Medicane: CNR definisce criteri standard di classificazione

Medicane
Credito: contiene dati Copernicus Sentinel modificati (2026), elaborati dall’ESA

Tutti sanno cos’è un uragano, ma un tipo di tempesta meno conosciuto, il medicane, ha recentemente toccato terra in Libia

Il termine medicane, abbreviazione di uragano mediterraneo, è stato coniato solo vent’anni fa per descrivere le tempeste tropicali simili ai cicloni che si formano sul Mar Mediterraneo. Sebbene non siano in genere così comuni o potenti come gli uragani, possono comunque generare venti distruttivi, gravi inondazioni e pericolose mareggiate, rappresentando una minaccia significativa per oltre 500 milioni di persone che vivono intorno al bacino del Mediterraneo, oltre a causare ingenti perdite economiche per i paesi colpiti.

Attualmente si verificano solo circa tre volte all’anno, e la loro rarità li rende difficili da osservare e ancor più difficili da simulare.

Si ritiene che i medicani siano alimentati dal calore del mare, proprio come gli uragani tropicali, e condividono diverse caratteristiche simili. Tuttavia, nuove ricerche dimostrano che non tutti i medicani si formano allo stesso modo, poiché alcuni sono influenzati anche da processi meteorologici tipici delle tempeste di media latitudine. Inoltre, una grande difficoltà è stata la mancanza di una definizione chiara di medicane. Diversi studi utilizzano criteri diversi, il che rende difficile il confronto dei risultati e genera confusione nell’emissione di avvisi meteorologici al pubblico.

Per affrontare questo problema, un team di ricercatori, guidato dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) e finanziato dal progetto Medicanes dell’ESA (Earth Observation Science for Society), ha recentemente introdotto una definizione standardizzata basata su caratteristiche osservabili e misurabili dai satelliti.

Questa definizione, oggetto di un articolo pubblicato sul Bulletin of the American Meteorological Society, afferma: un medicane è un ciclone mesoscala che si sviluppa sul Mar Mediterraneo e presenta caratteristiche simili a quelle di un ciclone tropicale: un nucleo caldo che si estende nella troposfera superiore, una struttura a forma di occhio al suo centro con fasce di nubi a spirale intorno, un centro quasi senza vento circondato da una circolazione del vento superficiale quasi simmetrica con velocità massima del vento entro poche decine di chilometri dal centro.

Grazie a una definizione chiara e all’osservazione della Terra come elementi cardine per la comprensione e la previsione dei cicloni tropicali, il recente evento Jolina rappresenta un importante caso di studio, contribuendo all’identificazione di modelli e differenze essenziali per ampliare le nostre conoscenze e migliorare le capacità di previsione per questa classe di cicloni. Il ciclone, inizialmente chiamato Samuel, si è formato il 14 marzo come area di bassa pressione a nucleo freddo sul Mediterraneo occidentale.

In base alla nuova definizione, è stato riclassificato come medicane e ribattezzato Jolina il 17 marzo, mentre attraversava il Mediterraneo e si trasformava in un sistema a nucleo caldo – anche con temperature superficiali del mare relativamente basse – con una struttura a occhio senza vento al suo centro. Si è dissipato il 19 marzo dopo aver toccato terra in Libia.

La chiave per classificare la tempesta come medicane è stata data dalle immagini e dai dati delle missioni meteorologiche Meteosat di terza e seconda generazione in orbita geostazionaria, con una visuale fissa sull’Europa e sul Nord Africa. Le immagini nel visibile e nell’infrarosso hanno mostrato la struttura nuvolosa a spirale e la formazione di una struttura a forma di occhio priva di nuvole mentre la tempesta si avvicinava alla Libia.

I sondaggi a microonde, in particolare l’AMSU-A del MetOp-C e l’ATMS delle sonde NOAA 20 e NOAA 21, hanno mostrato lo sviluppo del nucleo caldo. I dati radar ad apertura sintetica ASCAT del MetOp e Copernicus Sentinel-1 sono stati utilizzati per identificare la formazione di un anello di vento quasi chiuso vicino alla superficie del mare, la caratteristica a forma di occhio senza vento al centro, nonché per stimare il vento massimo sostenuto e il raggio del vento massimo, due parametri chiave per definire l’intensità del ciclone e per identificarne la transizione dalla fase di sviluppo a quella di maturità.

Giulia Panegrossi, del CNR-ISAC, ha dichiarato: “La grande quantità di dati a nostra disposizione grazie a queste missioni è preziosa per classificare i medicane come questo. E, cosa importante, stiamo usando questi dati per capire perché questo sistema meteorologico si è evoluto in un medicane.”

“Potremmo osservare il passaggio da un sistema a nucleo freddo a un sistema a nucleo caldo, poiché i nostri strumenti diagnostici, che sfruttano i canali di sondaggio termico a microonde passivi, mostrano chiaramente la formazione di un nucleo caldo. La forza, la simmetria e la struttura verticale del nucleo caldo possono essere potenzialmente utilizzate come indicatori per la stima dell’intensità.”

“Essere in grado di individuare e caratterizzare i sistemi ciclonici a nucleo caldo nel Mediterraneo, nonché di tracciare la posizione del centro della tempesta in tempo quasi reale, non è solo rilevante per migliorare il monitoraggio delle tempeste rare, ma significa anche ridurre il rischio, migliorare la ricerca scientifica e preparare le società di una regione che tradizionalmente non è attrezzata per eventi di tale portata.”

Al di là della sua rilevanza meteorologica, Jolina ha già dimostrato i rischi socio-economici associati ai cicloni tropicali nel Mediterraneo centrale. Durante le sue fasi iniziali, le condizioni meteorologiche avverse hanno innescato numerosi allarmi da parte dei servizi di emergenza in Italia e in Libia.

In Italia, diversi comuni in Sicilia e Calabria hanno chiuso i centri scolastici, mentre forti venti e piogge intense hanno causato danni agli edifici in province come Catanzaro e Cosenza, e portato alla cancellazione di voli a Catania.

La Libia è stata duramente colpita dal ciclone Jolina, che ha causato inondazioni in diverse aree urbane, tra cui Tajoura e Zawiya a causa delle piogge torrenziali. A Tajoura, un giovane ha tragicamente perso la vita durante un’attività di volontariato, a testimonianza del pesante costo umano di tali eventi.

Questi impatti illustrano come i cicloni tropicali possano colpire le infrastrutture critiche, interrompere i trasporti e le operazioni marittime e generare effetti economici a cascata, esercitando al contempo ulteriore pressione sui sistemi di risposta alle emergenze. Nelle regioni costiere maggiormente esposte, anche i cicloni di intensità moderata possono provocare perdite socio-economiche considerevoli.

Questo caso esemplifica la crescente capacità dei sistemi di osservazione della Terra di monitorare l’intero ciclo di vita di tali eventi in tempo quasi reale. Anziché affidarsi a classificazioni retrospettive, gli scienziati possono ora osservare e analizzare i processi fisici che definiscono la formazione dei medicani nel momento stesso in cui si verificano.

Il caso Medicane Jolina rappresenta uno degli esempi più chiari di monitoraggio in tempo reale dello sviluppo di un farmaco nell’ambito di un solido quadro osservazionale, fornendo spunti preziosi sia per la ricerca scientifica che per la gestione del rischio.

Fonte: ESA

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Redazione Economia dello Spazio Magazine