
La capacità di prevedere l’intensificazione degli uragani passa anche dalla precisione con cui i satelliti Sentinel-6 misurano le condizioni degli oceani. Con Sentinel-6 Michael Freilich e Sentinel-6B, la cooperazione spaziale tra Stati Uniti ed Europa dispone di due piattaforme operative in grado di fornire dati sul livello del mare, sul moto ondoso e sui venti marini. Informazioni che possono contribuire a migliorare i modelli meteorologici e a individuare le condizioni favorevoli al rapido rafforzamento delle tempeste tropicali.
La rilevanza tecnologica della missione è stata evidenziata dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA in una comunicazione del 9 settembre 2026, dedicata all’impiego congiunto dei due satelliti durante El Niño. Un elemento centrale riguarda la disponibilità dei dati di Sentinel-6B e il loro possibile utilizzo nei sistemi della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) per valutare il potenziale di intensificazione degli uragani.
I due satelliti fanno parte della missione Copernicus Sentinel-6/Jason-CS, sviluppata per garantire la continuità delle misurazioni altimetriche oceaniche. Il loro contributo assume particolare rilevanza durante El Niño del 2026, fenomeno climatico caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale, capace di modificare la distribuzione delle precipitazioni e l’attività ciclonica.
Secondo quanto comunicato dal JPL, Sentinel-6B, lanciato nel novembre 2025, opera a circa 30 secondi di distanza dal suo predecessore. La configurazione consente di acquisire misurazioni ravvicinate e sostenere il passaggio alla nuova generazione di osservazioni oceaniche di riferimento.
Come i satelliti Sentinel-6 contribuiscono allo studio degli uragani
Il contributo tecnologico della missione Sentinel-6 si basa sulla possibilità di ricavare informazioni sulle condizioni termiche degli oceani attraverso misurazioni estremamente precise della superficie marina.
Entrambi i satelliti utilizzano un altimetro radar che invia migliaia di impulsi al secondo verso la superficie dell’acqua, misurando il tempo impiegato dai segnali per tornare allo strumento. Questa tecnologia permette di determinare l’altezza della superficie oceanica e di acquisire informazioni sulle onde e sulla velocità dei venti marini.
La relazione tra livello del mare e temperatura dell’acqua è particolarmente importante per lo studio degli uragani. L’acqua più calda tende infatti a espandersi, contribuendo a modificare l’altezza della superficie oceanica. Le variazioni altimetriche, opportunamente integrate con altre osservazioni, permettono quindi di ricavare indicazioni sul contenuto di calore degli oceani, senza misurare direttamente la temperatura delle acque profonde.
Si tratta di un parametro rilevante perché l’energia termica disponibile nell’acqua può alimentare l’intensificazione dei cicloni tropicali. Conoscere la distribuzione del calore, anche al di sotto della superficie, aiuta i meteorologi a valutare le condizioni che possono favorire un aumento della potenza delle tempeste.
La questione diventa particolarmente delicata nelle fasi precedenti all’impatto con le coste. Un uragano può rafforzarsi rapidamente anche nelle 48 ore prima dell’approdo, riducendo il tempo disponibile per predisporre evacuazioni, proteggere le infrastrutture e mobilitare le risorse di emergenza.
I dati altimetrici della famiglia Sentinel-6 alimentano gli strumenti di analisi utilizzati dalla NOAA. Tra questi figura la Satellite Ocean Heat Content Suite, un sistema operativo dal 2012 che utilizza informazioni oceanografiche per supportare la valutazione del potenziale di intensificazione degli uragani.
Il 15 luglio 2026, Sentinel-6B ha iniziato a distribuire dati a bassa latenza utilizzabili nelle attività di previsione meteorologica. La disponibilità delle osservazioni non coincide tuttavia con la loro immediata integrazione in tutti i modelli operativi: sono necessari ulteriori passaggi di elaborazione e validazione.
Deirdre Byrne, oceanografa della NOAA e specialista di altimetria satellitare, ha indicato l’obiettivo di iniziare a integrare le misurazioni dell’altezza oceanica di Sentinel-6B nell’algoritmo Satellite Ocean Heat Content Suite entro la fine del 2026.
Il passaggio rappresenta un elemento importante nell’evoluzione operativa della missione: l’utilità dei nuovi dati per la valutazione dell’intensificazione degli uragani dipenderà dalla loro integrazione nei sistemi NOAA e dalla successiva verifica dei risultati previsionali.
Oltre all’altimetro radar, ciascun satellite dispone di uno strumento GNSS-RO (Global Navigation Satellite System – Radio Occultation), che utilizza i segnali dei sistemi globali di navigazione satellitare per ricavare informazioni sulle proprietà dell’atmosfera, tra cui temperatura, pressione e umidità.
L’insieme delle osservazioni oceaniche e atmosferiche amplia il patrimonio informativo disponibile per la ricerca e per i sistemi meteorologici, pur mantenendo distinti i diversi processi attraverso cui i dati vengono utilizzati nei modelli previsionali.
El Niño 2026 e la continuità delle osservazioni oceaniche
La disponibilità simultanea dei due satelliti coincide con una fase particolarmente significativa dell’evoluzione di El Niño.
Il fenomeno si manifesta quando l’indebolimento dei venti equatoriali favorisce lo spostamento verso est delle acque calde del Pacifico, modificando la distribuzione del calore oceanico e influenzando la circolazione atmosferica.
Questi cambiamenti possono alterare anche la distribuzione geografica dell’attività degli uragani, favorendo condizioni differenti tra Pacifico e Atlantico.
Nella comunicazione di settembre, il JPL ha evidenziato che l’episodio del 2026 si è sviluppato relativamente tardi nel corso dell’anno, raggiungendo un’intensità paragonabile a quella osservata durante importanti eventi precedenti, come quelli del 1997 e del 2015.
Secondo l’aggiornamento NOAA dell’8 ottobre 2026, El Niño continua a intensificarsi e sono considerate probabili condizioni da forti a molto forti fino al trimestre gennaio-marzo 2027. Il monitoraggio satellitare consente di seguire l’evoluzione delle condizioni oceaniche associate al fenomeno.
Per i ricercatori, la presenza di Sentinel-6B accanto a Sentinel-6 Michael Freilich rappresenta un’opportunità per osservare questa evoluzione attraverso misurazioni altimetriche coerenti con quelle raccolte dalle missioni precedenti.
La continuità costituisce infatti uno degli elementi tecnologici più rilevanti del programma.
La serie storica delle osservazioni oceaniche di precisione risale al 1992, quando venne lanciata la missione TOPEX/Poseidon. Da allora, successive generazioni di satelliti hanno contribuito a costruire un archivio di misurazioni del livello del mare che si estende ormai per oltre tre decenni.
Mantenere criteri di misurazione comparabili nel tempo permette agli scienziati di distinguere le variazioni temporanee associate a fenomeni come El Niño dalle tendenze oceaniche di lungo periodo.
In questo quadro, Sentinel-6B è destinato ad assumere il ruolo di satellite di riferimento per le misurazioni globali del livello del mare, subentrando a Sentinel-6 Michael Freilich. Secondo le informazioni operative disponibili nell’ottobre 2026, i due satelliti continuano a volare in tandem, mentre il trasferimento del predecessore su un’orbita differente non risulta ancora confermato come completato.
La missione nasce dalla collaborazione tra Agenzia Spaziale Europea (ESA), EUMETSAT, NASA e NOAA, con il sostegno finanziario della Commissione europea e il supporto tecnico dell’agenzia spaziale francese CNES.
EUMETSAT gestisce il monitoraggio e il controllo dei satelliti, oltre all’elaborazione dei dati scientifici altimetrici, per conto del programma europeo Copernicus e con il contributo delle agenzie partner. Il JPL ha fornito tre strumenti scientifici per ciascun satellite: l’Advanced Microwave Radiometer, il GNSS-RO e il Laser Retroreflector Array.
La ripartizione delle responsabilità evidenzia la complessità delle infrastrutture di osservazione terrestre, nelle quali strumenti di bordo, sistemi di controllo, segmenti terrestri e catene di elaborazione devono operare in modo coordinato per garantire dati affidabili e continuativi.
Per la Space Economy, il valore tecnologico di Sentinel-6 emerge soprattutto nel passaggio dalla misurazione satellitare all’utilizzo operativo delle informazioni.
Le osservazioni non sono destinate esclusivamente alla ricerca climatica. Possono contribuire a sistemi previsionali utilizzati dalle autorità pubbliche e a processi decisionali rilevanti per la gestione delle emergenze, la protezione delle infrastrutture costiere e le attività marittime.
Il miglioramento delle previsioni dipenderà dall’effettiva integrazione dei nuovi dati nei modelli e dalla verifica dei risultati ottenuti. La disponibilità di misurazioni più precise non garantisce, da sola, un aumento automatico dell’accuratezza previsionale.
È proprio questa distinzione a definire la rilevanza industriale e operativa della missione: Sentinel-6 non rappresenta soltanto una nuova capacità di osservazione, ma una componente di un’infrastruttura spaziale internazionale progettata per trasformare misurazioni oceaniche continuative in informazioni utilizzabili dai servizi meteorologici e dalle istituzioni responsabili della gestione dei rischi.
Fonte dati: NASA – Jet Propulsion Laboratory
Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.
Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.










