Una nana bruna con due pianeti sfida le teorie sulla formazione planetaria

Rappresentazione artistica della nana bruna TOI-201 c con i pianeti TOI-201 b e TOI-201 d nel sistema studiato da INAF ed ESO.
Rappresentazione artistica ravvicinata del sistema TOI-201. In primo piano la massiccia nana bruna TOI-201 c, seguita dal gigante gassoso moderatamente caldo TOI-201 b, soggetto a forti variazioni gravitazionali, dalla super-Terra TOI-201 d e dalla stella ospite. Crediti: INAF / generata con IA Gemini.

Una configurazione planetaria ritenuta improbabile dai modelli attuali potrebbe costringere gli astronomi a rivedere alcune delle ipotesi più diffuse sulla nascita dei pianeti. Un team internazionale guidato dall’European Southern Observatory (ESO), con un contributo rilevante dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha identificato un sistema in cui una nana bruna massiccia e caratterizzata da un’orbita fortemente eccentrica convive con due pianeti disposti nelle regioni più interne del sistema. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

Lo studio si concentra sul sistema TOI-201 e rappresenta uno dei casi più peculiari osservati finora grazie ai dati del satellite TESS della NASA e a una vasta campagna di osservazioni spettroscopiche condotte da Terra.

Comprendere come si formano sistemi planetari in condizioni estreme è uno degli obiettivi centrali dell’astrofisica contemporanea, poiché permette di affinare i modelli utilizzati per interpretare l’evoluzione dei sistemi stellari osservati nella Via Lattea e di migliorare la comprensione dei processi che hanno portato alla formazione dei pianeti.

Un sistema compatto dominato da una nana bruna

Al centro dell’analisi vi è TOI-201 c, un oggetto con una massa prossima al limite convenzionalmente utilizzato per distinguere i pianeti giganti dalle nane brune, fissato a 13 masse gioviane.

L’oggetto completa un’orbita attorno alla propria stella in circa 2.881 giorni, equivalenti a poco meno di otto anni, risultando il corpo transitante con massa nota e periodo orbitale più lungo identificato con questa tecnica osservativa.

«È l’oggetto transitante con il periodo orbitale più lungo di cui sia nota la massa», sottolinea Luca Naponiello, ricercatore dell’INAF e secondo autore dello studio. «A causa della grande distanza dalla stella, la probabilità che un simile oggetto passi esattamente davanti al disco stellare, visto dalla Terra, è molto bassa».

Due pianeti sopravvivono nelle regioni più interne del sistema

L’aspetto più rilevante della scoperta riguarda la presenza di due pianeti collocati all’interno dell’orbita della nana bruna.

Il primo è TOI-201 d, una super-Terra rocciosa con un periodo orbitale di appena 5,8 giorni. Il secondo è TOI-201 b, un gigante gassoso moderatamente caldo che completa un’orbita in circa 53 giorni.

Entrambi i pianeti risultano allineati sullo stesso piano orbitale della nana bruna. La particolarità del sistema deriva dal fatto che TOI-201 c possiede un’eccentricità di 0,622, valore che genera forti perturbazioni gravitazionali e rende instabili le regioni più esterne del sistema.

Secondo gli astronomi, questa configurazione avrebbe confinato la formazione e l’evoluzione dei pianeti nelle aree più interne e calde del disco protoplanetario.

«La presenza della nana bruna su un’orbita così ellittica ha costretto i pianeti a formarsi e sopravvivere occupando esclusivamente i confini più interni e caldi del disco primordiale. Inoltre, i dati mostrano che al passaggio ravvicinato della nana bruna, il gioviano subisce forti e repentine variazioni sul tempo di transito, a testimonianza di una serrata e vigorosa interazione dinamica in corso tra i due giganti», evidenzia Naponiello.

Perché il sistema TOI-201 mette in discussione la formazione planetaria

Il risultato assume particolare importanza perché offre un banco di prova per le teorie che descrivono la nascita dei pianeti giganti.

I modelli attualmente più accreditati prevedono infatti che questi corpi si formino nelle regioni esterne del disco protoplanetario, oltre la cosiddetta linea di condensazione dell’acqua, per poi migrare progressivamente verso la stella ospite.

La configurazione osservata nel sistema TOI-201 suggerisce invece che la presenza di una nana bruna massiccia su un’orbita altamente eccentrica non impedisca necessariamente la formazione e la sopravvivenza di pianeti nelle regioni più interne del sistema.

«Questa scoperta aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione di come nascano i pianeti, anche in compagnia di oggetti massicci in orbite esterne, perfino molto eccentriche. Essa sfida i modelli teorici che prevedono generalmente la formazione dei gioviani nelle regioni più esterne, oltre la linea di condensazione dell’acqua, a circa 2-3 unità astronomiche, con successiva migrazione verso la stella», sottolinea Aldo Bonomo dell’INAF.

Il contributo delle osservazioni da Terra e dello spazio

La scoperta è stata possibile grazie alla combinazione di differenti tecniche osservative.

Ai dati fotometrici raccolti da TESS si sono aggiunte misurazioni di velocità radiale ottenute attraverso strumenti dell’ESO come FEROS e PLATOSPEC, consentendo ai ricercatori di determinare con precisione le caratteristiche del sistema.

Lo studio vede inoltre una significativa partecipazione italiana, con il coinvolgimento di ricercatori dell’INAF, dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università di Roma Tor Vergata.

Gaia DR4 potrà validare e ricostruire l’architettura del sistema

TOI-201 c rappresenta anche un caso osservativo unico per le prospettive future di caratterizzazione.

Gli astronomi ritengono infatti che sarà il primo oggetto di questo tipo a poter essere studiato attraverso quattro tecniche indipendenti: transiti fotometrici, variazioni dei tempi di transito, velocità radiali e astrometria spaziale.

«Del primo corpo celeste che potrà essere caratterizzato contemporaneamente attraverso quattro metodi diversi, ovvero i transiti fotometrici, le variazioni dei tempi di transito, le velocità radiali e, non appena saranno pubblicati i dati della release Gaia DR4, l’astrometria spaziale. Con il quarto rilascio dei dati di Gaia potremo, inoltre, ricostruire l’orbita 3D della nana bruna», conclude Alessandro Sozzetti, direttore dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino.

L’arrivo dei dati della futura release Gaia DR4 consentirà di verificare ulteriormente i parametri del sistema e di ricostruire con precisione tridimensionale l’orbita della nana bruna, trasformando TOI-201 in un laboratorio naturale per lo studio delle interazioni gravitazionali tra oggetti massicci e sistemi planetari compatti.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.