Mike Fincke lascia la NASA dopo 30 anni: dalla ISS al Commercial Crew, una carriera tra tre generazioni spaziali

Mike Fincke lascia la NASA: l'astronauta nella camera di decompressione Quest della Stazione Spaziale Internazionale durante la missione STS-134
L’astronauta Mike Fincke nella camera di decompressione Quest della Stazione Spaziale Internazionale, prima della terza attività extraveicolare della missione STS-134. Credito: NASA.

Mike Fincke lascia la NASA dopo 30 anni di servizio, chiudendo una carriera che coincide con una parte significativa dell’evoluzione recente del volo umano statunitense. Dalle prime fasi della Stazione Spaziale Internazionale allo Space Shuttle, fino al modello Commercial Crew e alla Crew Dragon, Fincke ha operato attraverso sistemi, programmi e modalità organizzative profondamente differenti. È questa continuità di esperienza, oltre ai risultati ottenuti in orbita, a dare rilievo istituzionale al suo addio all’agenzia.

Fincke ha lasciato la NASA dopo aver partecipato a quattro missioni, trascorso complessivamente 549 giorni nello spazio ed effettuato nove attività extraveicolari, per un totale di 48 ore e 37 minuti. Con 549 giorni cumulativi nello spazio, Fincke occupa il quarto posto tra gli astronauti NASA per permanenza complessiva in orbita.

La sua ultima missione è stata SpaceX Crew-11, lanciata nell’agosto 2025 e rientrata nel gennaio successivo. Fincke ne è stato pilota e, durante la permanenza sulla ISS, ha operato come ingegnere di volo della Expedition 73 e comandante della Expedition 74.

Il dato operativo, tuttavia, racconta solo una parte della sua traiettoria. In tre decenni Fincke ha lavorato anche nello sviluppo e nei test dei veicoli, nell’integrazione dei sistemi, nel supporto agli equipaggi e nella definizione delle procedure. Una combinazione di competenze che lo ha collocato nel punto di raccordo tra il ruolo tradizionale dell’astronauta NASA e la progressiva apertura del trasporto umano in orbita bassa agli operatori commerciali.

«Poche persone hanno avuto l’opportunità di plasmare tanti capitoli della storia della NASA come Mike Fincke», ha dichiarato l’amministratore Jared Isaacman, sottolineando il contributo dell’astronauta dalle missioni di lunga durata sulla ISS alla preparazione della generazione Artemis.

Mike Fincke lascia la NASA dopo una carriera dalla Soyuz alla Crew Dragon

Fincke entrò nella 16ª classe di astronauti NASA nel 1996. Il suo primo volo arrivò nel 2004 con la Soyuz TMA-4, nell’ambito della Expedition 9. Come ufficiale scientifico e ingegnere di volo contribuì alla manutenzione della stazione e realizzò quattro passeggiate spaziali.

Tornò in orbita nel 2008 con la Soyuz TMA-13, questa volta come comandante della Expedition 18. La missione si collocava in una fase importante dell’evoluzione della ISS: la preparazione dell’infrastruttura al passaggio verso equipaggi permanenti di sei persone. Fincke completò in quell’occasione altre due attività extraveicolari.

Nel 2011 partecipò invece a STS-134, l’ultima missione dello Space Shuttle Endeavour. Come specialista di missione e operatore del braccio robotico effettuò tre passeggiate spaziali e contribuì alla consegna e all’installazione dell’Alpha Magnetic Spectrometer, uno dei principali strumenti scientifici installati sulla stazione.

Il ritorno al volo con Crew-11 ha aggiunto alla sua esperienza la Crew Dragon di SpaceX. La sequenza Soyuz-Shuttle-Dragon assume un significato particolare se letta dal punto di vista istituzionale: la carriera di Fincke attraversa il periodo nel quale gli Stati Uniti sono passati da un sistema governativo come lo Shuttle alla dipendenza temporanea dalle Soyuz russe per l’accesso alla ISS, fino al ripristino della capacità di trasporto degli astronauti dal territorio statunitense attraverso il Commercial Crew.

La continuità non riguarda soltanto i veicoli utilizzati. Fincke ha partecipato alle prime attività di test e integrazione di diversi moduli della ISS prima del lancio e, successivamente, ha supportato le operazioni della stazione anche da terra, lavorando in Russia con il team di supporto ai test degli equipaggi, come capcom e come responsabile delle procedure destinate agli astronauti.

Questa esperienza gli ha consentito di seguire la stazione lungo una parte considerevole del suo ciclo operativo, dall’assemblaggio e dall’integrazione dei sistemi fino alle missioni di lunga durata e al comando in orbita.

Il ruolo nel Commercial Crew e il trasferimento delle competenze

È soprattutto nel Commercial Crew Program che la carriera di Fincke assume una rilevanza che va oltre il numero delle missioni effettuate.

Come responsabile della sezione Commercial Crew dell’Astronaut Office, Fincke ha lavorato affinché requisiti degli astronauti, sicurezza dell’equipaggio ed esperienza maturata nelle operazioni di volo umano fossero incorporati nello sviluppo dei nuovi veicoli. Si tratta di un passaggio centrale nel modello adottato dalla NASA: i sistemi sono sviluppati e operati da imprese private, mentre l’agenzia conserva responsabilità, competenze e requisiti legati alla sicurezza e alla conduzione delle missioni con equipaggio.

Fincke ha trascorso inoltre cinque anni a supporto del Crew Flight Test di Boeing, addestrandosi come membro dell’equipaggio e pilota di riserva. Il suo lavoro ha riguardato, tra gli altri ambiti, software di volo, integrazione dei sistemi, test integrati e interfacce del veicolo spaziale.

La sua esperienza mostra così una componente meno visibile, ma strutturale, della trasformazione del volo umano americano: il trasferimento delle conoscenze maturate dagli equipaggi NASA verso programmi nei quali industria e agenzia devono integrare culture ingegneristiche, procedure operative e responsabilità differenti.

«Che si trattasse di volare a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, di supportare gli equipaggi da terra o di contribuire a plasmare il veicolo spaziale su cui faranno affidamento gli equipaggi futuri, ha sempre rafforzato il nostro team», ha osservato Scott Tingle, capo dell’Astronaut Office del Johnson Space Center. Secondo Tingle, l’eredità di Fincke è «intrinseca al modo in cui voliamo oggi».

È proprio questa dimensione a rendere la sua uscita significativa per la NASA. Le competenze accumulate nei programmi di volo umano non riguardano esclusivamente la capacità individuale di pilotare un veicolo o operare in orbita: comprendono conoscenze ingegneristiche, procedure, esperienza nei test, gestione del rischio e capacità di tradurre requisiti tecnici in operazioni sostenibili per gli equipaggi.

Fincke disponeva di un profilo particolarmente trasversale. Laureato al Massachusetts Institute of Technology in aeronautica e astronautica e in scienze della Terra, dell’atmosfera e planetarie, ha conseguito un master in aeronautica e astronautica alla Stanford University e un secondo master in geologia planetaria all’University of Houston-Clear Lake. Colonnello in pensione dell’US Air Force e diplomato alla scuola per piloti collaudatori dell’Aeronautica statunitense, ha inoltre accumulato oltre 2.000 ore di volo su più di 30 tipi di aeromobili.

«Dopo esattamente 30 anni, lascio la NASA, ma resto profondamente impegnato nel lavoro di esplorazione», ha dichiarato Fincke, indicando nella preparazione della prossima generazione di ingegneri, esploratori e leader una delle attività alle quali intende continuare a contribuire.

La conclusione della sua carriera nell’agenzia arriva mentre il volo umano statunitense si trova nuovamente in una fase di transizione. La NASA deve mantenere le capacità operative legate alla ISS e al trasporto commerciale degli equipaggi mentre prepara una nuova generazione di attività di esplorazione.

In questo quadro, l’eredità istituzionale di una carriera come quella di Fincke non è riconducibile soltanto ai record personali. Sta soprattutto nella continuità delle competenze trasferite tra programmi, veicoli e generazioni di astronauti: un patrimonio organizzativo che, nel volo spaziale umano, costituisce una componente essenziale della capacità della NASA di passare da un’architettura all’altra senza disperdere l’esperienza maturata nelle missioni precedenti.

Fonte dati: NASA

Michelangelo Moles

Michelangelo Moles laureato magistrale in Corporate Communication e Media è specializzato nei temi della space economy e della blue economy, con particolare attenzione agli aspetti legati all’innovazione, alla comunicazione strategica e alla divulgazione dei nuovi modelli economici connessi al mare e allo spazio.

Nel corso degli anni ha acquisito una forte capacità di strutturare informazioni, notizie e approfondimenti sui principali comparti dell’economia dello spazio e dell’economia del mare: satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, space tech, portualità, logistica, innovazione marittima, sostenibilità, tecnologie dual use e interconnessioni tra settore aerospaziale e blue economy.