Un meccanismo che si è dimostrato molto potente ed efficace e che speriamo possa aver convinto le istituzioni per future nuove missioni”, ha detto Mundell. Cooperazioni che al momento non sono programmate ma che potrebbero essere simbolicamente benedette “dal sorriso di SMILE”, ha aggiunto Chi.
Un grande passo verso la sovranità
Infine, ma non certo meno importante è anche il debutto di Avio nel suo nuovo ruolo di operatore di lancio, ossia come operatore autonomo senza la presenza, come sempre finora, dei francesi di Arianespace. “Un passo importante per la nostra storia” ha detto subito dopo il lancio l’amministratore delegato di Avio Giulio Ranzo. “Una presa di responsabilità – ha aggiunto – su cui ci siamo preparati da anni, e un passo che rappresenta un grande risultato per l’Italia, e l’Europa in generale, perché significa avere un’azienda capace di esprimere la sovranità dell’accesso allo spazio”.
Un’autonomia che parallelamente si accompagna con l’obiettivo di aumentare il numero di lanci l’anno, arrivando a 6 nel 2028. A renderlo possibile c’è la realizzazione di nuove strutture nella base di Kourou, in particolare il completamento entro fine anno di un secondo edificio di integrazione. Un edificio preesistente che sarà riadattato e che permetterà di costruire due Vega C in parallelo.
“Questo ci permetterà di produrre più lanciatori e ridurre il tempo tra due campagne di lancio consecutive. Quindi un aumento di cadenza del numero di lanci ogni anno e rispondere a un maggior numero di richieste e clienti durante l’anno”, ha aggiunto Renato Lafranconi, program manager di Vega per l’Agenzia Spaziale Europea. Proprio in questo scenario sono anche iniziati i lavori per la realizzazione di una seconda piattaforma di lancio, usata fino a pochi anni fa per Ariane 5, e da cui sarà possibile lanciare anche il futuro Vega E, una ulteriore evoluzione potenziata dell’attuale Vega C e che farà il suo debutto nel 2030.
Leonardo De Cosmo, giornalista scientifico collabora anche con ANSA Scienza, Le Scienze ed Economia dello Spazio Magazine, ed è docente di Trasformazione Digitale alla Lumsa di Roma. Scrive principalmente su temi di frontiera come spazio, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche, e autore di "Gatto vivo, gatto morto.Guida quantistica per innovatori di domani” (Il Sole 24 Ore, 2026). Consulente per la comunicazione e relazioni con i media per eventi e progetti di ricerca europei e co fondatore di Fatina, collettivo per la comunicazione della scienza










