JAXA e Idina sviluppano Mission Buddy, l’interfaccia IA per dialogare con sonde e satelliti

La collaborazione tra Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) e Idina Corporation segna un nuovo passo nell’applicazione dell’intelligenza artificiale generativa alle attività spaziali. Con il progetto JAXA Mission Buddy, avviato da giugno 2026 nell’ambito del programma J-SPARC, le due organizzazioni intendono sviluppare un’interfaccia cognitiva dialogica capace di consentire a sonde e satelliti di interagire in linguaggio naturale con operatori, ricercatori e pubblico.

Schema del progetto JAXA Mission Buddy che mostra l'interfaccia cognitiva basata su IA per il dialogo tra operatori, pubblico e sonde spaziali.
Schema concettuale di Mission Buddy, il progetto sviluppato da JAXA e Idina nell’ambito di J-SPARC per sperimentare un’interfaccia cognitiva basata su IA generativa che consenta a sonde e satelliti di interagire con operatori e pubblico attraverso il dialogo. Credito: EDENA/JAXA

L’iniziativa punta a verificare se un accesso conversazionale ai dati di missione possa semplificare le operazioni spaziali, facilitare il trasferimento delle conoscenze maturate nel corso delle missioni e rendere più accessibile la comunicazione scientifica.

JAXA Mission Buddy introduce una nuova interfaccia cognitiva per le missioni spaziali

Il cuore del progetto è Mission Buddy, una piattaforma sviluppata utilizzando IA generativa, sintesi vocale, sistemi conversazionali e strumenti di progettazione della personalità messi a disposizione da Idina.

L’obiettivo non consiste semplicemente nel dare una “voce” ai veicoli spaziali, ma nel realizzare un’interfaccia capace di collegare dati operativi, informazioni di missione, risultati scientifici e conoscenze storiche in una forma conversazionale.

In uno scenario operativo, un controllore potrebbe interrogare direttamente il sistema per recuperare rapidamente dati tecnici o precedenti operativi, riducendo il tempo necessario alla consultazione di documentazione e database.

Parallelamente, la stessa tecnologia potrebbe essere utilizzata nelle attività di divulgazione. Un visitatore di un museo o di un centro espositivo potrebbe chiedere a una sonda dove si trovi in quel momento o quale sia il suo obiettivo scientifico, ricevendo risposte basate sui dati reali della missione.

Dalle operazioni di volo alla divulgazione scientifica

Secondo JAXA, una delle principali criticità delle missioni spaziali di lunga durata riguarda il trasferimento della conoscenza maturata dagli operatori più esperti.

Gran parte delle competenze acquisite durante anni di attività costituisce infatti una forma di conoscenza tacita, difficilmente trasferibile attraverso documentazione tecnica o rappresentazioni grafiche. L’interfaccia conversazionale proposta da Mission Buddy mira a rendere questo patrimonio più facilmente accessibile durante le operazioni quotidiane.

Il progetto affronta anche un’altra esigenza crescente: comunicare contenuti scientifici complessi in modo accurato, comprensibile e multilingue. In quest’ottica, l’interazione diretta con una sonda o un satellite potrebbe favorire nuove modalità di coinvolgimento del pubblico senza compromettere il rigore delle informazioni.

La sperimentazione sarà condotta tra il 2026 e il 2027 attraverso la realizzazione di un prototipo e una serie di dimostrazioni presso ambienti operativi e nello Space Science Exploration Exchange Building del campus di Sagamihara. Le prove interesseranno missioni attualmente operative e future, adattando il dialogo alle caratteristiche specifiche di ciascun veicolo spaziale.

Un laboratorio per le future interfacce cognitive dello spazio

Oltre alle possibili ricadute operative, JAXA Mission Buddy rappresenta un banco di prova per comprendere come le interfacce conversazionali possano diventare strumenti di supporto alle attività spaziali.

La collaborazione consentirà di valutare applicazioni che spaziano dal supporto agli operatori alla formazione, dalla divulgazione scientifica alla comunicazione multilingue, fino al trasferimento delle competenze tecniche tra generazioni di personale.

L’amministratore delegato di Idina, Yoshihisa Ideguchi, ha evidenziato come ogni missione spaziale esprima un proprio patrimonio di conoscenze e di spirito esplorativo, sottolineando l’obiettivo di sviluppare interfacce capaci di renderlo accessibile attraverso il dialogo.

Anche Go Murakami, professore associato dell’Institute of Space and Astronautical Science della JAXA, osserva che una sonda dotata di una propria “voce” potrebbe rafforzare la collaborazione all’interno dei team di missione e, allo stesso tempo, contribuire ad avvicinare un pubblico più ampio alle attività di esplorazione spaziale.

Fonte dati: JAXA

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.