L’INAF apre la ricerca al pubblico: dalla Notte dei Ricercatori una rete di iniziative in tutta Italia

Notte dei Ricercatori 2026: immagine dello stand INAF di SHARPER a L’Aquila
Una ricercatrice incontra il pubblico allo stand INAF durante SHARPER a L’Aquila. Credito: INAF.

La Notte dei Ricercatori 2026 diventa per l’INAF un’occasione per portare l’astrofisica fuori dagli istituti e rendere più diretto il rapporto tra cittadini, ricercatori e infrastrutture pubbliche della conoscenza. È questa la dimensione istituzionale che emerge dal programma con cui l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) partecipa alla Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026, in programma il 25 settembre, costruendo una presenza che attraversa numerose città italiane e coinvolge osservatori, università, musei, laboratori e spazi pubblici.

L’iniziativa europea, promossa dalla Commissione Europea e sostenuta, tra gli altri strumenti, dalle azioni Marie Skłodowska-Curie, diventa così per l’INAF una rete nazionale di contatto con il pubblico. Osservazioni ai telescopi, laboratori, planetari, realtà virtuale, incontri con ricercatrici e ricercatori ed escape room scientifiche sono gli strumenti scelti per mostrare non soltanto i risultati dell’astrofisica, ma anche i processi, le tecnologie e le domande che accompagnano il lavoro della ricerca.

La presenza dell’Istituto interessa Roma, Catania, Palermo, L’Aquila, Teramo, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Trieste, Padova, Torino e Cagliari. Il programma comprende inoltre un collegamento con il Telescopio Nazionale Galileo (TNG) a La Palma, nelle Isole Canarie, che permetterà al pubblico di seguire in diretta una parte delle operazioni serali dello strumento.

Notte dei Ricercatori 2026, la rete INAF tra programmi europei e territori

La caratteristica del programma 2026 è la compresenza di iniziative coordinate attraverso differenti reti. SHARPER, BRIGHT-NIGHT ed ERNEST affiancano collaborazioni territoriali come SOCIETY reAGIAMO a Bologna e NET Scienzainsieme a Roma, mentre altre attività vengono organizzate direttamente dalle sedi INAF o insieme a università, enti di ricerca e partner locali.

Ne emerge un modello distribuito, nel quale una stessa istituzione nazionale utilizza strumenti differenti a seconda dei territori e delle collaborazioni attivate. A L’Aquila, per esempio, l’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo partecipa a SHARPER con attività che comprendono coding, osservazioni al telescopio e un laboratorio di ottica; a Firenze l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri è coinvolto in BRIGHT-NIGHT, il progetto che riunisce università ed enti di ricerca della Toscana; a Napoli l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte prende parte a STREETS.

Roma mostra in modo particolarmente evidente questa articolazione. A Monte Porzio Catone l’Osservatorio Astronomico partecipa a NET Scienzainsieme insieme a INFN, CNR, ENEA, INGV, ISPRA e Università della Tuscia. La sede centrale dell’INAF a Monte Mario aprirà invece al pubblico il Museo Astronomico e Copernicano e la Torre Solare, mentre l’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS) proporrà attività dedicate anche a strumenti e missioni spaziali. Il NET Village alla Città dell’Altra Economia completerà la presenza romana con uno spazio di incontro diretto tra pubblico e comunità scientifica.

Questa dimensione territoriale permette di leggere la Notte dei Ricercatori anche come uno strumento di raccordo tra il sistema nazionale della ricerca e le comunità locali. Il denominatore comune non è un singolo argomento scientifico: il programma spazia dai buchi neri agli esopianeti, dalle comete alle onde radio, dall’astronomia X e gamma alle tecnologie dei telescopi. A unificare le iniziative è piuttosto la scelta di rendere accessibili luoghi, persone e strumenti della ricerca attraverso esperienze dirette.

Escape room e realtà virtuale cambiano il linguaggio della divulgazione scientifica

Uno degli elementi distintivi dell’edizione 2026 è l’impiego delle escape room scientifiche, al centro di ERNEST – European Researchers’ Night Escape Science Team, progetto europeo finanziato nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie. La logica è trasformare il pubblico da destinatario della comunicazione a partecipante: per arrivare alla soluzione occorre raccogliere indizi, formulare ipotesi, sperimentare e collaborare.

Il format viene declinato in diverse sedi. A Palermo, con BANG! Chi è stato?, sviluppata dal gruppo INDACO dell’INAF, l’astronomia gamma diventa il terreno di un’indagine che permette di avvicinarsi anche a strumenti e infrastrutture come ASTRI Mini Array e Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO). A Padova, INAF Escape Mission porta i partecipanti all’interno di una simulazione nella quale devono risolvere prove scientifiche, codici ed enigmi.

A cavallo di un fotone, proposta tra l’altro a Torino, Cagliari, Roma e Bologna, utilizza invece il viaggio della luce dal Sole alla Terra per costruire un percorso che combina contenuti scientifici, coding e robotica educativa. Accanto alle escape room trovano spazio altre forme immersive: a Palermo la realtà virtuale consente di esplorare la storia della Specola, mentre a Bologna sistemi di visualizzazione e realtà virtuale affiancano planetario, telescopi e strumentazione scientifica.

Non si tratta quindi soltanto di ampliare il numero delle attività. La scelta mostra come un ente di ricerca possa costruire il rapporto con pubblici differenti, affiancando alla conferenza e alla visita tradizionale modalità basate sull’interazione e sulla partecipazione.

Un altro passaggio significativo riguarda l’accesso, anche a distanza, alle infrastrutture scientifiche. Da Bologna sarà possibile collegarsi con il Telescopio Nazionale Galileo, mentre il 25 settembre è prevista una diretta dalla cupola e dal ponte del TNG a La Palma, dalle 19:30 alle 20:30 ora italiana. Il pubblico potrà così osservare una parte delle operazioni di uno dei principali telescopi astronomici italiani e avvicinarsi al lavoro che accompagna una notte osservativa.

È proprio questa combinazione tra presenza territoriale e accesso agli strumenti della ricerca a definire il profilo istituzionale dell’iniziativa. Per una notte, osservatori, laboratori, musei e piazze diventano punti di una stessa rete: non soltanto luoghi nei quali raccontare l’Universo, ma spazi attraverso cui mostrare come opera il sistema della ricerca astrofisica e quali competenze, tecnologie e collaborazioni rendono possibile studiarlo.

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.