Biagioni, Regulus-Avio: nella giungla della Guyana Francese una stazione di servizio per lo spazio

Intervista a Marco Biagioni, amministratore delegato di Regulus e Direttore Programmi di Avio

Marco Biagioni, amministratore delegato di Regulus e Direttore Programmi di Avio
Marco Biagioni, amministratore delegato di Regulus e Direttore Programmi di Avio. Credito: Regulus / Avio

Nel cuore della Guyana Francese, dove la foresta pluviale incontra l’Oceano Atlantico, c’è un luogo che potrebbe tranquillamente comparire in un romanzo di Douglas Adams: la stazione di servizio dello spazio europeo. Si chiama Regulus ed è una realtà industriale unica nel suo genere il cui ruolo è vitale per l’accesso allo spazio del Vecchio Continente. Controllata al 60% dall’italiana Avio, con il restante 40% in mano ad Ariane Group, Regulus realizza e carica il propellente solido che permette il decollo sia di Vega-C che di Ariane 6: l’importanza di questo impianto è tale che “dalla nostra attività dipendono i due lanciatori dello spazio europeo”, racconta Marco Biagioni, amministratore delegato di Regulus e Direttore Programmi di Avio.

“È come essere la pompa di benzina in una gara di Formula 1”, dice scherzosamente Biagioni. Se la stazione di rifornimento si ferma, l’intera corsa si interrompe. Regulus rappresenta infatti uno snodo strategico, un punto di passaggio obbligato per i motori P120 e P160 che costituiscono il cuore propulsivo dei vettori europei.

Impianto Regulus in Guyana Francese dove viene prodotto il propellente solido per Ariane 6 e Vega-C
Uno degli impianti di Regulus in Guyana Francese, struttura strategica per la produzione del propellente dei lanciatori europei Ariane 6 e Vega-C. Credito: Regulus / Avio

Il cuore dell’intero impianto è una sorta di impastatrice in formato maxi, dove in un grande contenitore vengono miscelati gli ingredienti che vengono amalgamati tra loro per realizzare una sorta di densa crema che verrà poi colata all’interno dei serbatoi cilindrici del razzo.

“L’aspetto più rilevante è fare in modo che le pale dell’impastatrice lavorino molto vicine tra loro, ovviamente senza toccarsi, così da rendere la miscela il più omogenea possibile”.

Un impianto che deve essere sempre perfettamente sincronizzato con il resto delle attività del Centro Spaziale Guyanese. Mentre per il Vega-C esiste uno stock di sicurezza, una scorta di motori, per i P160 dell’Ariane 6 la produzione è serratissima:

“Siamo just in time… dobbiamo essere veramente precisi e non sbagliare un colpo perché poi sennò rischiamo di creare ritardi al volo”, ci dice Biagioni.

A scandire i ritmi delle lavorazioni di Regulus sono però i suoi quattro “pozzi di colaggio”: pozzi in cui vengono posizionati i cilindri ancora vuoti e al cui interno viene versato e fatto solidificare il propellente.

La “forma” interna viene realizzata inserendo prima della colatura una sorta di grande spina verticale, una specie di “formina” lungo tutta l’altezza del cilindro e che verrà poi tolta a solidificazione avvenuta.

“Quando poi il propellente brucerà, la reazione avverrà dall’interno verso l’esterno. Dunque, la forma che diamo al propellente, grazie alla sezione di questa spina, permette di controllare con precisione la spinta che sarà generata dai motori nei vari momenti del lancio”.

Impianto industriale utilizzato nelle fasi di lavorazione del propellente solido per i motori europei
Le infrastrutture di Regulus consentono la lavorazione e la solidificazione del propellente utilizzato nei motori P120 e P160. Credito: Regulus / Avio

Proprio le attività dei pozzi di colaggio sono il vero collo di bottiglia dell’intera produzione dei motori. Impianti che oggi gestiscono una produzione di circa 22 motori l’anno e che possono arrivare a una produzione massima di 36.

“Aumentare questa cadenza – aggiunge Biagioni – non è una semplice questione di turni lavorativi, in questa configurazione non è possibile aumentare perché siamo vincolati dai tempi delle reazioni chimiche necessarie alla colatura e soprattutto alla polimerizzazione del propellente, ossia la trasformazione che rende stabile e duraturo il propellente versato”.

Per passare a cadenze più elevate, come potrebbe presto avvenire per rispondere all’esigenza di fare un maggior numero di lanci per le nuove costellazioni satellitari europee, l’azienda dovrebbe espandere fisicamente le proprie infrastrutture, in particolare costruire un nuovo edificio di colaggio da affiancare ai due già esistenti.

Oltre alla complessità tecnica, Regulus è anche un affascinante esperimento sociale e una risorsa cruciale per il territorio. Con circa 100 dipendenti, di cui l’85-90% è personale locale, l’azienda è una delle realtà industriali più grandi della Guyana Francese.

“Gestire questa forza lavoro significa armonizzare culture profondamente diverse, dai tecnici europei ai lavoratori locali, brasiliani e persino thailandesi. È un coacervo di mentalità diverse che devono lavorare assieme. Un qualcosa di davvero molto affascinante”.

E poi c’è la natura:

“Proprio dietro all’impianto di mixaggio vive una famiglia di puma, invece dall’altro lato della strada una famiglia di giaguari, di tanto in tanto si fanno vedere. Qui si vive così, immersi nella natura”.

Leonardo De Cosmo

Leonardo De Cosmo, giornalista scientifico collabora anche con ANSA Scienza, Le Scienze ed Economia dello Spazio Magazine, ed è docente di Trasformazione Digitale alla Lumsa di Roma. Scrive principalmente su temi di frontiera come spazio, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche, e autore di "Gatto vivo, gatto morto.Guida quantistica per innovatori di domani” (Il Sole 24 Ore, 2026). Consulente per la comunicazione e relazioni con i media per eventi e progetti di ricerca europei e co fondatore di Fatina, collettivo per la comunicazione della scienza