
Strategia, difesa, underwater, diritto e scienza al centro del confronto di NSE 2025
Nell’ambito di NSE 2025 si è svolto il convegno “Space & Blue Economy: Synergies and New Opportunities”, che ho avuto l’opportunità di moderare.
Il confronto ha offerto una lettura articolata e complementare delle connessioni tra spazio, mare e dimensione subacquea, mettendo in evidenza come l’integrazione tra questi domini non rappresenti più una prospettiva futura, ma una necessità strategica per la competitività, la sicurezza e la sovranità tecnologica del Paese.
Il panel ha riunito rappresentanti delle istituzioni spaziali e militari, del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, del mondo accademico giuridico e scientifico, delineando un quadro nel quale Space Economy e Blue Economy convergono in una nuova filiera integrata Space&Blue.
La strategia nazionale e il ruolo dell’ASI
Ad aprire il confronto è stata Maria Libera Battagliere, della Task Force Space&Blue dell’Agenzia Spaziale Italiana, che ha illustrato il rafforzamento dell’impegno dell’ASI nel promuovere le sinergie tra spazio e mare come parte integrante della strategia nazionale.
La recente costituzione di una Task Force Space&Blue interna all’Agenzia risponde all’esigenza di strutturare il dialogo con stakeholder istituzionali, industriali e della ricerca, favorendo una visione cross-industry capace di tradursi in progettualità concreta. In questo quadro si inserisce il bando multitematico “Space and Blue”, pensato per stimolare sviluppo, sperimentazione e prototipazione avanzata di tecnologie in grado di far dialogare i due domini.
Le traiettorie tecnologiche individuate – dal sensing e monitoraggio ai sensori subacquei interconnessi ai satelliti, dalla robotica all’intelligenza artificiale, dall’energia alla propulsione, fino a quantum communication, cyber security e re-routing dei cavi sottomarini – sono state richiamate come asset chiave per la sovranità tecnologica e l’autonomia strategica nazionale. Centrale, infine, il tema degli accordi quadro come strumento per costruire un ecosistema Space&Blue aperto e collaborativo, potenzialmente evolutivo verso una futura Space and Blue Alliance.
La visione della Marina Militare e la sicurezza delle infrastrutture critiche
Il C.V. Fabio Casamassima, dello Stato Maggiore della Marina, ha offerto una lettura operativa del nuovo scenario geopolitico e tecnologico, sottolineando come il funzionamento delle società moderne dipenda sempre più da una rete invisibile di infrastrutture critiche sottomarine, fondamentali per energia, comunicazioni e flussi di dati.
L’aumento dell’utilizzo dei fondali marini e la crescente esposizione di queste infrastrutture a rischi e minacce – spesso di natura antropica e in parte non attribuibili – impongono un’evoluzione dell’approccio della Marina, in particolare della Componente Sommergibili, verso modelli basati su sensoristica avanzata, robotica, interoperabilità e integrazione con le capacità spaziali. In questo contesto, la cooperazione spazio-mare emerge come fattore abilitante per la sicurezza, la sorveglianza e la capacità di intervento, soprattutto in ambienti ostili, dove assumono un ruolo crescente anche i temi dei combustibili e della produzione di energia.
Underwater: una nuova dimensione strategica con il PNS
Per il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS) è intervenuto il Capo Ufficio Rapporti Interdicastero, C.V. Francesco Ruggiero, che ha evidenziato come l’underwater rappresenti già oggi un ponte naturale tra Space Economy e Blue Economy.
Nato nel dicembre 2023, il PNS risponde all’esigenza di colmare un ritardo tecnologico di oltre sessant’anni rispetto allo spazio, sviluppando capacità oggi ancora immature ma decisive per il futuro: controllo della dimensione subacquea, operatività a grandi profondità, protezione e manutenzione delle infrastrutture critiche. Il Polo, caratterizzato da una governance interministeriale e industriale, opera con fondi pubblici e privati e ha già avviato 19 progetti di ricerca e sviluppo per 115 milioni di euro, coinvolgendo oltre 250 realtà, in larga parte PMI.
Il quadro delineato evidenzia come la sovranità tecnologica underwater non sia solo una questione di difesa, ma anche di accesso alle risorse, sicurezza della navigazione e competitività industriale, rafforzando ulteriormente la necessità di integrazione con le tecnologie spaziali per la situational awareness e il controllo dei domini.
Governance e diritto nei domini integrati
Sul piano normativo, Chiara Vagaggini, Professore Associato di Diritto della Navigazione all’Università di Roma “Tor Vergata”, ha richiamato l’attenzione sulle sfide regolatorie emergenti legate all’integrazione tra spazio e mare. La tutela delle infrastrutture critiche strategiche – satelliti e cavi sottomarini – e il dibattito sull’estrazione delle risorse minerarie sottomarine e spaziali pongono interrogativi complessi in termini di sostenibilità ambientale e adeguatezza del quadro giuridico vigente.
Il riferimento ai grandi pilastri del diritto internazionale, dal Trattato sullo Spazio extra-atmosferico alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 1982, evidenzia come gli strumenti esistenti siano oggi chiamati a confrontarsi con sfide inedite. In questo contesto si inseriscono alcune delle più recenti iniziative normative, tra cui il Piano del Mare, la Legge sullo Spazio e il DDL sulla sicurezza subacquea, già licenziato dal Senato e in fase di approvazione alla Camera dei Deputati.
Scienza, dati e protezione degli ecosistemi
A chiudere il panel è stato Roberto Danovaro, Professore Ordinario dell’Università Politecnica delle Marche, che ha offerto una prospettiva scientifica sull’interconnessione tra oceani e spazio come piattaforme integrate di ricerca. Osservazione satellitare, dati multisorgente, intelligenza artificiale e modelli predittivi rappresentano oggi strumenti fondamentali per comprendere, proteggere e restaurare gli ecosistemi marini.
Danovaro ha evidenziato come il contributo più immediato delle tecnologie spaziali risieda nella capacità di monitoraggio continuo e su larga scala, mentre, in prospettiva, le tecnologie marine possono a loro volta supportare la ricerca spaziale in ambienti estremi. In questo senso, una recente ricerca cinese pubblicata su Nature ha mostrato sperimentazioni di mezzi abissali ispirati ai pesci, confermando la convergenza tra biomimetica, robotica marina e ricerca avanzata.
Oggi le tecnologie satellitari consentono di osservare ciò che accade fino a poco sotto la superficie del mare, ma le grandi profondità restano in larga parte sconosciute. Si stima la presenza di montagne sottomarine e di risorse strategiche, comprese le terre rare, delle quali non conosciamo ancora quantità e localizzazione. Un tema che assume particolare rilievo per l’Italia, Paese con una posizione centrale nel Mediterraneo, ma chiamato a ragionare in una prospettiva globale, senza limitarsi alla dimensione regionale.
Verso una filiera integrata Space&Blue
Il convegno ha restituito un messaggio chiaro, in piena continuità con il percorso del Forum Space&Blue: spazio, mare e underwater non sono domini separati, ma parti di un unico sistema strategico. La costruzione di una filiera integrata Space&Blue passa da politiche industriali coerenti, investimenti mirati, cooperazione istituzionale, sviluppo tecnologico e adeguamento del quadro normativo. Un percorso complesso, ma ormai imprescindibile per rafforzare il ruolo dell’Italia nei nuovi equilibri globali.






Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".










